facebook-pixel

Zorzettig porta Myò a Roma: un pranzo tra Friuli e Trastevere

Condividi

C’è un momento, a metà del secondo piatto, in cui lo Schioppettino Myò Zorzettig 2020 ti fa capire qualcosa di preciso sul progetto dell’azienda. Il polpo glassato al mosto è ancora sul piatto. Il rosso friulano è nel calice. E invece di imporsi, il vino sparisce nel cibo per ricomparire subito dopo, con quella sua acidità scattante e il tannino leggero che non lascia tracce pesanti. Non si mette in mostra. Fa soltanto il suo lavoro.

Zorzettig e il press lunch Myò a Roma

31 marzo 2026. Il ristorante Da Etta, a piazza della Piscinula nel cuore di Trastevere, è il palcoscenico ideale per un pranzo stampa con Annalisa Zorzettig che ci presenta il rinnovamento della linea Myò.

Quattro portate, sei vini, una cantina che sceglie di raccontarsi attraverso la tavola.

Annalisa Zorzettig apre il pranzo con due parole che il mondo del vino solitamente evita: imperfezione e tenacia.

La prima nel senso di ricerca continua, tensione al miglioramento. “In questo contesto, l’imperfezione è la nostra dote. È la cosa che ci tiene svegli, curiosi, vivi. Non è che cerchiamo la perfezione, è che sappiamo che c’è sempre qualcosa da capire meglio, da ascoltare con più attenzione.”

Annalisa Zorzettig con un calice di vino rosso in mano

La seconda come postura produttiva e familiare: “Significa non smettere mai di esserci, anche quando le condizioni sono difficili, continuare a lavorare la terra con rispetto e costruire valore nel tempo, senza scorciatoie. È una responsabilità verso quello che abbiamo ricevuto e verso quello che vogliamo lasciare.

Due parole, un solo progetto!

A guidare il percorso calice dopo calice è, invece, Alan Gaddi, Export Manager dell’azienda, che accompagna ciascun vino con il profilo del vigneto, del suolo, dell’annata. E così il pranzo finisce per raccontare anche lui: una cantina che sa esattamente cosa vuole dai suoi vini e dove li vuole portare.

Cenni storici: radici nei Colli Orientali del Friuli

Zorzettig ha le radici nei Colli Orientali del Friuli Venezia Giulia, zona di confine tra Italia e Slovenia dove la viticoltura ha una storia lunga. La famiglia ha lavorato per decenni come viticoltori prima di costruire una propria identità di marchio. Il percorso ha portato l’azienda da una produzione prevalentemente viticola a una cantina completa, con vigneti selezionati, vinificazioni precise e un’attenzione crescente alla sostenibilità in vigna.

Il nome della linea Myò ha una radice storica documentata. Durante la ricerca di un’identità per la selezione, infatti, è emersa la Poetica Friulana, testo anonimo scritto a Cividale nell’aprile del 1380. In quell’anno di raccolto abbondante, un contadino celebra la stagione con versi in rima baciata: molti iniziano con “oh Myò”, parola friulana che indica “mio”. La mia uva, i miei peri, la mia frutta. Un senso di appartenenza che diventa anche invito alla condivisione: è mio, ma è anche tuo.

I dati aziendali: 120 ettari tra Spessa, Ipplis, Novacuzzo e Casali Pasch

L’azienda ha sede a Spessa di Cividale, in provincia di Udine. I vigneti si estendono per circa 120 ettari distribuiti tra le frazioni di Spessa, Ipplis, Novacuzzo e Casali Pasch. Il suolo dominante è la ponca, roccia marnosa di origine marina ricca di minerali, che caratterizza il profilo gustativo dei vini: sapidità, tensione, longevità. Le Alpi Giulie schermano i vigneti dai freddi nordici, mentre l’Adriatico porta umidità e brezze che modulano le escursioni termiche.

La cantina Zorzettig immersa nel Vigneti e colline in Friuli con luce dorata al tramonto.

I vitigni autoctoni coltivati includono Friulano, Malvasia Istriana, Ribolla Gialla, Picolit, Pignolo e Schioppettino. Accanto a loro, il Pinot Bianco e il Sauvignon completano la gamma. Quest’anno, inoltre, l’azienda inaugurerà la nuova cantina di Spessa, progettata per integrare produzione e accoglienza.

Rebranding e filosofia produttiva: imperfezione come scelta

Il rinnovamento visivo delle linee Tenaci e Myò è affidato ad Antonio Doro dello Studio Idee Materia. L’obiettivo è correggere un problema di gerarchia comunicativa: nella vecchia etichetta il nome Zorzettig faticava a emergere.

La nuova etichetta è bianca, materica, quasi rugosa al tatto. Il segno originale di Myò viene ripreso e reinterpretato: timbrato, leggermente irregolare, come ricreato a mano. Un’imperfezione voluta, segno di identità e verità espressiva. Il nome Zorzettig, invece, prima confinato nella retroetichetta, ora compare con chiarezza sul fronte ed in posizione centrale.

La nuova etichetta della linea Miò materica, quasi rugosa al tatto. Myò viene reinterpretato: timbrato, leggermente irregolare, come ricreato a mano segno di identità e verità espressiva. Il nome Zorzettig compare con chiarezza in posizione centrale

“Imperfetto” è la parola che Annalisa usa senza imbarazzo. In un mercato che premia chi si presenta come definitivo, Zorzettig sceglie di restare in movimento. L’approccio agronomico è misurato: interventi minimi in vigna, rispetto della ponca, attenzione ai vigneti storici (molti con età media superiore ai 50 anni e con alcuni che sfiorano i 90). Infatti, i vigneti della selezione Myò hanno almeno 50 anni di età e, nel caso del Fiori di Leonie, il Friulano proviene da vigne che si avvicinano ai 90 anni.

La degustazione Myò Zorzettig: sei calici, quattro portate

L’apertura è affidata al Friulano Tenaci 2025. Dorato chiaro, naso nitido con note di mandorla fresca e accenni erbacei. In bocca è salino, con acidità vivace e struttura solida. Abbinato a un’insalatina tiepida di mazzancolle con salsa allo yogurt al profumo di agrumi, mostra la sua forza di carattere: ottimo vino, ma in questo contesto leggermente sovrastante rispetto alla delicatezza del piatto. La linea Tenaci è pensata per essere diretta e immediata. Lo è, senza mediazioni.

Tris di piatti di mare preparati dal ristorante da Etta di Trastevere a Roma durante il Press Lunch organizzato dalla Cantina Zorzettig

Il primo, paccheri con scampi, maggiorana e fiore di zucca croccante, ospita due vini della linea Myò. Il Fiori di Leonie Myò Zorzettig 2022 (blend di Friulano, Pinot Bianco e una piccola percentuale di Sauvignon, affinato tra legno e acciaio) si presenta con un naso intenso di frutta a polpa gialla, fiori maturi e una lieve speziatura. Al sorso è complesso e denso. Nobile, ma forse troppo impegnativo rispetto alla leggerezza della pasta. Funziona meglio il Pinot Bianco Myò 2024, fresco, sapido, con fiori bianchi al naso e un’acidità precisa che taglia il grasso degli scampi senza appesantire. Le uve provengono dai vigneti di Spessa, con viti che raggiungono quasi i 70 anni di età.

Il secondo, tentacoli di polpo glassati al mosto con patata al cartoccio, vede in abbinamento la Malvasia Myò Zorzettig 2024 e lo Schioppettino Myò Zorzettig 2020. La Malvasia Istriana è un vitigno di forte identità autoctona: nel calice esprime note saline e minerali, fiori e un accenno di albicocca, con una tensione gustativa che le viene dal legame con il mare. Inizia bene, ma sul lungo mostra una dolcezza di profilo che non sempre trova il giusto aggancio con la glassatura al mosto. Lo Schioppettino fa esattamente il contrario: rosso croccante, succoso, tannino sottile, acidità scattante. Veste il polpo senza imporsi. Un vino discreto, preciso, centrato sul cibo e che, quindi, funziona.

Il finale del pranzo è affidato alla Visciol’etta di Da Etta: disco di frolla alle mandorle e limone, a sostegno di un Bauletto di Cioccolato Bianco farcito con mousse di ricotta di bufala e vaniglia con un cuore di composta di visciole, serviti con spuma di visciole e Visciola intera. In abbinamento il Picolit Myò Zorzettig 2020. Morbido, setoso, con aromi di miele, agrumi canditi e fiori secchi.

 Visciol'etta il dolce del ristorante da Etta a Trastevere (RM): disco di frolla alle mandorle e limone, a sostegno di un Bauletto di Cioccolato Bianco farcito con mousse di ricotta di bufala, vaniglia e composta di visciole, serviti con spuma di visciole Visciola intera

Il Picolit è un vitigno coltivato nei Colli Orientali da oltre 700 anni: la sua dolcezza non è mai banale, è concentrata e strutturata. Personalmente, è l’abbinamento più centrato del pranzo: le visciole nel dessert e la frutta secca del Picolit si trovano senza forzature, in un equilibrio che non chiede spiegazioni.

Abbinamenti consigliati

Il Friulano Tenaci 2025, con la sua struttura salina e l’acidità vivace, regge meglio su piatti dal sapore più deciso: crudi di pesce grasso, tartare di crostacei, frittura di paranza. L’antipasto di mazzancolle è troppo delicato per lui. Su una frittura mista o un baccalà mantecato avrebbe trovato un contesto più giusto.

Il Fiori di Leonie Myò 2022 è un vino da piatto strutturato: risotto ai frutti di mare, linguine all’astice, preparazioni con burro ed erbe. La sua complessità richiede un piatto che regga il peso senza scomparire. Il Pinot Bianco Myò 2024 è invece il più versatile dei sei: crudi, crostacei al naturale, primi di mare leggeri, anche una zuppa di pesce pulita. Un vino che entra senza imporre nulla.

Vini Myò Zorzettig in degustazione a Roma, presso il ristorante "da Etta"

La Malvasia Istriana Myò 2024 si esprime meglio su componenti sapide e iodate marcate: ostriche, crudités di mare, carpaccio di tonno con capperi. Mentre lo Schioppettino Myò 2020 è il rosso da tenere in carta per il pesce: polpo in tutte le preparazioni, totani ripieni, tonno alla griglia. Regge anche formaggi freschi semi-stagionati. Infine, il Picolit Myò 2020 che personalmente vedo bene con formaggi erborinati, pasticceria secca alle mandorle, dessert a base di frutta rossa o visciole.

Conclusioni: i vini della linea Myò Zorzettig sanno stare a tavola

Il pranzo stampa di Zorzettig a Roma conferma qualcosa che i vini della linea Myò suggeriscono già dal nome. Non sono vini che si mettono in mostra. Sono vini che lavorano con il cibo, che si adattano al contesto senza perdere la propria identità friulana. Alcuni abbinamenti hanno mostrato lievi squilibri (il Friulano Tenaci sull’antipasto, il Fiori di Leonie sul primo) ma proprio in quei momenti si capisce la logica del catalogo: Zorzettig propone una gamma ampia, da cui scegliere con consapevolezza il vino più adatto.

Vista della Cantina Zorzettig

Annalisa Zorzettig porta avanti un progetto radicato nella ponca dei Colli Orientali, con vigneti storici, un’identità visiva rinnovata e una vocazione precisa: essere della tavola, non solo della degustazione.

In sintesi, il Friuli che Myò racconta è nitido, salino, diretto. Vale la pena ascoltarlo.

Roberto Garofalo
Roberto Garofalo
Siciliano d'origine e romano d'adozione. Il vino me lo sono cercato, scelto, studiato. Bicchiere dopo bicchiere. Dopo la laurea in Economia e Management, la magistrale in Produzione e Distribuzione dell'Audiovisivo e il diploma di Sommelier presso la Fondazione Italiana Sommelier, poi una serie di approfondimenti durante i quali mi sono innamorato del Barolo. E da lì non ho più smesso. Scrivo di vino e di cibo con un occhio alla vigna e l'altro alla tavola. Credo nella degustazione alla cieca come unico metro di giudizio onesto, e nella comparabilità territoriale come bussola per capire davvero un vino.

Untold

"Untold - Quello che non è ancora stato detto del vino" è la prima edizione della guida ai vini d'Italia di Decanto distribuita in volume cartaceo e App nel 2024.

Denominazioni

Annate

Terroir

Regioni

Vitigni

Articoli Simili

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Unisciti alla nostra community di appassionati

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato sulle ultime uscite, sugli eventi, sulle recensioni e su tutto ciò che riguarda il buon vino. Anche noi odiamo lo spam perciò non ti invieremo mai più di 5 email l'anno!

Potrebbero piacerti

Decanto - Wine Pairing

L'unica App che abbina cibo e vino in modo semplice, ma professionale.

Provala ora gratuitamente su App Store