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Valtènesi, il vino di una notte simbolo della dolce vita

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Rosa, profumato e saporoso: il vino perfetto per accompagnare un aperitivo in riva al lago, durante una sera di inizio estate, mentre il cielo si tinge d’arancio e i fiori colorano le morbide colline circostanti. È il Valtènesi Riviera del Garda Classico DOC, emblema delle vacanze italiane di molti turisti stranieri, ma anche rappresentante d’eccellenza dei rosati del Bel Paese.

Attenzione, però, a non lasciarsi ingannare dalle apparenze, perché leggerezza non sempre implica semplicità, frivolezza e volubilità alle mode passeggere. Al contrario, a volte rappresenta qualcosa di talmente radicato in un luogo da diventare un vero e proprio portavoce, in grado di far conoscere quel territorio e i suoi preziosi frutti al mondo intero.

La storia del Valtènesi

Chiamato dai Romani “mare interno”, il lago di Garda fin dall’antichità è stato identificato come luogo perfetto per l’agricoltura, grazie al clima mite e al terreno fertile. Le prime testimonianze di coltivazione della vite nella zona della Valtènesi, infatti, risalgono proprio all’epoca romana.

Successivamente, la viticoltura ha preso sempre più piede in questo territorio, tanto che la qualità dei vini qui prodotti inizia a divenire un simbolo di prestigio sociale. La pagina più importante della storia del rosato del Garda (e non solo) è stata scritta alla fine del XIX secolo, più precisamente nel 1896.

In tale anno, infatti, viene codificata per la prima volta la tecnica della vinificazione in rosa del Groppello, grazie a Pompeo Molmenti, senatore del Regno d’Italia. In seguito al matrimonio con la nobildonna Amalia Brunati, egli si trasferisce sulle sponde del lago di Garda. Storico dell’arte e appassionato viticoltore, ispirato dalla bellezza, dalla raffinatezza del paesaggio gardesano e dai suoi viaggi in Francia, Molmenti prova a vinificare le uve di Groppello tramite una lavorazione più delicata.

Dopo una pigiatura leggera, lascia gli acini a contatto con le bucce solo per poche ore (da qui la definizione “vino di una notte”) e ottiene la celebre colorazione rosa tenue ancora oggi tanto apprezzata. Nasce, dunque, il cosiddetto “metodo Molmenti”, che ha cambiato il destino dei vini qui prodotti.

Da questo momento in poi sempre più produttori della zona adottano tale tecnica di vinificazione, perfezionandola e trasformando i vini rosa nel simbolo del territorio.

Il lavoro dei viticoltori gardesani ottiene nel 1967 il riconoscimento della DOC Riviera del Garda Bresciano. Dopo una serie di modifiche, nel 2016 la denominazione assume l’attuale appellazione di Riviera del Garda Classico DOC, con la possibilità di indicare la sottozona Valtènesi.

Il terroir e i vitigni del Valtènesi

Siamo nel punto più a nord d’Europa dove crescono ulivi, limoni capperi e agavi: ciò suggerisce la presenza di un clima mediterraneo, pur essendo in Lombardia. Il merito è chiaramente del Lago di Garda, che mitiga gli inverni e rinfresca le estati, grazie anche ai due venti che spirano fra queste valli, l’Ander e il Peler.

suoli morenici, rimodellati nel corso dei millenni da quattro glaciazioni, sono ricchi di minerali e costituiscono un substrato drenante ottimale per le viti. Inoltre, donano ai vini finezza, sapidità e una struttura che ne definisce la personalità, tutt’altro che esile.

In una cornice così particolare, trova un habitat perfetto il Groppello, vitigno a bacca rossa autoctono, non facilmente adattabile in altri luoghi. Sono circa 500 gli ettari vitati con tale varietà, che rappresenta il cuore pulsante del Valtènesi Riviera del Garda Classico DOC. Ai vini di questa denominazione l’uva regala note di piccoli frutti rossi e spezie. Può essere vinificata sia in rosso che in rosato.

Le altre varietà più frequentemente impiegate insieme al Groppello per i vini rosé sono Marzemino, Barbera e Sangiovese.

Il Consorzio Valtènesi

“Per noi il rosé non è solo un vino, ma un’emozione liquida, che racconta storie di fatica, passione e amore per la terra” -afferma Paolo Pasini, presidente del Consorzio- “La nostra missione è quella di preservare e far crescere questa eredità, producendo vini che siano autentici ambasciatori della nostra cultura, della nostra storia e della nostra identità.”

Sono 102 i produttori appartenenti al Consorzio. I due terzi vinificano e imbottigliano direttamente, valorizzando una filiera corta, trasparente e familiare, con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale.

La produzione totale della denominazione è stimata intorno a 3 milioni di bottiglie all’anno, delle quali oltre 2,4 milioni sono rappresentate dalla varietà rosata.

Il progetto Rosé Connection

Nasce a maggio 2022 la sinergia fra Valtènesi e Provenza, attraverso un progetto che mira a unire la storicità e l’impegno di queste due aree fortemente vocate per i vini rosati.

“Oggi uniamo le forze con un’ambizione comune: far riconoscere i nostri territori come riferimento assoluto per i rosé d’eccellenza, grazie a una qualità che nasce dalla tradizione, ma guarda al futuro”, dichiara Juri Pagani, co-direttore del Consorzio Valtènesi.

La Prima del Valtènesi

Il 23 marzo i vini rosati di questa denominazione hanno fatto il debutto ufficiale in società, nel corso di un evento dedicato alla stampa e ai professionisti del settore. Tuttavia, la loro presenza sul mercato è legata al giorno più romantico dell’anno. Simbolicamente, infatti, si è scelto il 14 febbraio come data per l’immissione in commercio della nuova annata.

Durante l’evento siamo stati accolti nell’incantevole scenario offerto dalla Casa del Vino della Valtènesi, sede del Consorzio, a Puegnago del Garda. Qui, dopo un light lunch vista lago, abbiamo potuto partecipare a una masterclass volta a raccontare le caratteristiche e il potenziale del territorio. Infine, l’utilissimo confronto con i produttori presenti ai banchi di assaggio ci ha permesso di comprendere appieno l’anima rosa del Garda.

La degustazione alla cieca

La masterclass, guidata dal sommelier AIS Artur Vaso, ha focalizzato l’attenzione su territoriostile produttivodifferenze fra parcelle e annate. Inoltre, ha evidenziato la versatilità di questi rosati, in grado di accompagnare pietanze molto diverse, solo modificandone la temperatura di servizio.

primi tre campioni degustati, tutti del 2025, hanno svelato le peculiarità conferite ai vini da diverse aree della Valtènesi. Le variazioni di colore e dei profili organolettici, dovute soprattutto a differenti stili produttivi, hanno permesso di ipotizzare abbinamenti con portate molto varie. Le proposte suggerite spaziano dalla calamarata con bisque di gamberi, fino a piatti tipici della zona, come coregone fritto o faraona al burro. Un’altra ottima opzione è rappresentata da formaggi locali di media stagionatura.

Caratteristica comune, la succosità, ha dominato i tre assaggi. Al naso i vini hanno regalato un ventaglio aromatico in cui si sono alternati delicati sentori floreali, golose fragoline di bosco, melograno e intriganti note speziate.

Gli altri tre campioni degustati hanno posto l’accento sul potenziale evolutivo dei Valtènesi rosati, spesso considerati -erroneamente- vini da bere solo in gioventù. Le annate 2024, 2023 e 2022, anche in questo caso di produttori diversi, hanno dimostrato una capacità di evoluzione davvero interessante. Inoltre, hanno rivelato una struttura insolita per dei rosé, supportata dalla spiccata sapidità.

Al naso sentori di spezie più marcati, liquirizia, tè e kombucha hanno affiancato le note di frutti succosi riscontrate nei primi tre assaggi.

Gli abbinamenti suggeriti variano dai piatti tipici della zona, come il manzo all’olio, fino ad arrivare ai gusti decisi di alcune cucine etniche.

Una masterclass che ci ha mostrato il caleidoscopico orizzonte dei rosati della Valtènesi, decisamente più ampio e meno scontato di un semplice aperitivo in riva al lago.

Le bottiglie della masterclass “svelate” al termine della degustazione alla cieca
Claudia Pescarolo
Claudia Pescarolo
Metà piemontese e metà veneta, nelle mie vene non può che scorrere vino. Formazione scientifica, animo classico e profonda curiosità sono i miei ingredienti principali. Dopo la laurea in Medicina Veterinaria, il diploma di Sommelier e il master in Comunicazione per il Settore Enologico, ho deciso di dedicarmi alla mia missione: raccontare storie di vino, di persone, di passione e di grande bellezza.

Untold

"Untold - Quello che non è ancora stato detto del vino" è la prima edizione della guida ai vini d'Italia di Decanto distribuita in volume cartaceo e App nel 2024.

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