Ci sono eventi che non si limitano a “mettere insieme” produttori e operatori ma riattivano connessioni. Il Paestum Wine Fest 2026, ribattezzato Paestum Wine Fest – Technological and Commercial Innovation Fair of Wine Business, è uno di questi e torna dall’1 al 3 marzo a Capaccio Paestum (SA).
Quest’anno la manifestazione cambia sede e si sposta nel cuore dell’area archeologica all’Hotel Ariston Paestum
Il format è dichiaratamente B2B: l’obiettivo è creare contatti utili e misurabili tra consorzi, cantine, Ho.Re.Ca., buyer e trade, lavorando su export, posizionamento e relazioni commerciali.
Il progetto, ideato da Angelo Zarra, con la direzione di Alessandro Rossi, ha fissato quale obiettivo dichiarato l’innovazione, la sostenibilità e le nuove dinamiche distributive.
Un evento in continua evoluzione
Già nella scorsa edizione ho percepito una differenza netta: non era l’ennesima passerella di calici, ma un evento che ragiona come ragiona il mercato.
Il Paestum Wine Fest Business 2025 ha registrato, infatti, la presenza di 152 cantine e 16 consorzi, con un bilancio complessivamente positivo che ha fatto da volano e dato la spinta propulsiva naturale verso il Paestum Wine Fest 2026. Da lì la convinzione che Paestum non vuole essere solo un appuntamento per professionisti e winelovers piuttosto vuole essere il punto di riferimento per il business ed il trade.
In altre parole, Paestum Wine Fest vuole essere vino che fa impresa: filiera, metodo e relazioni che non finiscono quando appoggi il calice. E se il 2025 ha tracciato la linea, il 2026 sembra volerla rendere ancora più netta, perché negli ambienti professionali del mondo del vino si parla di un festival che cambia pelle, con un’identità più dichiaratamente B2B e un baricentro spostato su innovazione e internazionalizzazione.
Buyer e mercati: la proiezione internazionale
Il valore di un salone business si misura anche dai mercati che riesce a portare in sala. Per il 2026 è prevista la presenza di buyer/importatori provenienti da Svezia, Islanda, Serbia, Spagna, Norvegia, Grecia, Paesi Bassi (Olanda), Portogallo, Sud Africa, Canada, Estonia, Danimarca, Austria e dagli USA (Texas, Washington, New York).
Qui il calice non è un fine: è il mezzo. L’obiettivo è aumentare la probabilità che l’assaggio diventi contatto, il contatto diventi trattativa, la trattativa diventi distribuzione.

Un B2B più selettivo: meno aziende, più match
Un elemento interessante è l’intenzione di spingere su un modello più selettivo: aumentare le occasioni commerciali anche attraverso la scelta di ridurre il numero delle aziende partecipanti e incrementare i match di lavoro con buyer/importatori dei mercati strategici.
È una presa di posizione chiara: la qualità del pubblico e delle relazioni viene prima del volume percepito. In altre parole, la fiera diventa meno “maratona di assaggi” e più piattaforma di lavoro.
Masterclass e ruolo della formazione
Come sempre grande attenzione è riconosciuta alla programmazione delle masterclass guidate da esperti, ricercatori e comunicatori. L’idea è quella di costruire un vero osservatorio sulle tendenze del vino e del business, con focus su innovazione, sostenibilità e nuove forme di distribuzione.
In questa prospettiva, la formazione non è un surplus ma parte dell’architettura dell’evento. E, se letta in ottica Ho.Re.Ca., è anche un acceleratore di scelte più consapevoli in carta vini e in scaffale.
Matteo Zappile e il Wine Club PWF
Per il terzo anno consecutivo, Matteo Zappile (Official Brand Ambassador del Paestum Wine Fest e fondatore del Wine Club PWF) torna con una wine list legata al mondo dei grandi sommelier italiani provenienti dalla ristorazione stellata.
Il messaggio, anche qui, è coerente: se il festival vuole essere hub di business, deve parlare la lingua dell’eccellenza applicata, cioè quella della sala, del servizio e della scelta.

Paestum: la storia come amplificatore di senso
Paestum non è scenografia: è contenuto. L’area archeologica rientra nel sito UNESCO – Cilento e Vallo di Diano… con Paestum e Velia – e questa informazione, da sola, spiega perché qui tutto pesa di più. Non è solo una questione estetica o turistica: è una questione di misura. In un luogo dove la storia è letteralmente a vista d’occhio, il vino smette di essere intrattenimento e torna ad essere ciò che dovrebbe sempre restare: un prodotto culturale, territoriale, umano.
Questo contesto alza l’asticella e cambia la percezione: qui il vino non si appoggia al glamour, si appoggia alla storia. E la storia rende evidente ciò che è solido, perché non ha bisogno di effetti speciali. Porta in primo piano l’identità produttiva, la coerenza stilistica, la capacità di un’azienda di raccontarsi con i fatti prima che con le parole. Se un vino è credibile, lo è anche senza cornice. Se un progetto è serio, regge la luce piena di un luogo che non perdona scorciatoie.
In questo senso Paestum funziona come amplificatore: rende più chiaro ciò che vale davvero nel calice e, allo stesso tempo, nel mercato. Perché quando la cornice è così forte, l’unico modo per non essere schiacciati è avere sostanza: qualità, visione e credibilità commerciale. Qui, più che altrove, il business riparte dalla solidità. Non dal rumore.
PWF 2026. Accesso operatori e accrediti: cosa sapere
Per gli operatori del settore registrati online è previsto 1 ingresso gratuito al giorno e -50% sul secondo ingresso giornaliero nello stesso giorno.
Per la stampa, invece, l’accredito è richiedibile entro 15 febbraio 2026.
Per ulteriori informazioni vi invitiamo a visitare il sito dell’evento a questo link
Decanto al Paestum Wine Fest Business: selezione Untold e visione transgenerazionale
Decanto come già successo l’anno scorso porterà al Paestum Wine Fest Business una selezione di cantine d’eccellenza.

Vini che sono stati protagonisti di “Untold – Quello che non è ancora stato detto del vino“, la nostra guida dedicata ai distretti vinicoli italiani e che hanno ottenuto il nostro più prestigioso riconoscimento: i Tre Cavatappi di Decanto.
Grazie all’ innovativo modo di raccontare i distretti del vino italiano, dunque, basato su uno storytelling moderno e su un linguaggio transgenerazionale, la nostra narrazione supera i confini della carta stampata, integrando strumenti come App, New Media, Social, Influencer ed Eventi, per offrire un’esperienza coinvolgente e completa e dimostrare come tradizione e innovazione possano convivere armoniosamente con un unico fine: portare il vino italiano a un pubblico sempre più vasto e diversificato.
Cantine presenti con Decanto
- Colonna – Timorasso “Derthona” 2020
- Verha Wines – Rosato “Verha” 2024
- Castello La Leccia – Chianti Classico DOCG Riserva 2021
- Giarola – Valpolicella Ripasso DOC Superiore 2022
- La Source – Valle d’Aosta DOC Torrette 2018
- Michele Moschioni – Friuli Colli Orientali DOC Refosco dal peduncolo rosso 2016
- Pesolillo – Montepulciano d’Abruzzo DOC Riserva 2020
- Terenzi – Cesanese del Piglio DOCG “Velobra” 2023
- Vezzoso – Falerno del Massico DOC Primitivo “Decanto” 2021
- Colvendrà – Colli di Conegliano DOCG Refrontolo Passito 2016
- Valentino Butussi – Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG 2016

Paestum Wine Fest 2026: Conclusioni
Paestum Wine Fest 2026, in sostanza, è questo: un luogo dove il vino smette di recitare e torna a lavorare. Tra buyer internazionali, formazione e innovazione, l’evento mette alla prova la solidità delle aziende e la chiarezza delle loro scelte. E quando la cornice è Paestum, la storia fa il resto: amplifica ciò che è autentico e rende evidente ciò che è pronto a stare sul mercato, oggi.
L’attesa sta per finire, Paestum Wine Fest Business si svolgerà, come già detto, da domenica 1 a martedì 3 marzo e noi non vediamo l’ora di esserci.
Per il programma completo e ulteriori informazioni, vi rimandiamo al sito ufficiale dell’evento.
