C’è un momento, tenendo in mano una bottiglia di diciassette anni, in cui si trattiene il fiato. Non per reverenza. Per dubbio. ed è quello che ho provato tenendo in mano il Solus Pianirossi 2008. Un vino che non nasce da una denominazione storica con secoli di letteratura alle spalle e non porta il peso di un nome già famoso. Eppure, questo vino, ha risposto con una freschezza che non mi aspettavo. E con una frutta che, invece di essere sparita, si è semplicemente trasformata.
Pianirossi e la Maremma di Cinigiano
Il progetto nasce per volere di Stefano Sincini, innamoratosi dei paesaggi della Maremma durante gli studi a Siena. L’obiettivo era creare qualcosa di proprio in un territorio allora ancora ai margini della scena vinicola toscana. Nasce così la tenuta Pianirossi, nel comune di Cinigiano, in provincia di Grosseto.

La posizione conta. Siamo nella Maremma meridionale, leggermente nell’entroterra, nell’areale del Montecucco. A nord, il fiume Orcia segna il confine naturale con il territorio di Montalcino. Il clima è mediterraneo, ma l’altitudine e le escursioni termiche rallentano la maturazione e tengono alta l’acidità. È questo dettaglio, più di ogni altro, a spiegare quello che ho trovato nel bicchiere.
La tenuta conta circa 25 ettari, di cui 14 a vigneto. Tutto il lavoro in vigna è manuale, con un approccio biologico che non è una scelta di marketing ma una postura coerente con il resto: i tetti della struttura ricettiva isolati in sughero riciclato, l’acqua calda prodotta da pannelli solari, l’impianto fotovoltaico installato nel 2014 a servizio della cantina.
La gamma
Pianirossi produce sei etichette. Tre rossi: il Solus e il Pianirossi come Toscana IGT, il Sidus come DOC Montecucco. La Fonte è il rosso in purezza, un Montecucco Sangiovese DOCG affinato in legno francese. Completa la gamma il Sabine, rosato da breve macerazione, e il Noctua, Vermentino DOC Maremma Toscana. Una produzione contenuta, coerente con chi preferisce fare poche cose con attenzione.

L’uomo dietro al Solus Pianirossi 2008: Ferrini e Viaud
Pianirossi ha una firma enologica riconoscibile nelle sue fasi fondative. Carlo Ferrini, fiorentino, laureato in agraria, ha trascorso oltre un decennio al Consorzio del Chianti Classico prima di avviare nel 1991 una carriera da libero professionista. Il suo portafoglio di consulenze parla da solo: Barone Ricasoli, Casanova di Neri, Brancaia, Poliziano, tra gli altri. Con Pianirossi ha scelto i vitigni e impostato lo stile produttivo, individuando in quel terroir un potenziale che non era ancora stato messo a fuoco. Su questo è sempre stato diretto: il grande vino si costruisce solo in vigna.
Oggi la guida enologica è di Julien Viaud, che ha proseguito il lavoro avviato da Ferrini. Le annate più recenti del Solus confermano una continuità di stile.
Il Solus Pianirossi 2008: un blend maremmano fuori dagli schemi
Il Solus è un Toscana IGT rosso. Nessuna denominazione, nessun disciplinare che vincoli le proporzioni. La composizione è 45% Sangiovese, 45% Montepulciano e 10% Alicante. Non è una formula di compromesso: è una scelta costruita su quello specifico terroir.
Il Montepulciano non è un vitigno toscano di tradizione. Portarlo su questi versanti in quota paritaria con il Sangiovese serve a costruire struttura, colore e morbidezza tannica nel tempo. L’Alicante, di origine iberica ma ben adattato alla Maremma, aggiunge profondità cromatica e sostanza polifenolica.
I vigneti si trovano a circa 200 metri sul livello del mare, con esposizione sud e sud-ovest, su terreni a medio impasto.

La fermentazione avviene con macerazione in acciaio a temperatura controllata. Il vino svolge la malolattica, poi affina 12 mesi in tonneaux da 500 litri di rovere francese. La scelta del tonneaux non è casuale: rispetto alla barrique da 225 litri cede meno legno per unità di volume. È il contenitore giusto per chi vuole integrare senza coprire.
L’annata del Solus Pianirossi 2008
Il 2008 è stato un millesimo eterogeneo a livello nazionale. Al Nord e nelle zone interne del Centro le difficoltà sono state reali. La Toscana costiera e la Maremma hanno avuto un’altra storia: uve sane, nessun problema fungino, settembre e ottobre asciutti che hanno allungato la raccolta e completato la maturazione fenolica. Non è stata un’annata di concentrazione spinta. È stata un’annata di equilibrio, con acidità integrate e tannini costruiti per durare.
Il Solus Pianirossi 2008 ne è la conferma diretta.
Degustazione del Solus Pianirossi 2008: diciassette anni dopo
Il colore è il primo dato. Rosso rubino ancora vivo, con un bordo granato che segnala l’evoluzione senza cedere al mattone. La luce passa nel bicchiere senza incontrare opacità. Non è la trasparenza di un vino esaurito: è quella di un vino che ha ancora qualcosa da dire.

Al naso la freschezza arriva subito, e non è scontata. Non la freschezza vibrante di un vino giovane, ma quella tesa di un profilo aromatico ancora in movimento. I sentori primari si sono trasformati: la ciliegia fresca è diventata ciliegia sotto spirito, la prugna è matura fino al confine con l’essiccazione. In sottofondo note di tabacco, cuoio accennato, spezie dolci che ricordano l’affinamento in rovere senza dichiararlo. Il legno non si percepisce più come tale. È stato assorbito completamente.
In bocca l’ingresso è morbido. Il corpo tiene. I tannini a diciassette anni sono integrati e setosi, senza asperità, ma anche senza quell’aridità che segnala un vino che ha già dato tutto. L’acidità si conferma al sorso come un filo che allunga il finale e mantiene la beva viva. La persistenza è generosa. Il finale riporta le stesse note fruttate e speziate dell’apertura, con una chiusura balsamica netta.
Un vino che sa ancora dove vuole andare. Forse è al picco. Forse manca ancora qualcosa. Di certo non ha ancora finito il suo percorso.
Abbinamenti
La struttura residua e l’acidità integrata del Solus Pianirossi 2008 chiamano abbinamenti con carni importanti. Un piccione arrosto con jus ristretto funziona bene: la persistenza del vino regge la concentrazione del piatto. Un cinghiale in umido alla maremmana è la scelta più coerente con il territorio: la sapidità della selvaggina si bilancia con la morbidezza tannica. Anche un pecorino di media stagionatura, con la pasta compatta e una punta di piccante, dialoga correttamente con le note fruttate evolute e la speziatura del vino.
Valutazione finale
In conclusione di questo articolo mi piace sottolineare come il Solus Pianirossi 2008 non sia un vino da museo. È un vino da stappare, da versare, da discutere. Diciassette anni non lo hanno piegato. Lo hanno reso più preciso, più coerente con se stesso. La freschezza che ancora possiede non è un caso: viene da un’annata equilibrata, da un’altitudine che ha rallentato la maturazione, da un blend pensato per durare.
Le schede tecniche parlavano già di ottime capacità di invecchiamento. Nel bicchiere, la conferma arriva senza bisogno di aggiunte.
