Si sono da poco chiuse le porte della VI edizione della Barcelona Wine Week, svoltasi dal 2 al 4 febbraio all’interno dei padiglioni della Fira de Barcelona, nell’incantevole cornice del Montjuïc.
La principale fiera B2B dedicata al vino spagnolo ha fatto registrare nel 2026 numeri molto soddisfacenti, in crescita rispetto agli scorsi anni e, come sempre, ha permesso di assaggiare vere e proprie perle enologiche, spesso sconosciute, ai numerosi visitatori stranieri.
I numeri della fiera
Oltre 1.350 le aziende vitivinicole presenti, suddivise in 90 D.O. (Denominación de Origen) e quasi 26.000 ingressi nel corso dei tre giorni di manifestazione, durante cui sono stati serviti 310.000 calici di vino.
Le presenze internazionali, provenienti da più di 70 Paesi, compresi i principali mercati, sono cresciute rispetto alla precedente edizione, portando un incremento del 25% di buyer esteri (962 totali). Inoltre, circa un migliaio di distributori spagnoli e rappresentanti del settore HORECA hanno partecipato all’evento, contribuendo al raggiungimento della quota di 13.700 incontri d’affari.

Le numerose masterclass tenute nel corso dei tre giorni hanno visto la partecipazione di 138 relatori, fra i quali critici, enologi, Master of Wine ed esperti internazionali, come la nota giornalista Jancis Robinson.
“Questi numeri confermano l’importante ruolo della fiera nel panorama mondiale, sia come focus per l’esportazione del vino spagnolo, che come finestra sulla ricchezza e sull’unicità dei nostri territori vitivinicoli”, ha dichiarato Javier Pagés, presidente della Barcelona Wine Week.
Si stima che l’impatto economico su Barcellona dovuto alla BWW, compresi gli eventi in giro per la città correlati alla fiera, sia pari a 17 milioni di euro.
Barcelona Wine Week 2026: il giro della Spagna in 10 calici (più uno)
La parte più affascinante della Barcelona Wine Week è senza dubbio la possibilità che offre ai visitatori di assaggiare vini provenienti da vitigni e territori molto noti, così come da varietà e piccole aree (semi)sconosciute.
Inoltre, incontrare chi ha prodotto quei vini e ascoltarne la storia è un valore aggiunto straordinario, che insegna moltissimo sia da un punto di vista tecnico, che -soprattutto- umano.
Questo è un breve viaggio alla scoperta di perle enologiche sconosciute o quasi per noi italiani, in alcuni casi addirittura rare, in tutti i casi stupefacenti.
Allacciate le cinture, calici in mano, si parte!
D.O. Bizkaiko Txakolina – TX Berria Collection 2022 – Talleri Berria Upategia eta Mahastiak
Il nostro itinerario inizia al nord della Spagna, al confine con la Francia, dove troviamo la comunità autonoma dei Paesi Baschi (Euskadi). La forte tradizione culturale, culinaria e la lingua parlata li rendono un mondo a parte rispetto al resto della penisola iberica. Naturalmente, anche dal punto di vista vitivinicolo mantengono la propria identità, rappresentata dal principale vitigno a bacca bianca allevato qui: l’Hondarrabi Zuri. Per essere precisi, le varietà sono due: infatti, oltre alla precedente, è presente anche l’Hondarrabi Zuri Zerratia (Petit Courbu), ben più rara e difficile da coltivare, che normalmente non viene vinificata in purezza, a causa della scarsa produzione.
L’azienda Talleri Berria produce, solo nelle annate migliori (attualmente 2020 e 2022), TX Berria Collection, 100% Hondarrabi Zuri Zerratia, oltre agli altri vini in cui le due varietà coesistono. La concentrazione e la ricchezza di TX si percepiscono già dal colore paglierino carico, con riflessi dorati. Al naso è un’esplosione di fiori bianchi, fieno, pesca tabacchiera, mela golden, timo e in bocca regala un equilibrio straordinario, un’avvolgenza insolita per un bianco e una persistenza lunghissima.

D.O. Rías Baixas – Albariño 2023 Sobre lías – Mar de Envero Viñedos e Adega
Rimaniamo nel nord della Spagna, spostandoci verso ovest, al confine con il Portogallo e raggiungiamo la regione della Galizia. Qui troviamo una delle aree vitivinicole più spettacolari di tutta la penisola iberica: Rias Baixas, direttamente affacciata sull’Oceano Atlantico. Se esiste un’uva in grado di esprimere al meglio le caratteristiche di questo particolarissimo terroir è sicuramente l’Albariño, che infatti ne è il portabandiera.
L’Abariño dell’azienda Mar de Envero sosta sui lieviti in serbatoi di acciaio per nove mesi prima di essere imbottigliato. Nel calice presenta un colore paglierino con riflessi dorati e al naso regala intense note agrumate (pomelo), di mela, di albicocca, di erbe aromatiche e un finale che ricorda la brezza marina. Il sorso è teso e allo stesso tempo ricco, dotato di un affascinante equilibrio dinamico e di una persistenza lunghissima. Lascia le labbra piacevolmente salate, come quando si esce dall’acqua del mare, o per meglio dire in questo caso, dell’oceano.

D.O. Ribeiro – Sara Peña 2024 – Bodega Eduardo Peña
Il nostro viaggio alla Barcelona Wine Week continua in Galizia, spostandoci solo di qualche chilometro nell’entroterra, fino a incontrare le valli dei fiumi Avia, Miño e Arnoia. Proprio qui troviamo la piccola Denominación de Origen Ribeiro, in cui sono allevate numerose varietà indigene sul caratteristico suolo granitico, chiamato sábrego.
Sara Peña è un blend di tre vitigni autoctoni a bacca rossa, in particolare 34% Sousón, 33% Caiño e 33% Brancellao. Il vino matura in contenitori di acciaio e fa un breve passaggio in legno (botti da 300 l di rovere francese) prima di essere imbottigliato. Nel calice si può apprezzare il colore rubino con riflessi porpora e al naso il bouquet è goloso: more, mirtilli, ribes nero, fragoline di bosco, liquirizia, spezie dolci e note balsamiche. Il sorso è avvolgente, la freschezza, la sapidità, i tannini setosi e la struttura, non troppo importante, sono in perfetto equilibrio. La persistenza non è lunghissima, ma il finale è molto piacevole. Un vino rosso per l’estate, da servire leggermente fresco.

D.O. Ribera del Guadiana – Cayetana 2024 – Bodegas Martinez Paiva
Scendendo lungo il confine con il Portogallo, nell’entroterra spagnolo, arriviamo in Extremadura, regione autonoma ricca di storia (sono presenti ben tre siti considerati patrimonio UNESCO) e natura selvaggia. Ribera del Guadiano è la prima Denominazione di Origine di questo territorio e prende il nome dal fiume che attraversa da est a ovest i vigneti. La zona è suddivisa in microaree, con suoli e climi piuttosto differenti fra loro e la più importante è Tierra de Barros, il cui nome (terra di fango) deriva proprio dal terreno argilloso.
La Cayetana Blanca è una delle numerose varietà autoctone allevate praticamente solo in questa regione e dà vini dalla moderata acidità, con un intenso ventaglio aromatico.
I vigneti da cui provengono le uve di Cayetana di Paiva hanno un’età superiore a 40 anni.
Nel calice il vino presenta un colore paglierino tenue con riflessi verdi, mentre al naso rapisce con intense note di fiori di sambuco, pesca tabacchiera, banana, melone, cedro ed erbe aromatiche. Il sorso è equilibrato, più sapido che fresco, con una moderata ma molto piacevole persistenza.

D.O. Jumilla – La Vida Tranquila Monastrell 2023 – Bodegas Pio del Ramo
Ci spostiamo ora verso sud-est, fino ad arrivare in una delle regioni europee con la più antica tradizione vitivinicola, Jumilla, posta a cavallo fra le province di Murcia e Albacete. Qui sono emersi reperti archeologici risalenti al 3.000 a.C., che testimoniano come già a quei tempi nella zona si producesse vino: infatti, sono stati rinvenuti resti di Vitis vinifera.
In quest’area, dal clima molto secco e dai terreni calcarei, le viti sono tradizionalmente allevate con il sistema “secano y en vaso” (ad alberello senza irrigazione), dando vita a panorami di straordinaria bellezza. Il re indiscusso dei bei paesaggi dominati da viti antiche, spesso a piede franco, è il Monastrell, che in Jumilla regala alcune delle sue espressioni più intense, profonde ed eleganti.
La Vida Tranquila nasce da uve Monastrell biologiche provenienti da vecchie vigne, vendemmiate prima che sorga il sole, per evitare che il calore le danneggi. In seguito, fermenta e riposa in vasche di cemento (hormigón) per almeno 12 mesi.
Il colore è un rubino impenetrabile con riflessi scurissimi. Al naso regala un intenso e generoso bouquet con note di iris blu, gelsi neri, more, mirtilli, mirto, macchia mediterranea e sentori balsamici. Il sorso è la sintesi perfetta fra potenza ed eleganza, struttura importante e facilità di beva. Un vino che non si dimentica.

D.O. Utiel-Requena – Parsimonia Tardana 2024 – Bodegas Vibe
Muovendoci un po’ più a est, arriviamo in una delle 34 comarche della Comunità Valenciana, Utiel-Requena, un’altra area dall’antichissima tradizione vitivinicola. La zona è conosciuta per i suoi vini da uve Bobal, prevalente varietà a bacca rossa, ma c’è un altro vitigno autoctono bianco, decisamente meno noto, che si trova solo qui: Tardana. Il suo nome è legato al fatto che quest’uva matura molto tardivamente, tanto che spesso viene vendemmiata a novembre e rappresenta l’antitesi del Tempranillo, che, al contrario, ha una maturazione molto precoce (“temprano” significa “presto” in spagnolo).
Bodegas Vibe è un’azienda familiare che sfrutta i suoli scuri, limosi di questo territorio per allevare varietà indigene, con le quali produce vini fortemente identitari: è stata la prima, infatti, a scegliere di vinificare in purezza le uve di Tardana, che prima venivano impiegate solo in assemblaggio. Inoltre, essendo Utiel-Requena una delle zone autorizzate a produrre Cava al di fuori della Catalogna, la cantina realizza anche un metodo classico con Macabeo e Chardonnay.
Parsimonia Tardana è un vino dal colore paglierino e dall’intenso, ricco ventaglio aromatico, che varia dai fiori bianchi alla frutta tropicale, con note di melone, mela golden e anice. In bocca la struttura è ben bilanciata da una piacevole freschezza, che invoglia a bere il sorso successivo.

D.O. Terra Alta – Almodí 2024 – Altavins
Il nostro viaggio alla Barcelona Wine Week prosegue verso est e ci fa raggiungere la Catalogna, dove, nella parte più meridionale, in provincia di Tarragona, è situata Terra Alta. Un terzo della produzione mondiale di Garnatxa Blanca proviene da quest’area e spesso è vinificata a contatto con le bucce per dare origine ai vini conosciuti come brisats.
Il suolo più caratteristico della D.O. Terra Alta è il panal, sabbioso-limoso, ricco di calcare e povero di materia organica, con un’ottima capacità drenante.
Almodí è realizzato con uve di Garnatxa Peluda (Borruda) provenienti da vecchie vigne. Questa varietà, il cui nome deriva dalla peluria presente sulle foglie, è stata in disuso per molti anni, ma ultimamente sta cominciando a essere valorizzata e vinificata in purezza.
Nel calice mostra un rosso rubino impenetrabile e all’olfatto regala un intrigante e intenso bouquet di iris blu, frutti di bosco, liquirizia, macchia mediterranea e pepe. Il sorso è equilibrato, goloso e dotato di una buona persistenza. Ottimo anche servito leggermente fresco.

D.O. Alella – Pansa Blanca 2024 – Bouquet d’Alella
Restiamo in Catalogna, risalendo verso Barcellona e proprio a nord della capitale catalana troviamo una delle più antiche Denominación de Origen di tutta la Spagna, la D.O. Alella. La vicinanza con il mare contribuisce a creare il particolare terroir di quest’area, insieme al caratteristico suolo granitico, il sauló, che ha ottime capacità drenanti.
La prossimità alla città e la piacevolezza dei vini hanno fatto sì che negli anni ’50 quelli di Alella fossero chiamati “i vini di Barcellona”, anche se successivamente la crescente urbanizzazione ha portato a una significativa riduzione dell’areale di questa denominazione, che oggi è una delle più piccole della Spagna.
Una delle varietà più rappresentative della D.O. Alella è sicuramente il Pansa Blanca, nome con cui è conosciuto localmente il vitigno Xarel-lo. Il Pansa Blanca di Bouquet d’Alella rappresenta alla perfezione le caratteristiche di quest’uva, proveniente da vecchie vigne (40 anni), allevate in regime biologico: il colore è tenue e luminoso, mentre al naso regala note di fiori bianchi, pesca tabacchiera ed erbe aromatiche. Al sorso rivela una buona struttura, ben bilanciata da una vivace sapidità, che contribuisce a rendere il vino equilibrato e molto piacevole.

D.O. Binissalem – Negre 110 Mantonegro 2024 – Bodega Vins Nadal
Nel nostro viaggio all’interno della Barcelona Wine Week alla scoperta della Spagna sconosciuta non possono certo mancare le isole, che offrono perle enologiche molto interessanti.
Iniziamo dall’arcipelago delle Baleari e approdiamo su Maiorca, caratterizzata dalle sue due personalità molto contrastanti fra loro: da una parte i locali nei quali il divertimento è assicurato, dall’altra la natura selvaggia, dove fare bellissimi trekking immersi nel silenzio.
Bodega Vins Nadal, pioniera del regime biologico sull’isola, è un’azienda storica a conduzione familiare, che valorizza le varietà autoctone come Prensal Blanc (Moll), Giró Ros, Callet e Manto Negro.
Negre 110 Mantonegro è realizzato solo con uve Manto Negro, vinificate in vasche di acciaio per valorizzare il varietale. Il colore è rubino, con riflessi purpurei e al naso regala un bouquet ricco ed estremamente intrigante: intense note di frutti di bosco scuri (more, mirtilli) e di macchia mediterranea si alternano alle spezie dolci, caratteristiche del vitigno. Al sorso i tannini risultano delicati e il perfetto equilibrio fra le durezze e le morbidezze lo rende un vino dalla beva compulsiva.

D.O. Valle de la Orotava – Tinto Joven Listán Negro 2025 – Bodega Tafuriaste
Ci spostiamo ora nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, verso l’altro arcipelago spagnolo, le Canarie e raggiungiamo l’isola di Tenerife. Qui, nella parte nord-occidentale troviamo la Valle de la Orotava, un’area caratterizzata da suolo vulcanico e -naturalmente- da una forte influenza oceanica.
Fra vulcani, parchi nazionali e spettacolari spiagge dalla sabbia scura, sorge Bodega Tafuriaste, azienda familiare di piccole dimensioni che lavora esclusivamente con vitigni autoctoni, come Listán Blanco, Listán Negro e Castellana.
Il Tinto Joven della cantina è un vino, 96% Listán Negro più una piccolissima percentuale di uve locali (Negramoll, Tintilla), che permette di apprezzare appieno le caratteristiche distintive del varietale. Nel calice mostra un colore rubino intenso con riflessi violacei e al naso regala un bouquet goloso, con note di frutti di bosco, ciliegie, fragole, macchia mediterranea e mandorle. In bocca presenta una freschezza vibrante, tannini morbidi e un buon corpo, che lo rendono un vino di facile beva.

D.O. Empordà – Sinols Garnatxa de l’Empordà – Empordàlia
Infine, un ultimo calice aggiuntivo, perchè non può mancare un tocco di dolcezza per concludere questo viaggio alla scoperta della Spagna sconosciuta all’interno della Barcelona Wine Week.
Torniamo di nuovo in Catalogna, questa volta nell’area più a nord-est, quasi al confine con la Francia, nella provincia di Girona. Qui, fra riserve naturali, musei (famoso quello di Salvador Dalí) e lunghissime spiagge, si estende l’area vitivinicola della D.O. Empordà, compresa fra il mare e i Pirenei.
Tra i vini più caratteristici di questa zona c’è Garnatxa de l’Empordà, un vino dolce maturato con metodo criaderas y soleras.
Sinols, della cooperativa Empordàlia, è realizzato a partire da uve Garnacha Gris vendemmiate tardivamente. Dopo la vinificazione, il vino viene posto nelle botti tradizionalmente impilate a piramide, dove va incontro al metodo solera, che nel caso di questa cantina risale al 1981.
Nel calice presenta un colore ambrato carico e al naso offre un bouquet ricco e intenso con note di marmellata di albicocca, arance candite, caramello, frutta secca, erbe aromatiche e sentori balsamici. Al palato è avvolgente, cremoso e al contempo dotato di buon equilibrio, grazie soprattutto alla spiccata sapidità, che bilancia perfettamente la dolcezza, lasciando la bocca pulita, con una persistenza lunghissima. La tradizione vuole che venga servito fresco, spesso insieme all’aperitivo.

