L’ex Chiesa di San Lorenzo ad Albenga ha ospitato un viaggio tra i sapori e le storie del territorio con il decimo compleanno de Le Prime di Vite in Riviera. Non è stata solo una sfilata di oltre 100 etichette, ma il racconto di come 23 aziende coraggiose siano riuscite a imbottigliare un’annata, quella del 2025, che ha sfidato ogni logica meteorologica.
Chi ha passeggiato tra i banchi d’assaggio ha potuto toccare con mano cosa significhi produrre vino in una regione che conta appena 1515 ettari vitati totali: una produzione preziosa e limitata, dove ogni bottiglia è il risultato di una vera sfida ambientale.
L’annata della resilienza: vincere la sfida del clima
Il “regista” di questa stagione è stato un clima fuori dagli schemi: con un’anomalia termica di +0,7 °C e notti passate sopra i 20 °C, i vigneti hanno dovuto correre per portare le uve a maturazione. Questo sprint forzato ha ridotto la quantità del 20% rispetto all’anno precedente – con la DOC Riviera Ligure di Ponente scesa a circa 14.020 ettolitri – ma ha concentrato profumi e carattere in modo sorprendente. È stata l’annata della resilienza, dove il lavoro meticoloso tra i filari ha salvato la freschezza tipica di Vermentino e Pigato, nonostante le temperature tropicali.
La complessità del sorso è nata da una mappa geologica variegata che si divide tra le province di Savona e Imperia. Se nel savonese dominano i conglomerati e le quarziti, nell’imperiese il suolo si fa più arenaceo, regalando sfumature diverse agli stessi vitigni.
In questo mosaico di biodiversità, una menzione speciale è andata al Rossese di Campochiesa: una perla rara prodotta ormai da pochissime cantine, ma che durante l’evento ha confermato un buon potenziale di mercato.
Un capitolo a parte lo ha meritato l’Ormeasco di Pornassio, simbolo di una viticoltura “eroica” regolamentata fin dal Medioevo. Fu infatti un antico editto dei Conti Clavesana a imporre la coltivazione di questo vitigno, che ancora oggi cresce aggrappato a pendii ripidissimi tra i 400 e gli 800 metri. Qui, l’azione costante dei venti Maestrale e Scirocco e le forti escursioni termiche scolpiscono un vino asciutto e fiero, capace di raccontare secoli di storia agricola.
Oltre la pronta beva: la sorprendente evoluzione nel tempo dei vini del Ponente Ligure
Mentre l’ex Chiesa di San Lorenzo ospitava i banchi d’assaggio, l’approfondimento tecnico si è spostato nelle sale di Palazzo Vecchio, sotto la guida di Jacopo Fanciulli. Il brand ambassador di Vite in Riviera ha condotto una masterclass esclusiva che ha scardinato i vecchi pregiudizi sui vini del Ponente: attraverso una verticale di diverse annate, è stata dimostrata la sorprendente capacità di invecchiamento di Pigato e Vermentino.
Non più considerati solo vini “dell’estate” o di pronta beva, questi bianchi si sono rivelati etichette capaci di evolvere nel tempo, guadagnando in complessità aromatica e accentuando quelle sfumature saline che solo il territorio ligure sa regalare.
Anche i grandi rossi, dal Rossese alla Granaccia fino all’Ormeasco, sono stati i protagonisti di una vera “sfida al tempo” che ha rivelato come l’identità ligure, fatta di radici profonde e suoli rocciosi, trovi proprio nella maturità la sua espressione più elegante e raffinata.
Vite in Riviera verso il palcoscenico di Vinitaly
Il successo di questa maratona del gusto è stato merito di un gruppo affiatato di produttori delle due province che hanno capito come l’unione faccia la forza: aMaccia, Anfossi, BioVio, Bruna, Cantine Calleri, Cascina Feipu dei Massaretti, Cascina Nirasca, Dell’Erba, Distilleria Salsano, Enrico Dario, Fontanacota, Foresti Marco, Il Baggio Pellegrino, Innocenzo Turco, La Rocca di Perti, La Vecchia Cantina, Ramoino, RoccaVinealis, Sommariva, Tenuta Maffone, Torre Pernice, Viticoltori Ingauni e Viarzo.
Con l’energia dell’evento di Albenga ancora viva, la rete è ora pronta a spostarsi sotto i riflettori internazionali del Vinitaly di Verona, dove la Liguria sarà protagonista al Padiglione 10, Stand A3.
