Se vi chiedessi “che cos’è la bellezza?”, di certo ciascuno di voi mi darebbe una risposta differente. Ciò che viene percepito attraverso i sensi, infatti, è estremamente soggettivo e dunque variabile. Quello che rimane uguale per tutti è la sensazione di profondo benessere che qualcosa di bello provoca, indipendentemente dalla causa che l’ha generata.
C’è chi apprezza di più la natura, chi l’arte, chi il relax, chi la scoperta, chi la cura dei dettagli, chi il cibo e naturalmente ci siamo noi, che siamo affascinati dal buon vino. La tenuta della famiglia Isolabella della Croce riesce a racchiudere tutto ciò in un unico, meraviglioso luogo.
La storia dell’azienda
Nel cuore dell’Alta Langa Astigiana, fra la Val Bormida e la Val Belbo, si trova il paesino di Loazzolo, che dà il nome a una delle più piccole DOC italiane. Qui, a 500 metri sul livello del mare, circondata dai boschi e rinfrescata dalle brezze marine, che arrivano dalla vicina Liguria, sorge la cantina.
È il 2001 quando l’avvocato penalista milanese Lodovico Isolabella della Croce, attratto dalla bellezza e dalla potenzialità di questo luogo, decide di acquistare i terreni dove realizzare l’azienda vitivinicola. Oggi, insieme al figlio Luigi, anch’egli avvocato, gestisce la tenuta.
I 15 ettari di proprietà, con i vigneti adagiati sui ripidi pendii incastonati nei boschi, regalano scorci incantevoli. Alcuni di essi, come quelli di Moscato bianco, risalgono ai primi decenni del secolo scorso.

Il legame di questa famiglia con il vino, in realtà, nasce ben prima degli anni 2000. Nella seconda metà del 1800, infatti, Egidio Isolabella della Croce, affascinato dai distillati e dalle piante officinali, si dedica alla produzione di liquori e soprattutto di Vermouth. La sua creatività porta alla nascita di una bevanda a base di Moscato, dando vita all’iconica etichetta Isolabella High-Life. Inoltre, è proprio grazie a Egidio che vengono realizzati il celebre Mandarinetto e l’Amaro 18 Isolabella.
L’esperienza immersiva nella bellezza di Borgo Isolabella Wine & Vermouth Relais
Incorniciate dagli spettacolari vigneti, sorgono la cantina e la sala degustazione, dove è possibile assaggiare non solo i vini, ma anche i Vermouth dell’azienda. Accanto, la struttura si sta pian piano trasformando, per dare la possibilità ai propri ospiti di vivere a 360° questo piccolo angolo di paradiso. Sono così nate sette residenze curate nei minimi dettagli e una piscina a sfioro immersa nel verde, con un panorama mozzafiato. Inoltre, a breve vedranno la luce una boutique SPA e altre tre stanze sopra di essa.

Non solo: nella tenuta è presente un locale destinato all’esposizione di opere d’arte, realizzate da vari artisti, in collaborazione con noti galleristi della zona. IZart Gallery, questo il suo nome, nasce dall’idea congiunta di Luigi Isolabella della Croce e dell’artista Owen Zaccagnino. Al momento ospita la mostra “Dalla Terra alla Terra”, in collaborazione con GART Arte Contemporanea di Neive. La collezione unisce la ricerca di otto artisti in un dialogo orientato all’equilibrio tra ecosistemi ed esseri umani, attraverso linguaggi, tecniche e materiali differenti.
Infine, per chi ama la scoperta e la natura, la struttura offre la possibilità di effettuare suggestive escursioni al chiaro di luna fra i vigneti, in compagnia dell’ornitologo Marco Mastrorilli. Nel corso delle uscite, Marco insegna a riconoscere i richiami di diversi volatili crepuscolari presenti in questa zona, come l’Allocco e il raro Succiacapre.
L’azienda vitivinicola Isolabella della Croce
All’interno di questa cornice idilliaca si colloca la cantina vitivinicola. I 15 ettari vitati ospitano gli antichi vigneti di Moscato bianco e le tre differenti vigne di Pinot nero, fra le quali la Vela, spettacolare impianto sulle ripide pendici di una collina. Inoltre, sui terreni calcarei della proprietà, sono allevati Barbera, Chardonnay, Sauvignon blanc e Riesling renano.
L’azienda ha avviato il progetto “Terra Protetta”, che prevede l’eliminazione dell’utilizzo di prodotti chimici in campo. Si è posta l’obiettivo di valorizzare gli impervi terreni di quest’area, che richiedono un impegno costante, basato sul lavoro esclusivamente manuale, a causa delle importanti pendenze.

“Siamo consapevoli di avere in dote un patrimonio naturale unico, che appartiene prima di tutto a se stesso, oltre che a chi ne sa riconoscere il valore. Non potremo decodificare tutti i segreti di questo terroir così particolare, ma impegneremo le nostre forze per proteggerlo e perpetuarlo. Inoltre, saremo sempre grati per ogni vendemmia, che saprà raccontarci una storia di umana dedizione e di fruttuosa alleanza con la natura”, ha dichiarato Luigi Isolabella della Croce.
Molto importante nella produzione dei vini è l’innovativa tecnologia Vinooxygen, brevettata dall’enologo aziendale Andrea Elegir. Questo sistema garantisce la preservazione delle caratteristiche peculiari del varietale, permettendo, inoltre, la riduzione dei solfiti aggiunti e dell’impatto ambientale. L’obiettivo principale è il mantenimento dell’integrità degli aromi primari delle uve, soprattutto per le varietà aromatiche e semi aromatiche.

Viaggio alla scoperta di Isolabella della Croce attraverso diverse vendemmie di Sauvignon blanc, Pinot nero, Barbera e Moscato bianco
Il cuore pulsante della tenuta è il vino, che, a seconda delle varietà da cui nasce, riesce a esprimere le diverse personalità di questo luogo incantevole.

Sauvignon blanc 2024 e 2020
Abbiamo iniziato con l’elegante esuberanza di due annate molto differenti fra loro di Sauvignon blanc. La 2024, caratterizzata da abbondanti piogge, ci ha regalato profumi intensi e intriganti, come pompelmo rosa e maracuja, più che vegetali. Appena versato nel calice il vino prodotto nella calda annata 2020, si sono sprigionate intense note di idrocarburi e pietra focaia, oltre ai caratteristici sentori tipici del varietale. In entrambi i casi, in bocca non sono mancate sapidità e freschezza, anche se quest’ultima è ovviamente risultata più spiccata nel primo assaggio.
Bricco del Falco 2021, 2015 e 2011
I successivi Bricco del Falco, tutti Pinot nero 100%, nati dalle uve di tre differenti parcelle, hanno permesso un confronto fra tre anni piuttosto caldi. Il primo, 2021, ha regalato al naso intense note di piccoli frutti rossi, spezie, sentori boisé e in bocca una vibrante acidità. Il secondo, 2015, ha mostrato un’eleganza straordinaria: intriganti aromi di frutti di bosco maturi, arancia sanguinella e spezie dolci si sono sprigionati appena versato nel calice. L’assaggio è stato caratterizzato da un perfetto equilibrio e una grande finezza.
L’ultimo Pinot nero, 2011, è stato prodotto quasi esclusivamente con le uve di una sola delle tre vigne presenti negli altri due, a causa dell’annata particolarmente calda, che ha messo a dura prova i vigneti più giovani. I piccoli frutti rossi in confettura e le note balsamiche ne hanno caratterizzato il bouquet, meno speziato rispetto al precedente. Ottimi sia l’equilibrio che la piacevolezza in bocca.
Nizza DOCG 2020, 2017 e 2014
Abbiamo proseguito la degustazione con tre Nizza DOCG, pura espressione di un territorio in cui la Barbera dà il meglio di sé. Il primo vino, vendemmia 2020, ha regalato intensi sentori di frutti rossi croccanti e una notevole struttura, bilanciata dalla tipica acidità. Il successivo, 2017, prodotto in un anno molto caldo, si è rivelato ricco, con spiccate note eteree, oltre che fruttate. All’assaggio, il corpo importante è stato ben sostenuto da una freschezza ancora vibrante. L’ultimo Nizza DOCG, figlio della piovosa annata 2014, è risultato meno concentrato dei precedenti, ma dotato di buon equilibrio e notevole eleganza, sia al naso che in bocca.
Canelli DOCG 2025 e Moscato d’Asti DOCG Canelli 2017
Hanno chiuso la degustazione due spumanti dolci, in grado di dimostrare il grande potenziale del Moscato bianco, sia in gioventù, che, inaspettatamente, dopo anni in bottiglia. Il frutto della vendemmia 2025 ha regalato all’olfatto l’esuberanza tipica del vitigno, con sentori floreali, di salvia e pesca bianca. In bocca la buona sapidità ha bilanciato la dolcezza.
Decisamente sorprendente il secondo vino, prodotto nel 2017, caratterizzato da note evolutive di idrocarburo e balsamiche davvero molto intriganti e piacevoli. Ancora ben presente il perlage, sia alla vista che all’assaggio, così come la sapidità, in grado di contrastare perfettamente la morbidezza. Dato che all’epoca ancora non esisteva la DOCG Canelli, in etichetta si trova la vecchia dicitura “Moscato d’Asti DOCG Canelli”.

Solìo – Loazzolo DOC 2010 Isolabella della Croce
Questo viaggio nella bellezza non avrebbe potuto concludersi diversamente se non con una delle più preziose perle enologiche italiane, che nasce proprio qui. La DOC Loazzolo, infatti, risulta essere la più piccola denominazione del nostro Paese, in quanto l’area di produzione comprende solo il territorio dell’omonimo comune.
Protagonista è il Moscato bianco, che regala un vino passito raro, ricco e intenso, molto adatto all’abbinamento con i formaggi, oltre che con i dolci. In particolare, è sublime l’accostamento con un’altra eccellenza del territorio, la Robiola di Roccaverano DOP. Noi l’abbiamo provata in diverse stagionature, prodotte dalla pluripremiata Azienda Agricola Stutz di Mombaldone.
Proprio questo connubio perfetto fra Solìo e le Robiole di Roccaverano ci ha dimostrato come a volte la bellezza non sia qualcosa da ammirare solamente, ma anche e soprattutto da assaporare.



