Per capire meglio l’Oltrepò Pavese oggi si può partire da una mappa. Quella realizzata da Alessandro Masnaghetti è la prima vera cartografia vitivinicola dell’area e mette nero su bianco differenze che, assaggiando i vini, si percepiscono già: vallate, altitudini, esposizioni e vigneti molto diversi tra loro.
Il lavoro, accompagnato da un manuale e da una rappresentazione tridimensionale, è stato uno dei temi centrali di OltreGusto Oltrepò Terra di Pinot Nero, la due giorni che il 7 e 8 settembre ha riunito a Voghera produttori, stampa e operatori. Sul fronte del vino, l’appuntamento ha portato all’Istituto Gallini 32 cantine e oltre cento etichette in degustazione.
L’area interessata dalla produzione consortile supera gli 11.500 ettari vitati e conta circa 25 milioni di bottiglie all’anno. I vigneti si distribuiscono soprattutto tra quattro vallate — Versa, Scuropasso, Coppa e Staffora — dalla pianura verso l’Appennino. Le vigne si trovano in genere tra i 120 e i 550 metri di altitudine, con pendenze che in alcuni casi raggiungono il 30 per cento. Numeri e differenze che spiegano quanto sia riduttivo parlare dell’Oltrepò come di una zona uniforme.

A Voghera, però, il centro del discorso è stato soprattutto il Pinot Nero. Nel giardino dell’Istituto Gallini, tra i banchi delle 32 cantine presenti e oltre cento etichette in assaggio, la stessa uva cambiava forma da un tavolo all’altro: Metodo Classico DOCG, blanc de noirs, rosé e Pinot Nero vinificato in rosso.
Da un banco all’altro, lo stesso vitigno passava quindi dalla bollicina al rosé fino al rosso fermo. Il walk around tasting permetteva di confrontare direttamente interpretazioni diverse, mentre la degustazione alla cieca consentiva di assaggiare i vini senza conoscere il produttore, concentrandosi sulle differenze tra un calice e l’altro.
Su questa maggiore chiarezza sta lavorando anche il Consorzio. «L’obiettivo è dare un’offerta chiara e creare una vera piramide di posizionamento», spiega Francesca Seralvo, presidente del Consorzio. Un lavoro che parte dal Metodo Classico e che ora riguarda anche i vini fermi. «Dare valore ai vini, ai vigneti e fare in modo che l’Oltrepò venga riconosciuto per quello che è».
Classese, il ritorno di un nome storico
In questo percorso è tornato anche un nome storico: Classese. Nasce nel 1984, dall’unione di “Classico” e “Pavese”, quando alcuni produttori scelgono di distinguere con un nome preciso il Metodo Classico da Pinot Nero dell’Oltrepò. Nel 2025 il Consorzio lo ha recuperato all’interno del progetto di rilancio della DOCG, riportandolo sulle bottiglie attraverso un marchio collettivo.

Il legame con il Pinot Nero, del resto, viene da lontano. Il vitigno arriva in Oltrepò nell’Ottocento e nel 1865 Augusto Giorgi di Vistarino produce a Rocca de’ Giorgi un Metodo Classico da Pinot Nero, considerato il primo blanc de noirs della zona. Nel 1984 arriva Classese, nel 2007 il riconoscimento della DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico e nel 2025 il recupero del nome insieme al nuovo percorso avviato dal Consorzio.
Il recupero di Classese riporta così in primo piano una storia iniziata oltre un secolo e mezzo fa. Oggi il lavoro consiste anche nel spiegare meglio da dove arrivano i vini e quali differenze esistono tra una zona e l’altra.
Una mappa per leggere vigneti e vallate
Il lavoro di Masnaghetti serve soprattutto a questo. Non soltanto agli addetti ai lavori: permette di collocare un vigneto, capire in quale valle si trova e leggere con maggiore precisione le diverse aree produttive. «È uno strumento utile per raccontare l’Oltrepò e anche per comprendere meglio il nostro territorio», dice Seralvo.

Per i produttori significa poter legare una bottiglia non soltanto alla denominazione, ma anche a una valle, a una quota e a un vigneto preciso. Informazioni che aiutano a spiegare perché due Pinot Nero nati a pochi chilometri di distanza possano avere storie e provenienze diverse.
Classese rimette in circolo un nome che appartiene alla storia dell’Oltrepò; il lavoro di Masnaghetti permette di leggere meglio i vini di oggi. In mezzo ci sono i produttori, chiamati a rendere più riconoscibili differenze che nei vigneti esistono già. Il Pinot Nero resta il punto di partenza. Il resto passa dalla capacità di raccontare meglio dove nasce e chi lo produce.
