Tra i Migliori Brunello di Montalcino, sicuramente, per noi di Decanto, rientra a pieni voti il “Benducce 570” di Tornesi che nasce in un contesto artigianale e profondamente legato al territorio ilcinese. L’azienda Tornesi, infatti, ha sede nel podere Le Benducce, sulle colline di Montalcino: circa 5 ettari di vigneto condotti in biologico per una produzione annua di poco inferiore alle 30.000 bottiglie.
Il Sangiovese è il protagonista assoluto: Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino, Brunello Riserva, IGT Le Benducce e, al vertice, il cru Brunello di Montalcino “Benducce 570”. Quest’ultimo nasce dalle vigne più alte, collocate intorno ai 570 metri di altitudine, su suoli ricchi di galestro, bene esposti e costantemente ventilati. Il vino, quindi, combina maturità di frutto, spessore tannico e una freschezza incisiva che diventa tratto identitario.

Il Premio Tre Cavatappi di Decanto
Fatte le dovute premesse è bene ricordare che Brunello di Montalcino “Benducce 570” ha ricevuto il nostro più prestigioso riconoscimento ovvero i Tre Cavatappi di Decanto. Questo premio rappresenta il massimo riconoscimento assegnato ai vini che superano a pieni voti la degustazione alla cieca. Per ottenerli non basta la semplice correttezza tecnica: servono coerenza stilistica, profondità, aderenza al terroir e la capacità di lasciare un segno emotivo in chi assaggia.
Il Brunello di Montalcino “Benducce 570” di Tornesi entra in questa ristretta cerchia, posizionandosi come uno dei riferimenti tra i Brunello di impostazione territoriale, con una lettura ilcinese di alta quota che privilegia equilibrio, tensione e progressione gustativa.
La valutazione dei giudici di Decanto
La nostra commissione ha sintetizzato così il profilo del vino:
«Calore mediterraneo temperato da freschezza balsamica, dove l’integrità tannica sostiene un edificio gustativo di rara coerenza. Le spezie dolci danzano con frutti rossi macerati, creando una tensione sensoriale che trasforma la degustazione in esperienza compulsiva. L’aderenza al terroir raggiunge purezza assoluta, definendo il canone di tipicità montalcinese.»
Queste parole mettono in luce tre aspetti chiave: la capacità del vino di coniugare calore e freschezza, la solidità della struttura tannica e la forte riconoscibilità territoriale. Il Brunello di Montalcino “Benducce 570” viene così interpretato come un Brunello che non si limita a rispettare il disciplinare, ma ambisce a diventare un modello di tipicità ilcinese.
Il format di Untold
“Untold – Quello che non è ancora stato detto del vino” è il progetto editoriale con cui abbiamo scelto di raccontare il vino italiano andando oltre le semplici schede tecniche. Le degustazioni si svolgono alla cieca, ma il giudizio finale integra diversi livelli: precisione stilistica, aderenza al terroir, personalità espressiva e capacità del vino di trasformarsi in racconto.
In questo contesto, i Tre Cavatappi non sono soltanto un simbolo di qualità assoluta ma anche il riconoscimento di un equilibrio raro tra territorio, mano del produttore e identità del vino. Il Brunello di Montalcino “Benducce 570” rientra in questa categoria: un Brunello che parla il linguaggio ilcinese con un tono personale, leggibile e coerente.
Storia della cantina e attività correlate
Di generazione in generazione, nella famiglia Tornesi si sono tramandati l’amore e la passione per la propria terra. L’attaccamento alle origini è rimasto sempre saldo nel tempo ed ogni membro della famiglia è nato, vissuto e ha lavorato all’interno dell’azienda, contribuendo a farla crescere anno dopo anno.
Oggi l’azienda è punto di riferimento per gli amanti dal Sangiovese ma soprattutto per chi cerca i migliori Brunello di Montalcino legati al territorio.
L’azienda ha sempre prodotto vino, ma è nel 1967 che Gino Tornesi iscrive le vigne al Brunello, diventando uno dei primi soci del Consorzio come produttore e non ancora come imbottigliatore. Sarà il figlio Maurizio a compiere il passo successivo, avviando l’attività produttiva e commerciale nel 1993 con la prima annata di Rosso di Montalcino e, nel 1998, con il Brunello, vendemmia 1993.
Oggi l’azienda può contare su una nuova cantina, realizzata nel 2009, dotata di attrezzature moderne ma fedele a uno stile classico e tradizionale, con una struttura interamente in pietra e sasso che dialoga in modo naturale con il paesaggio ilcinese.
Da marzo a ottobre la cantina apre le sue porte ad appassionati e turisti, desiderosi di conoscere l’anima di Montalcino. Sulla Terrazza Panoramica del Cuculo, affacciata sulla Val d’Orcia e sul profilo del Monte Amiata, è possibile degustare i vini dell’azienda in abbinamento ai prodotti tipici della tradizione toscana.
Migliori Brunello di Montalcino: “Benducce 570” racconto di passione e territorio
Il Brunello di Montalcino “Benducce 570” è il cru che più di ogni altro sintetizza l’identità dell’azienda Tornesi: un Sangiovese di alta quota pensato per raccontare, in modo diretto, un preciso frammento di territorio ilcinese.
Le vigne da cui nasce sono situate intorno ai 570 metri di altitudine, su suoli di galestro affiorante, con esposizioni ventilate e marcate escursioni termiche fra giorno e notte.
In questo contesto pedoclimatico, il Sangiovese matura con maggiore gradualità, preserva acidità e sviluppa una trama tannica fine ma autorevole.
Il risultato è un Brunello che si inserisce con naturalezza nel panorama dei migliori Brunello di Montalcino legati al territorio: meno orientato alla potenza fine a sé stessa, più concentrato sulla profondità, sulla tridimensionalità del sorso e su una chiusura lunga, sapida, nitidamente territoriale.
Filosofia produttiva per produrre uno tra i migliori Brunello di Montalcino
La filosofia produttiva di Tornesi è saldamente ancorata alla tradizione ilcinese, ma interpretata con attenzione moderna alla sostenibilità. I vigneti del podere Le Benducce sono condotti in biologico, con rese contenute e lavorazioni manuali nelle fasi chiave del ciclo vegetativo, dall’allegagione alla vendemmia. L’obiettivo è preservare l’integrità dell’uva e trasferire nel bicchiere il carattere del suolo e del microclima, condizione indispensabile per aspirare con credibilità alla categoria dei migliori Brunello di Montalcino.
Per il Brunello di Montalcino “Benducce 570” la vinificazione avviene in tini di grandi dimensioni, con fermentazioni gestite senza forzature e con macerazioni prolungate, pensate per estrarre struttura e complessità senza irrigidire il tannino.
L’affinamento prosegue in botti di rovere di Slavonia di capacità importante, che consentono un’evoluzione lenta e graduale.
Ne deriva un profilo in cui il legno rimane al servizio del frutto, la concentrazione non è un fine in sé e la freschezza resta l’asse portante della beva.
Non solo vino: altre eccellenze del territorio
Accanto alla produzione di vino, l’azienda Tornesi cura anche un’importante tradizione olivicola. Nel podere Le Benducce sono presenti circa 450 piante di olivo, anch’esse collocate intorno ai 570 metri di altitudine. Da queste nasce l’Olio Extravergine di Oliva aziendale che arricchisce il quadro produttivo e contribuisce a mantenere vivo il paesaggio agricolo tradizionale.
In alcune annate la cantina produce anche distillati legati al mondo del Brunello, come la grappa da vinacce di Sangiovese, proseguendo idealmente il racconto del vitigno oltre il vino.
Vino, olio e ospitalità compongono così un sistema integrato di eccellenze che rafforza l’identità del podere Le Benducce e colloca Tornesi tra le realtà più rappresentative di Montalcino per chi cerca autenticità territoriale con un focus specifico sui migliori Brunello di Montalcino.
Recensione del “Benducce 570” tra i migliori Brunello di Montalcino
Nel calice il Brunello di Montalcino “Benducce 570” si presenta con un rubino profondo e nitido, attraversato da riflessi vivi che richiamano la luce nitida delle vigne di quota. La consistenza è fitta ma non pesante, come se il vino portasse dentro di sé la stessa tensione che si avverte camminando tra i filari affacciati sulla Val d’Orcia.
La degustazione del Benducce 570
Al naso non racconta solo frutta: i profumi di ciliegia matura e piccoli frutti rossi sembrano salire dai filari del versante sud-occidentale di Montalcino, tra i borghi di Castelnuovo dell’Abate e Sant’Angelo in Colle, dove le vigne guardano il profilo del Monte Amiata e accompagnano lo sguardo verso la Val d’Orcia. Le note di erbe officinali, resina e sottobosco rimandano alle fasce boschive che incorniciano il podere Le Benducce, mentre accenni di spezie dolci, tabacco biondo e una traccia ferrosa riportano alla concretezza del suolo, alla pietra e alla terra smossa che circondano la cantina.
In bocca la coerenza con il territorio ilcinese è ancora più evidente: l’attacco è ampio, quasi caldo, ma immediatamente sorretto da una freschezza verticale che ricorda l’aria più sottile delle altitudini. Il tannino, fitto e saldo, ha la stessa solidità dei muri in pietra della nuova cantina, ma resta perfettamente integrato nella materia. Il sorso avanza per strati, alternando densità di frutto, tensione acida e una sapidità che sembra risalire dai sassi del galestro.
Quella “tensione sensoriale” evocata dai nostri giudici nasce proprio da questo equilibrio fra calore mediterraneo e freschezza di quota: non c’è alcun compiacimento estrattivo, bensì una progressione che invita continuamente al sorso successivo.
Il finale è lungo, asciutto, attraversato da ritorni di frutti rossi, erbe aromatiche e spezie fini, e lascia in bocca una sensazione netta di luogo. È qui che il “Benducce 570” si colloca con naturalezza tra i migliori Brunello di Montalcino di ispirazione territoriale: non perché lo dichiari l’etichetta, ma perché ogni fase della degustazione rimanda, senza deviazioni, al podere e alle colline che lo circonda
Alcuni abbinamenti gastronomici
Il Brunello di Montalcino “Benducce 570” è un vino che chiede piatti all’altezza del suo profilo territoriale.
Nella cucina toscana di terra trova il suo terreno ideale: la bistecca alla fiorentina e le carni alla brace valorizzano la struttura del vino, mentre la sua freschezza di quota pulisce il palato dalla succulenza e dalla grassezza.
Sui piatti di cacciagione il legame con il territorio si fa ancora più evidente: cinghiale in umido, lepre in salmì, pappardelle al ragù di cinta senese sono abbinamenti naturali, in cui la trama tannica del “Benducce 570” sostiene la ricchezza delle preparazioni senza sovrastarle.

In chiusura di pasto, il vino dialoga egregiamente anche con i pecorini toscani stagionati, accompagnati da pane toscano e Olio Extravergine di Oliva: nel bicchiere il Brunello di Montalcino, nel piatto i prodotti della stessa terra.
È in momenti come questi che il “Benducce 570” conferma la sua appartenenza alla famiglia Tornesi ma soprattutto a quella dei migliori Brunello di Montalcino: non solo per la sua struttura e la sua complessità, ma per la capacità di tenere insieme cucina, territorio e memoria gustativa.
