Il comparto vitivinicolo europeo è entrato in una fase di ridefinizione Il settore vitivinicolo europeo entra ufficialmente in una nuova era. Con l’approvazione definitiva del “Pacchetto Vino” nella plenaria del 10 febbraio 2026, il Parlamento Europeo ha chiuso l’iter legislativo avviato a dicembre, definendo una governance più solida per rispondere a sfide strutturali: volatilità dei mercati, crisi climatica e calo dei consumi.
Il via libera è arrivato a larghissima maggioranza (625 voti favorevoli), confermando la volontà politica di dotare la filiera di strumenti più agili.
I tre pilastri del Wine Package secondo Federvini
Federvini ha accolto con favore il provvedimento, sottolineando come queste norme organiche possano ridurre la frammentazione tra i Paesi membri. Albiera Antinori, presidente del Gruppo Vini di Federvini, ha indicato tre punti di svolta decisivi per la competitività internazionale:
- Etichettatura digitale uniforme (QR code): La standardizzazione tramite QR code garantisce maggiore trasparenza per il consumatore ed evita che ogni nazione adotti approcci disomogenei, dando più certezza normativa alle aziende esportatrici.
- Promozione nei Paesi terzi fino a 9 anni: Viene estesa la durata dei programmi di promozione OCM nei mercati extra-UE. Una misura fondamentale per dare continuità agli investimenti e consolidare il posizionamento del Made in Italy sui mercati globali a lungo termine.
- Semplificazione OCM: Procedure più fluide per l’accesso ai fondi, con l’obiettivo di rendere più efficiente l’impiego delle risorse destinate a innovazione e competitività.
No-alcol e gestione delle superfici: il nuovo equilibrio
Oltre alla governance burocratica, il pacchetto interviene direttamente sul prodotto. In un contesto di eccedenza produttiva (con il dibattito sulle estirpazioni volontarie sempre al centro in Francia), l’Europa punta ora sull’equilibrio tra domanda e offerta.
In questo scenario, il segmento no/low alcohol riceve finalmente una chiarezza normativa necessaria. L’UE ha fissato soglie precise per l’etichettatura: la dicitura “analcolico” o “0,0%” sarà riservata esclusivamente ai prodotti con un contenuto alcolico non superiore allo 0,05% vol, eliminando ambiguità nelle carte beverage internazionali.
Cosa significa per l’Italia: la sfida della “messa a terra”
Per l’Italia, primo esportatore mondiale per volume, la sfida non è più solo produrre eccellenza, ma governare la transizione. La capacità di coordinamento tra imprese, Consorzi e istituzioni sarà il nodo centrale. Come sottolineato da Federvini, ora la priorità è la velocità attuativa: affinché le norme non restino sulla carta, devono trasformarsi rapidamente in operatività per le imprese.
Il 2026 non sarà l’anno della rincorsa ai volumi, ma quello del consolidamento del valore attraverso la digitalizzazione e una visione strategica dei mercati esteri.


