Prima che leggiate il resoconto della mia esperienza, va ricordato al lettore il periodo in cui si svolge, post-lockdown, e nel pieno delle misure anti Covid adottate dal Governo; per questo, anche se durante l’articolo non farò mai riferimento al distanziamento sociale e alle mascherine, mi preme precisare che tutti si sono impegnati a rispettarle nel miglior modo possibile, mantenendo sempre alto il livello di sicurezza di ognuno dei partecipanti, ma senza per questo rendere meno unica e speciale questa esperienza di viaggio.

Giorno 1: Firenze

Martedì 8 settembre 2020, il cielo è limpido e fa caldo, un’ottima premessa che mi mette subito nell’umore giusto per godermi l’esperienza – unica – che sto per vivere.

La partenza in treno è prevista alle 17, direzione Firenze. Lì mi attendono due persone che ho già avuto il piacere di conoscere e apprezzare in occasione dell’inaugurazione di Tenuta Perano: Gina Sorce, dell’agenzia che cura i social media di Frescobaldi, ed Emanuele Trono, in arte enoblogger.

Arrivato in hotel a Firenze e avuto il tempo di rinfrescarmi, ci troviamo nella hall per dirigerci alla volta del Ristorante Frescobaldi Firenze, in piazza della Signoria. Durante il tragitto scambiamo qualche battuta sul vino, ma inevitabilmente anche qualche considerazione sulla complessa situazione post-Covid, che tutti stiamo ancora vivendo.

Giunti al ristorante, ci accomodiamo all’aperto, del resto il clima lo consente. Ma non prima di aver fatto un tour esplorativo all’interno del locale. Molto elegante, perfettamente coerente con la bellezza e la storia della piazza in cui si trova.

Ristorande Frescobaldi Firenze

La temperatura mite della sera rende ancor più piacevole l’atmosfera, che tra flûte di Leonia e calici di Rialzi 2016, Chianti Classico gran selezione di Tenuta Perano, scorre gradevolmente, parlando ovviamente di vino, ma non solo, fino al momento del caffè e del rientro in hotel.


Giorno 2: Tenuta di Castelgiocondo

Mercoledì mattina ci svegliamo presto e dopo aver recuperato Stefano Quaglierini (italian_wines) prendiamo il transfert in direzione Montalcino, più precisamente alla tenuta di Castelgiocondo.

Montalcino

L’antica roccaforte, è posizionata su una collina a circa 300 metri sul livello del mare e domina buona parte dei vigneti che la circondano.

Anche oggi il tempo ci è favorevole, con caldo e cielo limpido.

Arriviamo per primi e, mentre aspettiamo l’arrivo della stampa nazionale e internazionale, abbiamo la fortuna di poter fare una breve visita ai vari spazi della tenuta, tra cui le camere con le caratteristiche volte a cupola e letto a baldacchino, ma anche l’area relax completa di vasca idromassaggio con affaccio sul giardino e le vigne.

Il tempo di oziare nell’incantevole borgo immerso nel silenzio della campagna toscana termina non appena arrivano anche gli altri ospiti e, tutti insieme, entriamo subito nel vivo dell’azione, in cantina.

La Tenuta di Castelgiocondo

La vendemmia è già cominciata e possiamo vedere le cassette di grappoli d’uva con i quali sarà prodotto il Lamaione, Merlot in purezza affinato in barrique, di cui ho la possibilità di assaggiare i piccoli ma succosi acini.

Ad attenderci c’è Ermanno Morlacchetti enologo della tenuta. Ci spiega come prima che Frescobaldi rilevasse la tenuta nel 1989 questa era di proprietà di un’azienda francese che aveva puntato sull’impianto di solo vitigni internazionali e che solo dopo il 1988 si sia tornati a reimpiantare in gran parte i vitigni autoctoni, ma direi quasi storici, del posto; l’uva simbolo di Montalcino che ha reso questo piccolo paese, sperso nell’entroterra toscano così famoso nel mondo; il sangiovese o per meglio dire qua, il Brunello.

L’azienda è posizionata nella parte sud-ovest del comune e si estende per circa 1000 ettari di cui 190 vitati; si parte da un’altezza di circa 190 metri s.l.m. con un sottosuolo argilloso e via via che si sale fino all’altezza massima di 420 metri s.l.m. diventa più sabbioso e dove ovviamente si trovano i cru della produzione.

La raccolta delle uve, ci spiega, viene fatta sia a mano che a macchina in percentuale molto simile.

La Cantina

Ci spostiamo all’interno, dove ci sono i grandi tini in acciaio per la fermentazione; una curiosità è che accanto a quelli più moderni sono rimasti anche quelli che avevano portato dalla Francia prima dell’89, ovviamente adesso sono stati migliorati e ammodernati per controllare la temperatura di fermentazione e per il rimontaggio automatico.

Siamo tutti curiosi e ascoltiamo Ermanno interrompendolo solo per qualche domanda. Importante da dire è che comunque qua si lavora in regime biologico e talvolta biodinamico. Allora la domanda lecita è perché non apporre il sigillo della produzione bio in etichetta? La risposta è semplice. Il marchio Frescobaldi è già di per se garanzia di qualità in tutte le fasi di lavorazione, sarebbe come chiedersi con che parti è fabbricata una Ferrari e la risposta è: le migliori possibili.

Il tour prosegue attraverso le sale di affinamento, dove il vino riposa, tra barrique, tonneaux e botti a seconda della tipologia e disciplinari ma anche dove l’architetto Pietro Sartogo ha dato sfogo al suo estro con il corridoio a archi che si restringono che attraversa la barriccaia. Parte di un progetto più ampio con al centro le opere commissionate dalla storica famiglia per il Premio Artisti per Frescobaldi, continuando così la loro tradizione di mecenatismo artistico fin dal Rinascimento. Investire nel vino come nell’arte, sostenendo gli artisti di ultima generazione sia nazionali che internazionali, i cui lavori diventeranno le etichette delle limited edition di Magnum del CastelGiocondo Brunello Vendemmia Dedicata.

Il tempo di stare al fresco in cantina si esaurisce tra qualche scatto e scambi di battute e si esce in direzione vigna; una in particolare ma non i cru, una porzione riservata di sperimentazione per gli 80 cloni di Sangiovese. Questo ci dovrebbe far capire quanto viene investito nella ricerca di tipologia di clone che meglio si adatta alle condizioni pedo-climatiche e del terroir per ottenere il miglior prodotto possibile.

La degustazione

Il sole è alto e per fortuna non stiamo molto prima di tornare al borgo dove ci attendono il pranzo con degustazione.

Alle pareti della sala sono appesi alcune delle opere dei concorsi e devo dire che è davvero piacevole sorseggiare buon vino in ottima compagnia circondato dall’arte.

Le pietanze, così come il servizio, sono di alto livello. Tra tutte, certamente il filettone di maiale alle erbe aromatiche e semi di finocchio accompagnato da composta di mele, patate prezzemolate, cipolle in agrodoce e pomodoro caramellato. Delizioso.

I vini serviti sono tre.

Si comincia con il Campo ai Sassi 2018, un rosso di Montalcino DOC. Fermentato in acciaio, una parte affina in botte e poi altri 4 mesi in bottiglia per un totale di 12 mesi. Un vino non estremamente complesso, ma pienamente coerente con la denominazione. Predominano sentori di fiori e piccoli frutti di bosco, con leggere note spezziate, che ritornano anche al palato.

Il secondo vino in degustazione è il Castelgiocondo 2015, un Brunello di Montalcino DOCG. Fermentato in acciaio e sottoposto a diversi rimontaggi, affina 24 mesi in botti di rovere di Slavonia, 24 mesi in barrique di rovere francese, 4 mesi in bottiglia. L’estate 2015 me la ricordo per un luglio decisamente più caldo del normale che poi si era attenuato a agosto per via di qualche temporale. Questo assaggio mi cattura subito, il colore vivo e luminoso, l’intensità dei profumi e la sua complessità; sentori netti di frutti di bosco e di fiori ma che non coprono le spezie come cannella, tabacco e tè che rendono il quadro aromatico intrigante. In bocca ti avvolge con tannini suadenti, quasi cremosi. La componente alcolica è ben bilanciata dalla freschezza e dalla sapidità. Lungo anche il finale. Davvero un’ottima annata.

L’ultimo è Ripe al Convento 2014, Brunello di Montalcino DOCG Riserva, fermentato sempre in acciaio ma affinato circa 60 mesi in botti di rovere di Slavonia e in barrique francesi. Rosso rubino con una leggera unghia tendente al granato. Ho troppa fretta nel metterlo al naso non dando tempo al vino di respirare. Ho dovuto aspettare perché si aprisse e rivelasse il suo ventaglio di profumi. Note di fiori come la violetta e frutta, ciliegia e lampone. Sempre con pazienza arriva anche la nota speziata di pepe e chiodi di garofano. In bocca è equilibrato e di struttura. L’attesa è stata ripagata.

Degustazione dei vini della Tenuta di Castelgiocondo di Frescobaldi in Montalcino

Cena a Livorno

Dopo pranzo si riparte in auto direzione Livorno; un bel viaggio di due ore e mezza, risalendo la costa toscana, che passiamo per lo più riposando o sistemando gli appunti.

Si arriva in hotel giusto in tempo per prepararci per la cena. Stasera c’è anche Lamberto con noi. Il ristorante non è distante ed è sul porto mediceo, ma non prima di aver dato uno sguardo all’opera a cielo aperto di Giovanni Bandini e Pietro Tacca, la statua di Ferdinando I de’ Medici, più comunemente conosciuta come i quattro mori.

Il menù è tipicamente di mare: cruditè, insalata di mare e il tipico piatto povero simbolo di Livorno, il cacciucco.

I vini che lo accompagnano sono in gran parte della tenuta di Pomino. Leonia, Pomino bianco DOC, Pomino Pinot Nero DOC, e il vin santo del Chianti Quaranta Altari.

Dopo cena io mi ritiro subito in camera, sono stanco e l’indomani la sveglia suona presto.

Ultimo giorno: I vini dell’Isola-Penitenziario di Gorgona

Giovedì 10, ore 6:30 suona la sveglia. Mi preparo e scendo nella hall aspettando che gli altri finiscano di fare colazione, cosa che io evito, non sono proprio un lupo di mare e preferisco viaggiare “leggero”.

Alle 8:00 siamo sul battello e si parte, direzione Gorgona, l’ultima isola penitenziario d’Europa. Sono eccitato all’idea di fare quest’esperienza quasi irripetibile. Fortunatamente, per chi come me, soffre la navigazione, oggi il cielo è azzurro e il mare una tavola. Per cui mi godo la traversata all’aria fresca del mattino.

Sull’isola ci sono circa 90 detenuti che usufruiscono di un regime speciale di trattamento. Passano la maggior parte del tempo fuori dalle celle dedicandosi ai vari lavori da svolgere sull’isola e ci rientrano solo di notte.

Gli altri abitanti, polizia penitenziaria a parte, sono i proprietari delle case del piccolissimo paese che raggiungono l’isola per lo più nel periodo estivo per le vacanze. Mi dicono che solo una signora di 92 anni è residente stabile sull’isola; spero di poterci scambiare due chiacchiere.

Dopo un’ora di navigazione avvistiamo l’isola nella foschia. È un piccolo paradiso naturale inserita di diritto nel parco nazionale dell’arcipelago toscano. Già da lontano si intuisce che è ricca di vegetazione di un colore verde quasi brillante; macchia mediterranea ma anche alberi da  fusto. Attracchiamo alle dieci circa del mattino e dopo la colazione che ci viene offerta da parte dei detenuti comincia la vera visita.

Saliamo su per le stradine del piccolo paese guidati dallo stesso Lamberto e ci troviamo di fronte le prime vigne. Sangiovese e vermentino nero. Non me lo aspettavo proprio e chiedo spiegazioni; sono utilizzate per produrre un rosso che però non avrò modo di assaggiare data la limitatissima produzione di 700 bottiglie circa.

Le viti si presentano con molte foglie scure, come bruciate, ma non dal sole, bensì dal vento salmastro. Il mare è davvero vicino e le viti più basse ne risentono più di quelle che stanno in alto. Non è estremamente dannoso per la pianta anche se occorre fare attenzione che non ne bruci troppe e lasci così la vite priva di polmoni. Questo clima però porta anche un vantaggio; il mare è mitigatore e le piante non sono soggette, salvo rari casi, allo stress dovuto a condizioni climatiche estreme.

Salendo troviamo le vigne di ansonica e vermentino che sono utilizzate per la produzione del bianco. Dall’alto la vista sul piccolo porto è magnifica, ma anche quella sulle cassette piene di grappoli che ci sfilano vicino. La vendemmia e cominciata anche qua.

Il Marchese, nel frattempo, intrattiene i sui ospiti rispondendo a tutte le domande e mi colpisce la viva passione che lo coinvolge in questo progetto. Cercare di dare una seconda occasione e insegnare un mestiere a persone che stanno espiando la loro pena.

Proseguiamo il giro sotto una pioggerella leggera di fine estate, attraverso una strada sterrata che ci porta nella cantina dell’isola. Le dimensioni sono ridotte, anche perché gli ettari vitati sono due, per una produzione di circa 10000 bottiglie.

Dopo gli investimenti fatti dall’inizio del progetto nel 2012, tutte le operazioni di vinificazione e affinamento sono gestiste direttamente sull’isola, con la sola eccezione dell’imbottigliamento.

Costa Toscana Bianco IGT Gorgona 2019

A pranzo siamo su una bellissima terrazza con affaccio sulla baia. I detenuti hanno preparato un pranzo molto ricco, soprattutto la parte dei dessert e ci servono a tavola ma la parte più elettrizzante per me è assaggiare Gorgona 2019. Si parte dall’etichetta che ogni anno si rinnova. La 2019 è dedicato alla biodiversità Marina del Santuario di Pelagos di cui l’isola fa parte.

Il colore è giallo paglierino, carico e luminoso, con riflessi dorati. Nel suo bouquet ci sono note di frutta a polpa bianca a cui seguono, senza farsi attendere, quelle sensuali ed avvolgenti di erbe aromatiche tipiche dell’isola, come il rosmarino. La presenza del mare, oltre ad esaltare la componente aromatica, conferisce al vino una spiccata mineralità salmastra che in bocca ritorna assieme alla freschezza, supportato da buoni aromi che ricordano la frutta matura. Buona persistenza ed eleganza. Un buon vino, sicuramente uno tra più interessanti della Cantina, per progetto e per messaggio: “recupero” umano e territoriale.

Costa Toscana Bianco IGT Gorgona 2019

Il viaggio ormai è quasi al termine; è tempo di prendere di nuovo il battello che ci riporterà sulla terra ferma. Fortunatamente per me, il mare è calmo anche al ritorno e mi da modo di sistemare gli appunti e riguardare le foto, oltre che ovviamente scambiare le prime impressioni a caldo su questo tipo di esperienza con i miei compagni di viaggio.

Due notti e due giorni intensi, pieni di emozioni e ovviamente di buon vino. L’ottima organizzazione ha reso tutto ancor più piacevole. In tutta sincerità mi ritengo fortunato per l’occasione che mi è stata data di poter vedere con i miei occhi e poter raccontare tutto quanto. È quindi doveroso ringraziare tutti in particolar modo Decanto che mi ha scelto per questo viaggio, ma anche Frescobaldi e Gina che ci hanno dato questa possibilità.

Tocchiamo terra a Livorno, da dove eravamo partiti, ma ho pochissimo tempo per salutare tutti. Purtroppo il transfert mi attende per portarmi alla stazione e prendere il treno verso casa. 

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