Quando si parla di nobiltà, fra i vitigni rossi italiani, il pensiero non può non andar dritto al Nebbiolo, uva pregiata e delicata, che solo in alcune enclave ha saputo esprimersi in maniera aristocratica e sontuosa, capace di rivaleggiare con i migliori rossi d’oltralpe.
E’ senz’altro nelle langhe piemontesi, le dolci colline tra Alba e Cuneo, Patrimonio Mondiale dell’Unesco, che questo vitigno, per mano dei caparbi viticoltori langhetti, ha saputo dare origine a quei vini, Barolo e Barbaresco, oggi largamente conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.

Eppure teorie oggi sempre più accreditate sembrano collocare le origini di questo vitigno decisamente più a nord, alle pendici del Monte Rosa, seconda cima più alta d’Europa, in cui i paesaggi si fanno più bruschi e irruenti, e dove la composizione del suolo, gli andamenti climatici, l’orografia, disegnano un paesaggio meno docile

La cantina Stefano Vampari

Stefano-Vampari
Stefano Vampari

L’avventura di Stefano Vampari è relativamente recente, parte dal 2005, ma le radici produttive dell’azienda sono decisamente più datate: è il nonno di Stefano che già possedeva le vigne, per le quali nutriva un amore viscerale, evidentemente trasmesso al nipote, ma che poi non era mai riuscito a produrre un proprio vino etichettato.

Gli ettari di produzione sono circa 8, con vigneti sparsi tra Masserano, Gattinara, Ghemme e Sizzano; le cantine sono 2, a Masserano e a Valdilana con punto vendita, sala degustazione e un piccolo ristorante dove gustare i vini aziendali insieme ai piatti tipici del territorio.

Dagli iniziali 2 ettari a Masserano per la produzione di Bramaterra e Coste della Sesia Rosso si sono aggiunte le vigne a Gattinara (detto Palaferro), un ettaro e mezzo a Sizzano e quindi 4 ettari a Ghemme, da cui si ricava il vino di punta dell’azienda. Qui troviamo terreni formati dalla morena del Monte Rosa sin dal Pliocene ed antecedentemente, con scheletro frammisto ai detriti del sistema alluvionale del fiume Sesia.

Produzione ed Affinamento del Ghemme

Siamo appunto sulla riva sinistra della Sesia, decisamente a nord, dove i climi si fanno rigidi e le maturazioni tardive per portare i grappoli a piena maturazione. La vendemmia avviene dopo il 10 ottobre, i grappoli attentamente selezionati vengono raccolti in cassette da 8 kg e subiscono poi una ulteriore selezione in cantina.

I vigneti si trovano sui 350 mslm, l’esposizione è a sud in modo da catturare tutta la luce possibile, l’impianto dei vigneti è a Guyot per una densità di circa 5000 piante per ettaro.
Fermentazione e macerazione del Ghemme di Stefano Vampari avvengono spontaneamente in vasche di acciaio e durano 10-15gg con follature e rimontaggi 2 volte al giorno.
Si susseguono poi 2 anni di Tonneaux di rovere francese ed altri 6 mesi di bottiglia per potersi rilassare.

La Degustazione del Ghemme 2017 di Stefano Vampari

Una luminosissima veste aranciata ammanta il bicchiere in cui si accomoda placido questo Ghemme. Tale è la sua trasparenza da lasciare quasi intendere un atteggiamento da vino rosato, ma sappiamo bene che quando il nebbiolo viene gestito, sia in vigna che in cantina, in maniera assolutamente tradizionale, ed è così che poi tende a manifestarsi nel calice. E questo ci piace tanto!
La scarsa materia colorante fornisce così un liquido dalle movenze gentili, delicate ma con personalità, con riflessi buccia di cipolla ramata che occhieggiano dal cuore del bicchiere.

Anche il naso si muove su registri di delicatezza e finezza, non lesinando affatto eleganza e carattere. Il Ghemme di Stefano Vampari rinuncia ad ogni pretesa di esplosività per mantenersi signorile e compìto, di una coerenza e una solidità quasi eterea e rarefatta, su nuances floreali di rosa e viola. Veloci virate su timbriche ematiche e salmastre, innervate di spinte ferrose e rugginose, ulteriormente impreziosite da suggestioni di spezie dolci.
Un impianto olfattivo caleidoscopico, senza sconfinare in effetti speciali inutili e superflui: deciso, tornito, cesellato su una delicata signorilità che resta sempre più che disponibile.

Il sorso si apre su un tripudio di agrumi rossi e sanguigni, screziati di una fibra sapida di delizioso sapore e nerbo. Un Ghemme con un’acidità guizzante e luminosa che ribatte colpo su colpo i rincalzi alcolici che solo sul finale di bocca riescono a farsi largo.
Finissimo e saporito il tannino, di sostegno e volume alla beva senza mai cedere a secchezze o asperità poco potabili o verdeggianti.
Un sorso di terra rossa e cielo azzurro, effluvi marini e freschezza flumerea, con profondità gustative interminabili: una goduria per i sensi, da finire la bottiglia in 20 minuti di orologio!

Stefano Vampari ha dato a questo vino un tratto caratteriale quasi ottocentesco: fruibile e goloso già in questo momento, ma cristallizzato in una sorta di giovinezze senza tempo. Pertanto si fa una certa fatica a riconoscere un orizzonte temporale di bevibilità, che siamo sicuri sarà lontanissimo. Restiamo comunque ammaliati dall’idea di provarlo fra qualche anno su registri ancora più crepuscolari e malinconici.

Abbinamenti

Il Ghemme di Stefano Vampari va speso, con grande appagamento, sulla scelta di salumi e formaggi offerta dalla Val D’Ossola, oppure sui faseuj grass, i fagioli grassi, ovvero un piatto a base di carni di maiale poco nobili cotti lungamente con i fagioli nel caratteristico pentolone di coccio, la tofeja.

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