Alle pendici del Monte Massico, dove la Campania incontra la memoria storica del Lazio, il paesaggio assume la calma solenne di antiche terre vulcaniche.
Il suolo è scuro, franco-argilloso, punteggiato da sassi che riflettono il sole del Tirreno, e l’aria porta con sé l’eco di una storia millenaria: quella del Falerno, il vino celebrato dai poeti latini come nettare degli imperatori.
Oggi, a Falciano del Massico, il terroir conserva quella vocazione nobile.
Le giornate calde e i venti del mare, mitigati dall’altitudine, generano maturazioni lente e una concentrazione aromatica che il Primitivo trasforma in pienezza e sensualità. È una terra di silenzi e calore, dove la vite affonda in una memoria antica e ne restituisce l’anima in un bicchiere che ha il colore della sera.

La cantina: Vezzoso e il ritorno alle origini del Falerno
La Cantina Vezzoso, o Azienda Agricola Massicana, nasce nel 2021 come progetto di valorizzazione identitaria: restituire al Falerno del Massico il suo prestigio originario, ma con la sensibilità moderna del vignaiolo consapevole.
Situata a Falciano, la cantina lavora in modo sartoriale sulle parcelle più vocate delle colline del Massico, con particolare attenzione alla vigna Barone, cuore produttivo del vino Vetus.
Qui il tempo scorre lento. Le viti ultracinquantenarie si arrampicano su pendii che catturano il sole e respirano il mare lontano.
È un patrimonio di vecchi ceppi che la famiglia Vezzoso ha scelto di custodire e di interpretare con equilibrio: l’obiettivo è mantenere la potenza del Primitivo ma restituendogli compostezza, eleganza, e un legame sensoriale con il territorio.
E la cantina ha trovato il suo linguaggio più compiuto proprio nel Vetus, la Riserva che ne rappresenta la voce più profonda e meditativa: un vino “di casa” ma capace di confrontarsi con le migliori interpretazioni meridionali, dove tecnica e tradizione dialogano senza sopraffarsi.
Tecnica di produzione e affinamento
Il Vetus nasce esclusivamente da Primitivo in purezza, selezionato nella vigna Barone — un appezzamento di vecchie vigne con rese contenute (circa 50–55 quintali per ettaro). I terreni franco-argillosi del Massico, nutriti da residui vulcanici e da correnti marine, danno frutti densi e polposi.
La vendemmia avviene manualmente, generalmente nella seconda metà di settembre o primi di ottobre, quando il Primitivo ha raggiunto la piena maturazione fenolica. Le uve vengono trasportate in cassette alla cantina, dove subiscono una diraspatura totale e una pigiatura soffice.
La fermentazione alcolica avviene in tini di acciaio inox termocontrollati, con macerazione pellicolare prolungata — tipicamente tra i 12 e i 18 giorni — per estrarre tannini, antociani e sostanze aromatiche dalle bucce spesse del Primitivo. La temperatura di fermentazione è rigorosamente controllata, al fine di favorire l’estrazione senza volatilizzare i composti aromatici più delicati o estrarre tannini eccessivamente astringenti.
I rimontaggi sono frequenti ma delicati, orientati a garantire omogeneità della massa senza aggressione meccanica.. Il vino poi matura in barrique di rovere di Allier, scelte per la loro grana fine e per la capacità di donare tannini nobili e speziature delicate. L’affinamento in legno prosegue per circa 16 mesi, seguito da un riposo in bottiglia che arrotonda la materia e ne completa l’eleganza.
Il risultato è un vino che unisce struttura e finezza, in cui la forza del Primitivo viene disciplinata dall’ossigeno e dalla lenta maturazione. Il legno, mai invasivo, accompagna il frutto, regalando equilibrio e complessità. Con un tenore alcolico che si aggira intorno ai 15%, il Vetus è una Riserva pensata per durare, ma anche per emozionare sin da giovane.
Degustazione del Vetus
Nel calice, il Vetus Riserva si presenta con un colore rubino profondo, quasi porpora, denso e lucente. È un rosso che non cerca trasparenze né leggerezze: la sua opacità è dichiarazione di densità, di estratto, di materia. Inclinando il bicchiere, il disco è ampio, denso, con lacrime che scendono lente lungo le pareti, segno di alcol importante e glicerina abbondante.
Al naso si rivela subito generoso, con prugna matura, ciliegia nera in confettura e un tocco di amarena sotto spirito. Emergono poi spezie dolci — vaniglia, chiodo di garofano, cannella — e accenti di cacao e tabacco dolce, frutto del passaggio in barrique di Allier. Ma ciò che distingue il Vetus è la nota minerale di fondo: un soffio di cenere e grafite che rimanda al Massico, alla sua origine vulcanica, e che dà profondità e tridimensionalità al bouquet.
In bocca è ampio e avvolgente, con una trama tannica vellutata che sostiene il sorso senza mai appesantirlo. La materia è piena, il calore alcolico diffonde morbidezza, mentre una vena sapida e un accenno balsamico mantengono viva la tensione gustativa. Il finale è lungo e persistente, con ritorni di frutto scuro, cioccolato amaro e una sottile eco amarognola di liquirizia.
Il Vetus è un Primitivo di equilibrio: potente ma educato, sontuoso ma misurato. Non rincorre la modernità né la nostalgia: è un vino “adulto”, che conosce il peso del tempo e lo porta con dignità.
L’annata 2021, segnalata nella Guida UNTOLD/Decanto 2026 come una delle più rappresentative espressioni di questo vitigno in Campania, rappresenta la sintesi di questo percorso: la maturità di un progetto che ha trovato la propria voce. È un vino che può invecchiare con grazia per oltre dieci anni, evolvendo verso toni di cuoio, spezie e balsami mediterranei.

Abbinamenti gastronomici
Il Vetus chiede piatti di sostanza, dove la materia grassa e la lentezza della cottura incontrano la struttura del vino. Perfetto con un brasato di manzo al Primitivo, o con agnello al forno con erbe aromatiche e patate, dove il calore del Primitivo abbraccia la succulenza della carne.
Magnifico anche con formaggi stagionati a pasta dura (pecorino di Laticauda, caciocavallo podolico), o con un ragù napoletano tradizionale, dalla lunghissima cottura, che ne esalta la persistenza e la dolcezza speziata.
È un vino da meditazione e compagnia, che chiede il tempo del racconto: un calice che parla lentamente, come le colline che lo hanno visto nascere.
