Si è da poco conclusa la IV edizione del Salone del Vino 2026, svoltasi dal 28 febbraio al 2 marzo negli spazi delle OGR di Torino, a pochi passi dalla stazione di Porta Susa.
Nel corso delle prime due giornate il pubblico ha potuto accedere all’evento e conoscere le eccellenze piemontesi. Lunedì 2 marzo, invece, la fiera ha visto la partecipazione esclusivamente dei professionisti del settore e della stampa.
La manifestazione è stata organizzata da KLUG APS, con il patrocinio e il sostegno di Città di Torino, Camera di Commercio di Torino, Unioncamere Piemonte, Turismo Torino e Provincia, Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino e con il supporto di Fondazione CRT, Amiat, Gruppo Iren, GTT.
La missione e i numeri del Salone del Vino 2026
Il tema che ha caratterizzato l’edizione di quest’anno è stato “degustare è scoprire”. Infatti, ogni vino assaggiato per la prima volta apre nuovi orizzonti, spinge a considerare punti di vista diversi e modifica la mappa attraverso cui ciascuno di noi percepisce le varie sensazioni visive e gusto-olfattive.
Come sempre, la manifestazione ha rappresentato un’occasione per scoprire e lasciarsi sorprendere dalla variegata offerta enologica del Piemonte, anche se non sono mancati vini provenienti da altre regioni. È proprio questa la missione dell’evento: raccontare il patrimonio vitivinicolo piemontese in tutte le sue unicità, coinvolgendo territori, produttori, consorzi e comunità del vino.
Patrizio Anisio, direttore del Salone del Vino, ha dichiarato: “Raccontare il patrimonio vitivinicolo del Piemonte è un percorso di crescita culturale unico. In ogni edizione scopriamo nuovi vini, tradizioni che si rinnovano, nuove cantine giovani e dinamiche. Soprattutto vediamo come il pubblico sia alla ricerca di esperienze immersive, con una curiosità vivace, fluida e sempre più attenta alla sostenibilità.”
L’evento ha visto la partecipazione di circa 500 produttori in presenza o rappresentati dai consorzi, dalle enoteche regionali e dalle diverse associazioni del settore.
Il programma prevedeva 50 masterclass, alle quali i visitatori hanno avuto accesso gratuito nel corso dei tre giorni di manifestazione.

L’edizione 2026 del Salone del Vino si è arricchita di una nuova area food, realizzata in collaborazione con i Maestri del Gusto di Torino e Provincia. Ciò ha permesso di valorizzare le eccellenze gastronomiche del territorio e promuovere l’incontro fra i diversi saperi artigianali, coniugando tradizione e contemporaneità.
Inoltre, nel corso del mese di febbraio si sono svolti oltre 50 eventi collaterali alla manifestazione, fra cene, degustazioni e appuntamenti diffusi sul territorio, programmati per coinvolgere il pubblico nel periodo pre-salone.
Gli assaggi più sorprendenti
Numerosi i vini degustati al Salone del Vino in grado di stupire, ma alcuni in particolare hanno saputo regalare sensazioni inaspettate e, proprio per questo, memorabili.
“Cin Cin Nato” Millesimato 2019 – G. Bosio

Spumante metodo classico ottenuto da uve Baratuciat, antico vitigno autoctono della Valsusa. In passato quasi totalmente dimenticata, questa varietà -per fortuna- negli ultimi anni ha visto la propria rinascita, grazie all’ottimo lavoro svolto da alcuni produttori locali, primo fra tutti Giuliano Bosio.
Un vino che non ti aspetti, in cui la vibrante acidità del Baratuciat è domata dalla lunga permanenza sui lieviti. Il risultato è un sorso snello, molto piacevole, perfettamente in equilibrio fra la grande freschezza e la struttura significativa.
“Derthona” Colli Tortonesi DOC Timorasso – Cantina di Tortona

Dal Piccolo Derthona alla Riserva Aemilia Scauri, l’intera gamma di produzione della Cantina di Tortona è volta a valorizzare la poliedrica personalità del Timorasso. Una varietà che riesce sempre a stupire chi crede che i vini bianchi piemontesi siano caratterizzati da una struttura modesta e da una scarsa capacità di evoluzione nel corso degli anni. Proprio per testimoniare il corpo importante e il grande potenziale di invecchiamento di questa tipologia, il Derthona spesso viene soprannominato “Barolo bianco”.
L’abbinamento con il Montebore, antico formaggio prodotto con latte crudo misto, dalla tipica forma a torta nuziale, è l’esempio perfetto di come le eccellenze di un unico territorio si sposino meravigliosamente fra loro.
“Le Mute” 2023 – G. Bosio

Raro vino prodotto a partire da due varietà a bacca rossa semisconosciute, presenti in Val Susa fin dall’antichità, Becuét e Avanà.
L’esuberanza aromatica e la morbidezza del Becuét sono perfettamente bilanciate dalla vibrante freschezza dell’Avanà. Inoltre, la scelta di far riposare il vino solo in acciaio e in bottiglia lascia ai varietali la più totale libertà di espressione. Il risultato è un sorso estremamente piacevole, testimonianza di come sia possibile creare vini dal gusto contemporaneo impiegando uve storiche, tipiche della tradizione vitivinicola locale.
“Rubiolo” Canavese DOC Nebbiolo 2023 – Alberand

Un’espressione di Nebbiolo che si discosta da quelle alle quali siamo stati abituati per lungo tempo. In questo caso a rubare la scena non sono complessità e potenza, ma la grande eleganza che questa straordinaria varietà sa esprimere anche in gioventù, senza necessariamente dover attendere anni prima di trovare il giusto equilibrio. Così, il re dei vitigni a bacca rossa si avvicina alle nostre tavole di tutti i giorni, con semplicità e finezza, senza mai perdere la propria essenza, come solo i veri nobili sanno fare.
Vini Tre Cavatappi – Untold
Fra i corridoi del Salone del Vino abbiamo incontrato anche alcune delle eccellenze premiate con i Tre Cavatappi, massimo riconoscimento della guida Untold – Quello che non è ancora stato detto del vino.
- Barolo DOCG Monvigliero 2021 – Ramello Gianni e Matteo: carattere unico e fortemente identitario del luogo in cui nasce. Questo vino rivela una finezza setosa, attraverso tannini ben percettibili, che non aggrediscono, ma -al contrario- accarezzano.
- “Anssèma” Nizza DOCG 2018 – Cascina Giovinale: l’inconfondibile acidità della Barbera è domata e ben integrata, donando freschezza all’interno di un ricco ventaglio aromatico in cui spiccano note eteree e di cacao.
- “Altromondo” Grignolino del Monferrato Casalese DOC 2023 – Hic et Nunc: frutti rossi succosi e un potpurri di fiori scuri caratterizzano il piacevole bouquet di Altromondo, in cui la sapidità gioca un ruolo fondamentale nel rendere il sorso snello ed equilibrato.
