Faccio roteare il calice nella mano destra. Questa volta ho deciso di regalarmi un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore: il “Bacareto”, annata 2020, della cantina Pontemagno.

Un vino che ho già assaggiato alla cieca in occasione di Verdicchio Untold e, che avendo ottenuto tre cavatappi, decido di riassaggiare con una accresciuta consapevolezza delle sue qualità.

Pontemagno – La storia dell’azienda della famiglia Piersanti

L’azienda Pontemagno fu fondata nel 1955 da Giovanni Piersanti, anni prima che il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore venisse promosso a DOC. Ma è soltanto con l’arrivo degli anni 80 che l’azienda riconvertì la propria produzione con l’obiettivo di produrre vini di qualità.

La linea top gamma dei vini prodotti dalla famiglia Piersanti conosce una sola parola e non ha paura di intonarla a voce alta: Verdicchio.

Pontemagno fa del verdicchio il suo marchio di fabbrica proponendo, coerentemente alla sua filosofia, vini di qualità ad un prezzo accessibile a tutti e nutrendo la convinzione fondamentale che il vino si faccia in vigna.

Quota 311, le Terre di Sampaolo e il Bacareto sono alcuni dei suoi brand più noti al pubblico.

Bacareto – Filosofia Produttiva

Il Bacareto è un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore da 14,0% vol. prodotto in 50.000 bottiglie da uve 90% verdicchio, nel rispetto del disciplinare produttivo della DOC, nei comuni collinari a ridosso di Jesi (San Paolo di Jesi, Staffolo, Apiro).

Il mosto viene ottenuto vendemmiando tardivamente i grappoli migliori selezionati a mano; la pressatura soffice e la lenta fermentazione a bassa temperatura, seguita dalla permanenza sulle fecce fanno il resto.

Il Bacareto affina poi per 6 mesi in vasche d’acciaio sotto l’attenta supervisione dell’enologo di famiglia Ottavio Piersanti, acquisendo carattere e struttura.

Fatte le doverose premesse, che mi aiutano a contestualizzare il Verdicchio che sono in procinto di bere…sono finalmente pronto!

Bacareto – Degustazione

Osservo il mondo al di là del vetro, apprezzando la limpidezza del vino e il colore giallo paglierino che si arricchisce di riflessi dorati sotto i raggi del sole del primo pomeriggio. L’effetto della vendemmia tardiva si mostra già dall’esame visivo! Lentamente, avvicino il viso al calice.

A un primo colpo di naso mi immergo in un giardino di agrumi: riconosco il pompelmo, un accenno di ananas, ma anche il profumo che risale da una mela verde un po’ acerba a cui potrei avere appena dato un morso. Il delicato bouquet floreale fa da sottofondo discreto, non cerca mai di imporsi o di sovrastare.

Man mano che il vino acquista calore emergono nuovi aromi, che si nascondevano a temperature più basse: riconosco la pera, ma anche una nota minerale di gesso e pietra focaia.

Incuriosito, porto il calice alle labbra. Sento subito la freschezza tipica del vino bianco, eppure sono sorpreso, perché un attimo dopo il palato è avvolto dalla calda sensazione di morbidezza che ci si aspetta da un buon rosso invecchiato.

Ho appena il tempo di notarlo, che il gusto è già tornato con coerenza alla durezza della pietra focaia, incontrata solo qualche minuto prima all’esame olfattivo.

Assaporo con la lingua la sapidità, la gusto, quasi mi sembra di toccarla e subito mi fa desiderare un altro sorso.

Eppure attendo, mi concentro sul retrogusto che, infaticabile, continua a tornare subito dopo l’assaggio. Ed è qui che percepisco il sentore di silice che si lascia dietro un’eco amarognola, quasi luppolata

Ho voglia di apprezzare meglio gli equilibri del “Bacareto” e di giocare ancora un po’ al rincorrersi di durezze e morbidezze durante l’assaggio.

Ma sì, mi concederò un altro sorso. 

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