Una visita in cantina in Irpinia può essere ben più di una degustazione: Tra i vigneti di Castelfranci, la cantina Antonio Molettieri accoglie gli ospiti con un’esperienza familiare e informale, costruita intorno al vino e alla vigna.
In estate si pranza su lunghe tavolate apparecchiate con tovaglie a quadrettoni, si ascolta musica dal vivo al tramonto e ci si concede una pausa sulle amache tra i filari. In primavera e autunno, invece, la cantina assume un carattere più raccolto e diventa una destinazione particolarmente suggestiva anche per chi viaggia in camper e desidera sostare circondato dalle vigne.
Dietro questa ospitalità c’è una piccola azienda a conduzione familiare, nata ufficialmente nel 2020 ma legata a una storia agricola molto più lunga. A guidarla sono i fratelli Gerardo e Sibaldo Molettieri, affiancati dai loro figli, nel segno di Antonio: il padre 81enne al quale è dedicato il nome della cantina.

La nostra visita: vigne rigogliose sotto un cielo d’autunno
Abbiamo visitato la cantina a metà Ottobre, in una giornata uggiosa che ha mostrato il carattere autentico dell’Irpinia, proponendo panorami cupi e allo stesso tempo sublimi. Anche se le attività in vigna ci sono state in buona parte precluse per il maltempo, questo non deve assolutamente scoraggiare un potenziale avventore: La qualità dell’accoglienza, gli incredibili sapori irpini e la possibilità di osservare da vicino una giovane realtà familiare mentre costruisce il proprio futuro sono solo alcune delle ottime motivazioni per visitare l’azienda Molettieri.
Nonostante l’autunno già iniziato, la vigna ci si è rivelata ancora sorprendentemente rigogliosa, con magnifici grappoli di Aglianico che sbucavano da ogni nicchia lasciata libera dalla vegetazione.

Antonio Molettieri: una cantina familiare nata nel 2020
La cantina Antonio Molettieri è stata fondata nel 2020, in un momento storico tutt’altro che semplice. Le prime bottiglie sono infatti arrivate durante il periodo della pandemia, quando avviare un nuovo progetto significava confrontarsi con un mercato incerto e severe difficoltà pratiche.
Oggi i due fratelli seguono direttamente ogni aspetto della produzione, dalla gestione dei vigneti all’accoglienza, mantenendo una dimensione volutamente artigianale: circa cinque ettari vitati a 600 metri sul livello del mare per una produzione complessiva vicina alle 8.000 bottiglie e quattro referenze ottenute da Coda di Volpe, Merlot e Aglianico.
Gli spazi produttivi sono raccolti, come si addice a una azienda familiare di piccole dimensioni e per chiunque visiti la cantina oggi, la sensazione è quella di trovarsi davanti a una realtà in uno stato di profonda evoluzione in cui idee e servizi prendono forma quotidianamente.
I nomi dei vini sono un tributo alla storia, ai luoghi e ai ricordi della famiglia Molettieri.
Cinque ettari di vigneti: selezione in vigna e conversione biologica
La storia dei vigneti precede di molti decenni quella della cantina. Alcune piante risalgono al 1920 e hanno permesso di recuperare materiale vegetale dal quale ottenere nuovi innesti e barbatelle. Altri impianti sono stati realizzati nel 2005 e nel 2014, costruendo nel tempo il patrimonio viticolo sul quale si basa la produzione attuale.
L’azienda è inoltre da 3 anni in conversione biologica, con l’obiettivo di ottenere la certificazione al termine del percorso previsto.
Una bottaia costruita anche con le pietre della casa dei nonni
La continuità della storia familiare è visibile anche negli spazi. Le pietre utilizzate per la bottaia provengono dalla vecchia casa dei nonni, dove un tempo era presente una piccola cantina domestica. Recuperarle ha permesso di conservare una parte della memoria familiare e, nello stesso tempo, di applicare un principio concreto di riuso e upcycling.



Le pietre che sostengono le mura della cantina nata nel 2020, fanno sì che questa si erga sulle spalle degli antenati della famiglia Molettieri e restituiscono alla bottaia un’identità austera e archetipica. Durante la visita, questo dettaglio diventa uno dei modi più immediati per comprendere il rapporto tra la famiglia Molettieri e la propria terra.
Lo spazio si sta progressivamente trasformando anche in una sala degustazione: proprio qui, durante la nostra visita, abbiamo svolto avuto modo di degustare, circondati dalle botti, il meglio dei formaggi e salumi irpini.
Botti, pietra e atmosfera raccolta rendono questo ambiente uno dei punti più affascinanti dell’esperienza.

I vini della cantina Antonio Molettieri
La produzione è contenuta e comprende quattro referenze. Ciascun vino racconta un frammento diverso dell’azienda.
Sama, la Coda di Volpe nata da una pianta del 1920
Sama è il Coda di Volpe della cantina e porta un nome formato dalle 4 iniziali dell’ultima generazione di Molettieri. La prima bottiglia è stata prodotta nel 2023, partendo dal recupero di una pianta storica del 1920. Da quel materiale sono stati ottenuti gli innesti e le barbatelle che hanno permesso di dare continuità al vigneto, che oggi genera circa 1000 bottiglie.
Sama fa una macerazione di 24 ore sulle bucce e affina esclusivamente in acciaio per sette mesi. Abbiamo assaggiato l’annata 2025, che ha rivelato profumi di mela rossa, un sorso morbido e una consistenza che, per ampiezza, ci ha ricordato quella di uno Chardonnay.
Durante la visita abbiamo potuto seguire la Coda di Volpe ancora prima che diventasse vino, assaggiandone il mosto direttamente dai fermentatori in acciaio inox.
Atipico, il Merlot fuori dagli schemi
Atipico è il nome scelto per il Merlot aziendale, a rimarcare la non-tipicità di questo vitigno in Irpinia, prodotto in circa 1.000 bottiglie. L’annata 2021 ha affinato per 15 mesi in acciaio e per altri cinque mesi in bottiglia, mantenendo il frutto rosso al centro del profilo aromatico.
È un Merlot che sembra essere l’alter-ego rosso della Coda di Volpe: Al naso si presenta con profumi ricchi, con richiami fruttati, speziati e una sfumatura vegetale riconducibile al peperone verde. Al gusto è decisamente ricco, più fresco che morbido con un titolo alcolometrico finale di 14% vol.
Badus, l’Aglianico legato alla contrada Baiano
Il nome Badus richiama l’antico toponimo della contrada Baiano e rafforza il legame geografico della cantina. L’annata 2020 fermenta in acciaio per circa 20-25 giorni e prosegue il proprio affinamento tra acciaio e bottiglia. La produzione si attesta intorno alle 2.500 bottiglie.
Nel calice emergono note di pepe nero e una tannicità ben presente, elementi che riportano al carattere dell’Aglianico. È una lettura diretta del vitigno e rappresenta il passaggio naturale verso il Taurasi, la referenza più ambiziosa della gamma.
D’Oreste, il Taurasi dedicato alla memoria di un luogo
D’Oreste è il Taurasi della cantina. Il nome ricorda un vecchio proprietario terriero dal quale la famiglia acquistò l’attuale appezzamento dell’Aglianico nel 2000, trasformando ancora una volta una storia locale in parte dell’identità del vino.
Le uve provengono da vigne piantate nel 2005 e la prima annata prodotta è stata la 2020, realizzata in circa 800 bottiglie. La fermentazione avviene in piccoli recipienti di legno aperti superiormente; seguono un passaggio in legno di circa 12-15 mesi, un periodo in acciaio e l’affinamento in bottiglia. Il profilo richiama la ciliegia matura e la profondità dell’Aglianico, con una struttura pensata per evolvere.
Gerardo e Sibaldo ci hanno fatto confrontare in una degustazione verticale due annate di Taurasi, la 2020 e la 2021. La degustazione comparativa ha mostrato due momenti diversi dello stesso vino: la 2020 più composta e avviata nel proprio percorso evolutivo, la 2021 ancora giovane e in fase di assestamento. Poterle confrontare direttamente ha reso più leggibili l’effetto del tempo, il rapporto con il legno e la direzione stilistica che la cantina sta costruendo.
L’annata 2021, prodotta in circa 1.000 bottiglie, prosegue il percorso di messa a punto dello stile aziendale e arriverà sul mercato nel periodo natalizio. Il Taurasi 2020 ha inoltre ottenuto Due Cavatappi nella Guida Untold: un riconoscimento che segnala la qualità del lavoro svolto, senza esaurire il racconto di una cantina il cui valore principale risiede nell’insieme tra vino, famiglia e accoglienza.
Visitare la cantina Antonio Molettieri – tra picnic in vigna, tavolate, amache e musica al tramonto
Per la natura domestica e l’ospitalità della famiglia Molettieri, sarebbe assolutamente possibile transitare per Contrada Baiano, bussare alla porta ed essere immediatamente catapultati nella realtà dell’azienda vinicola, ma suggeriamo in ogni caso di concordare preventivamente la visita.
D’estate la cantina mostra il suo volto più immediato e festoso: Tavolate imbandite con tovaglie a quadrettoni si distendono tra i vigneti dove brace, caciocavalli impiccati e maccaronara si accompagnano a un calice di Taurasi. Le amache e la musica al tramonto sono un inno alla vita lenta e il rifugio di una antica bellezza che la frenesia di città sembra aver dimenticato.

In questo periodo la visita può coniugarsi a un picnic in vigna, un pranzo all’aperto o una serata danzante.
Uno degli appuntamenti più attesi è il concerto al tramonto in vigna, organizzato nel mese di luglio, una proposta particolarmente adatta a coppie, gruppi di amici e viaggiatori alla ricerca di un’esperienza enoturistica lontana dai percorsi più standardizzati.
L’autunno offre, invece, un’esperienza più legata al lavoro, con una vigna ancora verde e con le ultime uve ancora in attesa di essere mietute. È il momento perfetto per essere testimoni della magia che si compie in cantina.
In inverno il paesaggio cambia ancora. A oltre 600 metri sul livello del mare, dicembre può portare la neve e rendere Castelfranci una meta completamente diversa. La bottaia, l’aperitivo al coperto e l’assaggio di Aglianico e Taurasi acquistano allora un carattere più intimo. La festa in cantina prevista per il 12 dicembre può essere l’occasione per scoprire questo volto meno conosciuto dell’enoturismo irpino.

Chi desidera dedicare a Castelfranci un’intera giornata può proseguire l’esperienza a tavola. Dopo la passeggiata in vigna, la visita degli ambienti di vinificazione e un aperitivo in bottaia, il ristorante il Vecchio Mulino, rappresenta una naturale tappa successiva. Il ristorante si trova a soli 5 minuti di auto dall’azienda e consente di approfondire attraverso la cucina quel legame con il territorio già incontrato nei vini.
Antonio Molettieri è diventata una meta apprezzata anche dagli amanti del turismo in camper. La possibilità di sostare tra i vigneti consente di inserire Castelfranci in un itinerario dedicato alle cantine dell’Irpinia, fermandosi per la notte in un ambiente rurale. La struttura è conosciuta anche attraverso le applicazioni utilizzate dai camperisti per individuare aree di sosta e ospitalità in azienda, richiamando viaggiatori da tutta Europa.
Per chi viaggia in camper, Antonio Molettieri può diventare non soltanto una tappa di degustazione, ma il punto intorno al quale costruire una piccola sosta in Irpinia. Arrivare nel pomeriggio, visitare la vigna e la cantina, fermarsi per l’aperitivo e trascorrere la notte tra i filari permette di vivere il luogo con tempi difficili da ritrovare in una visita di poche ore.
Una cantina da scoprire mentre cresce
Antonio Molettieri non è una cantina costruita intorno a un’esperienza enoturistica già confezionata in ogni dettaglio. È una realtà giovane, familiare e determinata, nella quale l’accoglienza sta crescendo insieme alla sala degustazione, agli eventi e alla produzione. Proprio per questo la visita conserva una componente umana squisita e difficile da progettare a tavolino.
Che si scelga il picnic estivo, una giornata di vendemmia, un aperitivo invernale o una notte in camper tra le vigne, il motivo per arrivare fin qui resta lo stesso: conoscere Castelfranci attraverso le persone che lo coltivano. Anche sotto il cielo grigio di ottobre, tra gli ultimi grappoli di Aglianico e le pietre recuperate dalla casa dei nonni, la visita alla cantina Antonio Molettieri vale il viaggio.
