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Barolo Monvigliero 2021 Ramello Gianni & Matteo

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C’è una geografia sentimentale del Nebbiolo, prima ancora che geologica: Verduno. In questa geografia, occupa un posto appartato, quasi di confine.
Siamo nel settore più settentrionale della denominazione Barolo, dove le colline smettono di rincorrere Alba e cominciano a guardare il Tanaro. Il fiume, poco distante, non è un dettaglio da cartolina: incanala brezze fresche che ogni sera risalgono i pendii, temprano le notti e restituiscono al Nebbiolo un’acidità viva, una tensione aromatica che altrove, nei versanti più riparati, si fa più rara.

Il suolo racconta la stessa storia per altra via: marne di Sant’Agata Fossili di età tortoniana, calcaree e bluastre, si intrecciano qui a formazioni elveziane più antiche, in parte si può considerare un unicum nel panorama del Barolo. Ne discende uno stile immediatamente riconoscibile: Nebbiolo alti di tono, speziati, mai muscolari, poggiati sul floreale con tocco leggero; un microcosmo produttivo compatto quanto raro nel contesto delle Langhe. E qui spicca Monvigliero.

L’azienda Remello Gianni & Matteo

Gianni Ramello non nasce produttore ma lo diventa e la differenza non è trascurabile.
Per generazioni la famiglia ha coltivato le vigne prima del nonno, poi del padre, restando semplice fornitrice di uve. È solo nel 2000 che Gianni compie il passo imbottigliando in proprio e trasformando un mestiere agricolo in un progetto enologico. Oggi, assieme al figlio Matteo, conduce un azienda dalle proporzioni minute: appena tre ettari vitati, una scala che assume i contorni della piena artigianalità familiare, che infatti l’azienda rivendica come valore e non certo come limite. ‘Poter vedere ogni giorno tutte le mie vigne’ dice Gianni: mica un vantaggio da poco.

La gamma è quella classica del territorio, Dolcetto, Barbera, Favorita, Nebbiolo e Verduno Pelaverga, coltivata su suoli diversi. Il Dolcetto alle Pisote, la Barbera ‘Nonno Mentin’ sulle sabbie alla sinistra del Tanaro, il Nebbiolo da Barolo nella storica sottozona di Rocchettevino. È un catalogo che testimonia un rapporto capillare, quasi cartografico, con la Langa; e in questo quadro il Monvigliero di Verduno rappresenta un’incursione mirata nel cru più prestigioso del comune, un atto di ambizione silenziosa più che di espansione.

Caratteristiche del vino, dei territori e delle vigne

Gianni e Matteo Ramello
Gianni e Matteo Ramello

Il Monvigliero non è un cru fra tanti; è, per unanime consenso critico, il Grand Cru di Verduno. Venticinque ettari disposti ad anfiteatro naturale, esposizione sud e sud ovest pressoché integrale, altitudine fra 240 e 300 metri: la fascia altimetrica “classica” dove risiedono i grandi nomi del Barolo. Qui il Nebbiolo matura con pienezza mantenendo intatta la fragranza, complice un microclima ventilato dalla vicinanza del fiume, che tiene a bada l’afa estiva senza mai compromettere la maturazione fenolica.

La raccolta, al netto dell’andamento dell’annata, avviene a partire dalla seconda metà di Ottobre, con una resa volutamente contenuta, funzionale a concentrazione senza rinunciare a bevibilità. Dopo la pigiatura inizia la fermentazione che si protrae per 15/20 giorni in vasche di cemento, quindi 30 mesi di legno piccolo per sole 350 bottiglie.
Il Nebbiolo, qui, non insegue la potenza; sussurra il dettaglio.

Barolo Monvigliero 2021: equilibrio e precisione

Senz’altro da annoverare tra le annate di gran pregio: un inverno nevoso a ricostituire le riserve idriche profonde, un’estate asciutta ma mai sull’orlo del collasso, una gelata di inizio primavera che sfiora appena le quote più basse senza lasciare cicatrici insanabili.
A fare la differenza è settembre, con le sue notti fresche e i giorni ancora caldi; la ricetta giusta per un Nebbiolo che matura senza fretta, acino piccolo e concentrato.
A Monvigliero, anfiteatro rivolto a mezzogiorno, fanno il resto le marne calcaree, capaci di trattenere umidità in profondità proprio quando la pioggia si fa merce rara; la vendemmia, come da tradizione del cru, arriva fra le prime del comune.
Nel calice, il risultato non è muscolo; è carezza. Sale, rosa, balsamicità, un tannino cesellato più che scolpito.

Degustazione

Rosso rubino luminoso, appena velato da un orlo che vira all’arancio. Un’unghia sottile, ma già eloquente, che promette un’evoluzione in bottiglia già in cammino per la sua strada. Non è il colore fitto e scuro di certi Serralunga; è una veste più trasparente, coerente con un cru che gioca sulla luce più che sulla densità.

Al naso l’apertura è floreale, come da manuale del Cru: rosa canina, rosa selvatica appena schiusa, un cenno di violetta che si perde in fretta. Segue il frutto, ciliegia matura più che marasca, prugna rossa in controluce; poi la vaniglia, timbro netto dell’affinamento in legno piccolo, che qui non copre ma incornicia. Lasciandolo qualche minuto nel calice l’assetto aromatico si sposta: emergono liquirizia, un filo di tabacco biondo, spezie dolci che ricordano la cannella e una punta di pepe. Un naso che si racconta con le giuste pause, senza strafare; cangiante, se vogliamo usare la parola giusta, ma mai disordinato.

In bocca l’attacco è morbido, quasi disarmante per un Barolo di questa giovinezza. La freschezza acida lo sostiene senza asprezze, mentre il tannino, fitto ma già di grana fine, si stende sulla lingua più che inciderla. Lo sviluppo richiama da vicino il naso, spezie delicate e tabacco, con un ritorno di frutto maturo a centro bocca che allunga la sensazione di pienezza. La chiusura è calda, avvolgente, piuttosto lunga e coerente, mai sbrigativa.

Un Barolo Monvigliero 2021 già godibile oggi, per chi ama il Nebbiolo nella sua fase più aromatica e meno austera, ma con margini evolutivi evidenti, che promettono nel giro di cinque o sei anni un affinamento verso il registro terziario, cuoio e sottobosco in primo piano.
Stapperemmo una bottiglia già ora, per il piacere immediato che regala; ne lasceremmo altre in cantina, per scoprire dove arriverà.

Possibili abbinamenti

Carni rosse arrosto o brasate, selvaggina da piuma, formaggi stagionati: la trilogia classica, dove tannino e acidità sostengono grassezza e sapidità senza fatica. Più audace, per chi ama osare, l’abbinamento con il cioccolato fondente a fine pasto, che il finale morbido del vino sostiene senza sfigurare.

Conclusione

Il Barolo Monvigliero 2021 di Ramello Gianni & Matteo racconta due storie che si sovrappongono senza confondersi: quella di un cru fra i più vocati d’intera Langa, capace di trasformare l’esposizione sud e la marna tortoniana in finezza pura, e quella di una famiglia che ha scelto la piccola scala come metodo, non come destino. Non è un vino che grida ma semmai sussurra, con la sicurezza di chi sa di avere ragione.
Da bere già ora per la sua morbidezza davvero generosa per un Barolo giovane, ma con margini evolutivi evidenti per chi sapesse attendere. Un’espressione elegante di Verduno, firmata da chi Verduno non la abita, ma la rispetta.

Barolo Monvigliero 2021 - Ramello
Barolo Monvigliero 2021 – Ramello

Untold

"Untold - Quello che non è ancora stato detto del vino" è la prima edizione della guida ai vini d'Italia di Decanto distribuita in volume cartaceo e App nel 2024.

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