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Prosecco e sostenibilità: le 7 nuove varietà di Glera resistente

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Il sistema Prosecco, locomotiva del vino italiano, traccia la rotta per i prossimi anni puntando su sostenibilità e adattamento climatico. Presso il VCR Research Center di Rauscedo (Pordenone), l’evento La Glera del futuro ha svelato sette nuove varietà discendenti dalla Glera, progettate per resistere alle principali malattie fungine (peronospora e oidio) e ridurre l’impatto ambientale della viticoltura.

I protagonisti e la ricerca

L’evento, firmato da Vcr-Vivai Cooperativi Rauscedo, ha riunito oltre 200 esperti, ricercatori e i vertici dei principali Consorzi di tutela: Prosecco Doc, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Vini Asolo Montello Docg e Colli Euganei Docg. Il portafoglio varietale presentato si divide in due filoni di ricerca:

  • 4 varietà VCR: nate dal programma di miglioramento genetico autonomo di Vivai Cooperativi Rauscedo. Sono in fase avanzata di iscrizione al Registro Nazionale e saranno disponibili tra febbraio 2026 e fine 2027.
  • 3 varietà CREA: derivanti dall’attività del Crea Viticoltura Enologia di Conegliano, con disponibilità prevista a partire da fine 2027.

Specifiche tecniche e profili enologici

Le nuove varietà appartengono alla famiglia dei Piwi e garantiscono una resistenza poligenica elevata, permettendo di abbattere l’uso di agrofarmaci. Ecco le caratteristiche distintive emerse durante le presentazioni:

  • Glera-R-VCR-2: focus su accumulo zuccherino, acidità e complessità aromatica.
  • Glera-R-VCR-4: eccelle per acidità, freschezza e sapidità.
  • Glera-R-VCR-5: studiata per la massima tipicità varietale.
  • VCR-15-1-1-99: punta su acidità e intensità aromatica.
  • VE 7_3_8 (Glaurum), VE 09_11_02 e VE 13_04_05: orientate a produttività, freschezza e flessibilità enologica.

Il nodo normativo: verso la revisione del Testo Unico

Nonostante l’innovazione sia pronta, esiste un ostacolo legislativo. L’Italia è l’unico Paese europeo a non consentire l’uso di varietà resistenti nelle Doc, a causa del vincolo dell’art. 33 comma 6 del Testo Unico della vite e del vino. Il direttore di VCR, Yuri Zambon, e i rappresentanti istituzionali presenti — tra cui i presidenti Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia) e Alberto Stefani (Veneto) — hanno auspicato un rapido aggiornamento normativo, già all’esame di Parlamento e Governo, per allineare le regole all’evoluzione della ricerca e alle richieste di mercato (sostenibilità e “leggerezza” del prodotto).

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