La coltivazione della vite si estende su tutta la superficie del territorio francese, fino al 50esimo grado di latitudine nord, oltre il quale è impossibile per le condizioni climatiche troppo estreme.
La tradizione storica enologica fa della Francia di oggi un Paese leader a livello mondiale sia per la coltivazione di uva, con i suoi 840 mila ettari vitati, sia per la produzione di vino, con 37.4 milioni di ettolitri (dati Agreste 2025). Ovviamente il settore vitivinicolo svolge un ruolo di importanza centrale nell’economia nazionale e parte del segreto del successo è stata la capacità innata francese di comunicare l’unicità del loro prodotto al resto del mondo.
La Francia è diventata modello di riferimento per tutte le altre nazioni per il suo alto livello di qualità ed il numero di eccellenze. L’importanza della viticoltura francese quindi rende la classifica dei vitigni più coltivati in Francia piuttosto rilevante.
Le “radici” della vite in Francia: dalle origini alla classifica dei vitigni più coltivati oggi
La tradizione enologica in Francia ha origini antichissime. Nel VI secolo a.C. i Greci fondarono Massalia, l’attuale Marsiglia e introdussero la vite, ma furono i Romani due secoli dopo a dare il via alla viticoltura e all’enologia, edificando città e diffondendo la cultura del vino in tutta la Gallia.
Le prime piantagioni si collocarono nell’attuale Corsica, Languedoc-Roussillon, Rodano meridionale e in Provenza, si espansero per via fluviale lungo il corso del Rodano e così raggiunsero la Borgogna e la Champagne. A testimonianza di ciò troviamo citazioni di Plinio il Vecchio, nella sua monumentale “Naturalis Historia”. Nonostante la notorietà della zona Bordolese, qui l’inserimento della vite avvenne più tardi attraverso le vie navigabili degli affluenti della Garonna.
Nel Medio Evo gli ordini monastici diedero un impulso decisivo alla coltivazione della vite per la produzione di vino per uso liturgico, tanto che la conformazione del vitigno francese dell’epoca può essere considerata simile a quella odierna, così come la selezione dei vitigni. Si deve ai monaci Cistercensi e ai Benedettini la protezione della viticoltura dalle invasioni germaniche e barbariche, oltre che lo sviluppo delle tecniche basilari di vinificazione, su cui si fonda l’enologia moderna. Fu ancora il Clero a gettare le basi per la classificazione attuale delle Appellattion d’Origine Contrôllée, selezionando, mappando e delimitando i migliori territori.
Il Rinascimento è l’epoca che pone le fondamenta del concetto di “terroir” poiché i vigneron francesi in questo periodo scelsero di specializzarsi e diversificare per regione, selezionando varietà di vitigni che si adattassero naturalmente alle condizioni pedoclimatiche dell’ambiente, riducendo la necessità di interventi umani. Minimizzare i trattamenti chimici e l’irrigazione, riallacciandosi ai vitigni e alle tecniche agronomiche storicamente utilizzate in un determinato contesto, è un concetto estremamente contemporaneo di sostenibilità.
Cruciale per la viticoltura francese fu l’anno 1850, poichè la fillossera sbarcò da New York a Roquemarque, nell’area di Chateauxneuf du Pape, distruggendo il vigneto. Il popolo francese non si fece abbattere dal dramma naturale e ricostruì il patrimonio, puntando prima sui vitigni e tecniche ad alta resa, scelta che si dimostrò economicamente errata, poi svoltando sul rapporto specifico vitigno-territorio, via storica culturalmente già radicata, che si rivelò vincente e decretò l’inizio del percorso che portò al successo e alla odierna classifica dei vitigni più coltivati in Francia.
I vitigni più coltivati in Francia: la classifica
Ecco la classifica dei primi dieci vitigni più coltivati in Francia, in ordine decrescente:
- Merlot – 111.400 ettari
- Ugni Blanc – 97.364 ettari
- Grenache Noir – 82.286 ettari
- Syrah – 66.352 ettari
- Chardonnay – 47.010 ettari
- Cabernet Sauvignon- 45.185 ettari
- Sauvignon Blanc – 32.078 ettari
- Cabernet Franc – 31.375 ettari
- Carignan – 27.658 ettari
- Gamay – 24.398 ettari
Secondo i dati aggiornati al 2025, la classifica deivitigni più coltivati in Francia mostra una predominanza di varietà a bacca rossa, anche se la bacca bianca sta riducendo il divario.
Il Merlot, il vitigno più coltivato in Francia.

Il Merlot è il vitigno più coltivato in Francia e simbolo di Bordeaux. É chiamato anche “merleau””, “bigney rouge”, “petite merle”, “sémillan rouge” or “médoc noir” é una varietà antica che deve il suo nomignolo al merlo, uccellino dal piumaggio nero o marrone che è ghiotto dei suoi acini.
Il Merlot è il re della regione di Bordeaux rappresenta oltre il 60% dei vigneti impiantati con vitigni a bacca nera, con picchi del 70% a Libourne, 80% a Pomerol e 85% a Fronsac. È nato dall’incrocio di Cabernet Franc e Magdeleine Noir, è un vitigno abbastanza precoce, sensibile alle gelate primaverili e alla muffa, matura a fine settembre, primi di ottobre. Il suo grappolo è spargolo, alato, 1-2 ali e di media compattezza. Gli acini sono di grandezza media, sferoidali, con buccia pruinosa blu-nera di media consistenza. La produttività è generosa e si adatta facilmente.
I vini da uve Merlot, in generale, si caratterizzano per un colore rosso rubino con sfumature violacee molto profonde. Il vino nel calice sviluppa una palette aromatica di grande finezza ed eleganza, evocando ricordi di frutta scura come la ciliegia nera, prugna e mora, fiori di peonia, insieme a note di cioccolato, vaniglia e spezie. Quando coltivato in terreni argillosi da il meglio di sé, allora i vini emanano note eleganti erbacee, terrose e fumé. I vini da uve Merlot sono morbidi e corposi, robusti e alcolici.
La regione di Bordeaux è contraddistinta da differenti climi e terreni, per questo viene prodotta una vasta gamma di vini, suddivisi in 6 famiglie. La quarta famiglia è rappresentativa del mondo del Merlot e si colloca in un preciso territorio formato dal Libournais, esteso da Fronsac passando per Saint-Èmilion, finisce a sud con Castillon-la-Bataille. Il Libournais è geograficamente al centro della seconda macrozona di Bordeaux, la famosa riva destra della Gironda. Il Libournais è il territorio tra i fiumi Isle e la Dordogna, definito “culla dei grandi Bordeaux di Libourne”. Il Merlot qui rappresenta circa il 70% della superficie vitata.
La fama mondiale dei vini rossi da Merlot è legata alle AOC Saint-Emilion e AOC Pomerol.
Il Pomerol è un morbido e verdeggiante altopiano a 40m s.l.m, i vigneti sono incastonati tra il fiume Barbanne, la città di Libourne e la zona di Saint-Emilion. È una AOC piuttosto piccola, di soli 800 ettari, molto frazionata nelle proprietà, molto eterogenea nei terreni: troviamo argilla, sabbia e grave. Qui troviamo nomi illustri di Château come Petrus, La Conseillante e L’ Évangile, famosi per la predominanza del Merlot che costituisce fino a circa il 95% della cuvée.
I vini da uve Merlot di Pomerol hanno un colore inteso, dal rubino al granato a seconda dell’evoluzione. Il profumo è complesso, dominano le tonalità scure della frutta e dei fiori, come la prugna secca, ma l’accento è sulla violetta, tipica del Merlot, su uno sfondo di tartufo nero, cuoio, liquirizia. Sono considerati vini solenni, potenti e morbidi, i cui tannini si iniziano ad apprezzare dopo 5/6 anni di evoluzione, ma reggono anche oltre 20 anni per quanto riguarda i grandi Chateau.
Saint-Émilion è la più antica area viticola del bordolese, qui il Merlot si allea al Cabernet franc nell’assemblaggio di vini rossi eleganti e raffinati. Nel taglio classico bordolese il Merlot prevale fino al 65% dell’uvaggio. La classificazione di Saint-Émilion è particolare, è nata nel 1855 , ma viene rivista ogni 10 anni. Si distinguono solo due categorie di vini, i Premier Grand cru Classè A e B, i Grand Cru Classé, altri St-Émilion possono essere descritti come Grand Cru.
Ugni Blanc, argento nella classifica dei vitigni più coltivati in Francia.
L’Ugni Blanc è il secondo vitigno della classifica dei vitigni più coltivati in Francia, nonchè il vitigno emblematico del Cognac e dell’Armagnac, per questo gran parte della superficie coltivata ad Ugni Blanc si trova nelle regioni di Charente, Charente-Maritime e in Guascogna, nel dipartimento del Gers, nelle Landes e nel Lot-et-Garonne. Lo Charentais è situato a 130km a nord di Bordeaux, nel sud/ovest della Francia, prende il nome dal fiume Charente che lo attraversa e sfocia nell’oceano Atlantico, è un territorio estremamente naturale, caratterizzato da bellissime foreste, colline e ..vigneti!
“Ugni Blanc” è il sinonimo francese di trebbiano toscano, é uno dei vitigni a bacca bianca più antichi introdotti in Francia, troviamo scritti di Plinio il Vecchio che ne parla e risalgono all’epoca romana. Sembra che l’ugni Blanc sia giunto in Francia del sud-ovest nel XIV secolo quando la corte pontifica si trasferì da Roma ad Avignone, splendida città nella Valle del Rodano meridionale, per poi scomparire da quella zona ed essere adottato nello Charentais con successo.
Il grappolo di Ugni Blanc è dilungato e stretto, compatto, di media grandezza, di forma cilindrica o conica, dotato di 1-2 ali. L’acino è medio/piccolo, sferoidale, con la buccia pruinosa e di colore giallo-verde. Si distingue per l’epoca di maturazione tardiva, la vigoria elevata e regolare. L’ottima adattabilità e l’alta acidità del vitigno, unita al basso contenuto di zuccheri e alla buona resistenza alle malattie, hanno fatto dell’ugni blanc il vitigno il protagonista del mondo dei distillati di alta qualità.
I vini base bianchi, fermi, prodotti da uva Ugni blanc per la distillazione si prestano molto bene a questo scopo perché caratterizzati da una elevata freschezza e personalità aromatica, associata ad una struttura equilibrata. Sono vini leggeri, con circa l’8% di alcol etilico. L’Ugni Blanc compone il 90% dell’uvaggio di questi vini base.
Se coltivato sui terreni calcarei dello Charentais, l’Ugni Blanc si esprime al suo massimo livello e il Cognac che ne deriva è riconoscibile per finezza ed eleganza, mentre per quanto riguarda l’Armagnac è il silicio nel terreno che fa la differenza, donandogli profumi raffinati e di classe, sostenendone il lungo invecchiamento. L’Ugni Blanc, quindi, è un vitigno fortemente influenzato dalla peculiarità del terroir e i distillati che ne derivano sono connotati da tipicità e personalità.

Grenache noir, bronzo nella classifica dei vitigni più coltivati di Francia.
La Grenache Noir è il vitigno più coltivato al mondo per la sua grande produttività e adattabilità a diverse condizioni pedoclimatiche, il terzo tra i vitigni più coltivati in Francia. É il vitigno di punta nella valle del Rodano meridionale, Provenza e Languedoc-Roussillon. Sta conoscendo le luci della ribalta, più che altro una sorta di rivalsa perché dopo anni in cui è stato sottovalutato, oggi gli esemplari di vino monovitigno hanno dimostrato la capacità della Grenache noir di dare straordinari prodotti.
La vera origine del Grenache è fonte di dibattito. Per molti storici la Grenache noir è il nome francese di un vitigno di origine spagnola, più precisamente del nord della provincia di Aragona, dove si chiama Granacha, importato in Francia dai pellegrini provenienti da Santiago de Compostela. Per altri storici la Grenache noir ha come terra di origine la Sardegna, dove è chiamato Cannonau e da lì si è diffuso in tutte le regioni dell’Europa attraverso le strade commerciali.
La Grenache è un vitigno generoso, vigoroso, adatto a climi caldi e secchi dei paesaggi mediterranei, resiste al vento di Mistral essendo coltivato ad alberello basso. Il grappolo è medio-grande, cilindrico-conico nella forma, compatto. Gli acini sono grossi, rotondi e molto succosi, con buccia consistente e blu-viola. Vitigno a maturazione tardiva, offre uve e vini di alta qualità poiché il sistema di allevamento ne riduce naturalmente la produttività: basse rese, migliore materia prima.
Vitigno celebre nella valle del Rodano meridionale, rappresenta la colonna portante dei blend di prestigio della AOC Châteauneuf du Pape. Il sottosuolo calcareo è caratteristico per i ciottoli affioranti alluvionali chiamati Galets, che immagazzinano il calore di giorno e lo rilasciano durante la notte, fungendo da termoregolatori e ricoprono il terreno rossastro in parte anche sabbioso. In generale la tonalità di colore dei vini è un bel rosso rubino, di media concentrazione, con riflessi granati. Al naso si liberano profumi di confettura di ciliegia e ciliegie sotto spirito, prugna secca e pot-pourri di fiori essiccati, pepe e cannella, tabacco e cuoio. In bocca i vini si distinguono per la potenza, la struttura, l’elevato grado alcolico e il finale lungo fruttato e speziato.
Fuori dalla AOC Châteauneuf du Pape, sempre nel sud del Rodano, ai piedi delle montagne dei Dentelles de Montmirail, troviamo il Grenache noir in alta percentuale nei blend delle eccellenze delle Appellation Gigondas e Vacqueyras. La AOC Gigondas con i suoi vigneti nella fascia più alta, sui terreni gessosi e sabbiosi, meglio esposti al sole, da vita a vini più eleganti e minerali, mentre con gli impianti più bassi, su terreni argillosi e ghiaiosi, vinifica rossi più caldi e strutturati. La AOC Vacqueyras offre invece vini più fini e immediati poiché coltivati su territori argillosi-sabbiosi-ghiaiosi.
La Valle del Rodano del sud è rinomata per gli eccellenti vinirosati da Grenache noir delle Appellation Tavel e Lirac, già conosciuti all’epoca di Luigi XV che li adorava per il loro colore lucido rosa salmone, il profumo intenso e fragrante di fragole e piccoli frutti di bosco. Le viti sono coltivate su terreni sabbiosi e calcarei che in bocca si traducono in sapori freschi e secchi.
Il Grenache noir è sinonimo di eccellenza anche nella regione della Provenza, coi vini rosati della AOC Côte de Provence, nata nel 1977. Questa area vitivinicola è fortemente complessa nella biodiversità: si passa dai pini, agli ulivi, alla lavanda profumata, alle erbe aromatiche. Le colline si estendono dall’entroterra e degradano ondulate dolcemente verso il mare, il clima mediterraneo, con estati secche e assolate e gli inverni miti, la rendono turisticamente apprezzabile tutto l’anno. Le viti crescono su terreni sabbiosi e granitici, ricchi di calcare e arenaria rossa, accarezzati dalle brezze marine, dando luogo a vini rosati leggeri, freschi, fruttati. L’unico rischio è il vento di Mistral, da cui le vigne sono protette con siepi e cannicciate.

Ultima zona francese da citare per la grande presenza di Grenache noir è il Languedoc- Roussillon, il vitigno qui viene impiegato per la produzione degli originali Vin Doux Naturel (VDN), il più famoso appartiene all’AOC Banyuls, si chiama Grand Cru, viene prodotto solo nelle annate migliori e il Grenache noir ne occupa il 75% dell’uvaggio. Il più particolare è il Rancio, vino lasciato invecchiare per alcuni anni al sole in botte di rovere o damigiane dette bonbonnes . Le vigne sono terrazzate, a picco sul mare, i terreni sono scistosi e di ardesia scura, i venti battono gli alberelli bassi delle vecchie viti e le uve sono lasciate appassire in pianta prima della vendemmia manuale poiché non temono le muffe. Si collocano al confine con la Spagna e nella sfida contro la Sardegna come terra madre della Grenache ahimè, forse questa è la prova con cui vince a mani basse.
Syrah, al quarto posto tra i vitigni più coltivati in Francia.
La Syrah sì, perché Syrah è al femminile, è il vitigno dei numerosi nomi: “Petit Syrah”, “Syrah”, “Syrah de l’Hermitage”, “Shiraz”, “Shiras”..

L’origine della Syrah è controversa. Una leggenda vuole che i Cavalieri Templari la avrebbero importato dal medio oriente alla Francia, più precisamente, al ritorno dalle Crociate, Henri Gaspard de Sterinberg, introdusse la vite nella zona di Tain-l’Hermitage, nella Valle del Rodano, dove il vitigno si è affermato. Alcuni storici affermano che provenga dalla capitale persiana di Shiraz, il moderno Iran, forse perché ai tempi in quella zona veniva prodotto un vino bianco chiamato Shiraz. La terza teoria è l’arrivo del vitigno in Francia dall’Egitto via Siracusa, grazie all’imperatore romano Marco Aurelio Probo.
In realtà la Syrah è un vitigno autoctono francese della Valle del Rodano, incrocio tra due vitigni francesi, il Mondeuse Blanche e la Dureza, confermato da una ricerca sul DNA che risale al 1998. Qui molti vigneron distinguono due varietà: il Petit Syrah, più raffinata dalla bacca più piccola e il Grosse Syrah, con bacca più grande, da cui nascono vini più complessi. Gli ampelografi non acconsentono a questa distinzione. Non è noto il periodo a cui risale la sua nascita, ma è possibile che già i romani lo conoscessero perché, come sempre, Plinio il Vecchio lo cita nella sua opera “Naturalis Historia” nominandolo “vitis allobrogica”.
La Syrah è caratterizzata da un grappolo di grandezza media, dalla forma allungata e cilindrica, semispargolo, in alcuni casi alato. L’acino è di dimensioni medie o medio-piccolo, la buccia è blu, pruinosa non molto consistente. Questo vitigno si contraddistingue per una produzione buona e costante se il clima è mediterraneo ma temperato, infatti ha scarsa resistenza alle avversità climatiche, soffre gli estremi sia di caldo estremo che di freddo. Il segreto del successo della Syrah nella Valle del Rodano è il moderato stress idrico causato dal clima caldo sulla pianta, che regala uve perfette da cui nascono grandi vini.
Il migliore vino da uve Syrah del mondo viene prodotto nella Valle del Rodano settentrionale, valle dal clima ostile e dai terreni difficili, precisamente nella AOC Hermitage. Degne di nota sono le AOC Côte Rôtie, AOC Saint-Joseph, AOC Cornas che comprendono vini in purezza o frutto di blend, ma con alte percentuali di Syrah, eccezionali per intensità e longevità.
L’ AOC Hermitage, si geolocalizza in corrispondenza della collina di Hermitage, che si eleva a sinistra di un’ansa del fiume Rodano, nelle vicinanze di Tain-Hermitage. Consiste in 137 ettari di vigneti di Syrah terrazzati, abbastanza ripidi, esposti ad un clima caldo e secco estivo che dona al vino morbidezze. Il terreno caratteristicamente composto da una miscela di granito, calcare e “arzelle”, miche e scisti, provenienti dal raffreddamento di rocce vulcaniche, regala al Syrah mineralità.
Il colore del Syrah dell’Hermitage è rosso rubino impenetrabile, i profumi sono intensi, fruttati e gli aromi speziati, provenendo dalla molecola rotundone. È un vino robusto, morbido e tannico, è necessario un lungo invecchiamento, almeno 10 anni, per apprezzare al meglio la complessità dei profumi e l’equilibrio gustativo.
L’AOC Côte Rôtie ovvero “costa arrostita”, è caratteristica per i terrazzamenti vitati su pendii scoscesi esposti a sud-sud/est e i vigneron praticano una viticoltura eroica. La Syrah regna senza rivali ed è l’AOC alternativa migliore alla Hermitage per vini di pregio. Consiste in 60 ettari di vigneto, sulla riva destra del Rodano, suddivisi in Côte Blonde, più a sud e Côte Brune, più settentrionale. La Côte Brune offre vini più strutturati e tannici, più alcolici, con maggior potenziale di invecchiamento, grazie ai terreni granitici con argilla e ossido di ferro.
I vini della AOC Saint-Joseph sono noti per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Il Syrah di questa AOC cresce nei vigneti sulla riva destra del Rodano, per un totale di 900ettari. Si ottengono vini eleganti e fruttati, la particolarità di questa zona è l’assemblaggio di una piccola percentuale di vitigni bianchi (10% max), nella produzione dei vini rossi.
Ultima e molto piccola, ma pur sempre significativa, l’AOC Cornas con i suoi 70 ettari vitati a Syrah. L’ottima esposizione e il terreno formato da mica e granito, coperto da sabbia e sassi alluvionali, donano ai vini monovitigno Syrah ottima qualità a ottimi prezzi. Fun-fact: è la prima AOC della valle che si vendemmia.
Lo Chardonnay: nella classifica dei vitigni più coltivati di Francia occupa il quinto posto.
Il nome deriverebbe dal piccolo comune di Chardonnay, in Borgogna, nel Maconnais, che ne rivendica la primogenitura, ma lo chardonnay viene citato nei testi già nel 700 come Chardenet o Pinot Blanc.
La teoria più accreditata è che derivi da un incrocio spontaneo di Pinot nero e Gouais blanc, la diffusione sarebbe merito dei monaci cistercensi.
Il grappolo del vitigno Chardonnay è compatto, di medie dimensioni, piramidale di forma, alato. L’acino è ovoide, medio, la buccia delle uve consistente, molto pruinosa e di colore verde intenso. È un vitigno precoce, dalla produttività regolare e abbondante, la vigoria è elevata, generosa, si adatta molto bene a diverse tecniche di coltura e a varie situazioni geografiche. Resistente alla peronospora, soffre l’oidio e la botrytis, così come il marciume. È sensibile alle avversità come umidità e gelate primaverili, anche se predilige i climi freschi e addirittura freddi. Detesta il caldo e la siccità.
I vini da uve Chardonnay di Borgogna sono il punto di riferimento assoluto per l’enologia mondiale, anche se solo dalla seconda metà del XIX secolo lo chardonnay si diffonde e consolida in Borgogna, giungendo oggi ad occupare la posizione dominante di vitigno a bacca bianca della regione, per di più quasi l’unico, rappresentando il 50% della superficie vitata. Montrachet, Meursault e Corton-Charlemagne sono nomi evocativi di assoluta eccellenza e fama.
La duttilità dello Chardonnay in vinificazione permette la realizzazione di vini bianchi secchi, leggeri o strutturati, nonché spumanti, sempre di alto successo.
La Borgogna occupa una posizione centro orientale nell’esagono francese. I vigneti della Borgogna si allungano da nord a sud per circa 250km tra Joigny e Mâcon. Si suddivide da nord a sud, in tre dipartimenti amministrativi: Yonne, Côte d’Or, Saône-est-Loire e quattro aree vitivinicole: l’Yonne, la Côte d’Or, la Côte Chalonnaise e il Mâconnais.
In Borgogna lo Chardonnay percorre due vie parallele di vinificazione: l’acciaio o il legno.
L’acciaio è la scelta principale della regione dello Chablis, dove esalta le note varietali più fresche, fragranti, fruttate e floreali, di acacia biancospino, mela, pompelmo, ananas, e vegetali. L’accento riconoscitivo è quello minerale, di pietra focaia e silex, esaltati dalla acidità e sapidità. Qui il paesaggio è costituito da morbide colline, i terreni sono calcarei e marnosi, le pendenze dolci con esposizioni sud-est, i vigneti sono isole distanziate tra loro. Il clima è piuttosto ostile, la temperatura invernale e primaverile è bassa, al limite per la coltivazione della vite, ma le estati possono essere addirittura torride. Tre fiumi mitigano il clima e sono lo Yonne, il Cure e lo Serein, sul quale troviamo la città di Chablis con i suoi 7 Grand cru e la cantina cooperativa storica “Le Chablisienne”. L’evoluzione arriva anche a 15 anni per i Grand cru.

Il legno è l’opzione tipica della Côte d’Or, mette in risalto sontuosamente la complessità, la morbidezza e la setosità dello Chardonnay, attraverso l’utilizzo della pièce bourguignonne da 228l o la piccola feuillette de Bourgogne da 114l, sia in fermentazione che maturazione. Il sentore caratteristico è il burro fuso, seguono il miele, la mandorla tostata e le arachidi, i fiori gialli e le spezie, la cipria e il tartufo bianco a piena maturità. Il finale lungo è qualità indimenticabile, freschezza e sapidità resistono nel tempo.
La Côte d’Or si allunga per 50 km, Il terreno è argilloso e marnoso, i vigneti occupano un unico versante, esposto a est/sud-est. Il clima è fresco e poco soleggiato, per cui le vigne non superano i 300mslm. Va sottolineato che a sua volta la Côte d’Or è suddivisa in Côte de Beaune, a sud e Côte de Nuits, più a nord, dedicata ai vini rossi.
La Côte de Beaune si estende per 26km, ma è nella parte centrale che lo chardonnay trova un habitat idilliaco perché il terreno è una miscela di marne, calcare e argilla. La venerata Côte des Blancs, da Meursault a Puligny-Montrachet e in parte a Chassagne-Montrachet, è l’area di espressione apice al mondo del vitigno Chardonnay.
Sono vini leggendari, che possono affinare in bottiglia dai 10 ai 30 anni nelle migliori annate.
Sesto tra i vitigni più coltivati di Francia: Cabernet Sauvignon.
Il Cabernet Sauvignon, per i wine lovers Cab-Sav o Bordo, è nato da un incrocio spontaneo tra Cabernet Franc e Sauvignon Blanc. La parentela è stata confermata da uno studio sul DNA del 1996. È un fatto insolito che una uva nera si mischi con una bacca bianca, ma il risultato è stato un vitigno così facile da coltivare e con ottimi risultati enologici, che è stato subito ben accolto dai monaci cistercensi fino a garantirne il successo odierno mondiale. È considerato un vitigno nobile, ricco di storia, tradizione e qualità.
I sinonimi francesi del Cabernet Sauvignon sono molteplici, virdure, petit Cabernet, bousquet-Sauvignon, carbonet, marchoupet. Il suo grappolo è piccolo, cilindrico-piramidale, compatto e con una ala molto pronunciata. L’acino ha media grandezza, forma sferoide e regolare. La buccia degli acini è spessa e consistente, di colore blu-nero, molto pruinosa. La polpa è abbastanza carnosa, ha una sapore dolce ed erbaceo, produce un succo incolore. Il Cabernet Sauvignon matura dall’inizio di ottobre fino a metà mese ed oggi, a causa del cambiamento climatico, il vitigno incontra difficoltà nella maturazione così tardiva, soprattutto nelle annate più fresche e piovose.
In generale i vini prodotti da uve Cabernet Sauvignon hanno un colore rosso rubino profondo con sfumature violacee, un naso molto intenso, elegante e fine, con sentori vegetali di peperone verde, riconoscimento principe, e fruttati, piccoli frutti a bacca nera, cassis in primis. All’esame gusto-olfattivo il vino è elegantemente fresco, morbido e provvisto di una potente struttura tannica. I vini da Cabernet Sauvignon raggiungono l’equilibrio gustativo dopo molti anni di invecchiamento, da giovani sono stilisticamente poco accessibili. Storicamente il Cabernet Sauvignon concorre nell’assemblaggio bordolese creando connubi perfetti, non è mai espresso come monivitigno.
Il Cabernet Sauvignon è il vitigno principe della terza famiglia enologica delle 6 del territorio vitivinicolo bordolese, chiamata “Mèdoc e Graves”. La coltivazione dei vigneti a Cab corrisponde ad un specifico territorio, posto sulla riva sinistra della Garonna e della Gironda, estesa da nord a sud per 70 km, larga dai 2 ai 5km, il cui terreno è fatto di sassi e ciottoli (le grave) ed è la prima macrozona del bordolese. La zona è una penisola triangolare circondata da acqua, i francesi affermano che il vino di alto livello derivante dal Cab sia decisamente dipendente dalla presenza delle acque dolci di qualità della Garonna e delle acque salmastre dell’estuario Gironda. I due fiumi e l’oceano tendono a mitigare il clima, soleggiato ma mai troppo caldo anche in estate e sempre umido e instabile a causa dalle perturbazioni atlantiche.
Il vino derivante dal Cab è strettamente correlato al terreno, risente estremamente della composizione del sottosuolo. Il terreno è povero, permeabile, ciottolo-sabbioso, il che consente alle radici delle viti di penetrare in profondità e di raccogliere tutti gli elementi nutritivi necessari allo sviluppo ottimale dell’uva. Il sottosuolo marnoso, argilloso e calcareo donerà eleganza e raffinatezza al vino, il legno della barrique modulerà la struttura tipicamente tannica del vitigno. Ricordiamo che questa macrozona è frutto di una bonifica durata 500 anni, in origine qui il terreno era proibitivo per la coltivazione della vite.

Le eccellenti espressioni di Cabernet Sauvignon si trovano nel Mèdoc. Il Mèdoc è il cono girondino, al confine nord della città di Bordeaux, qui nella AOC Haut-Mèdoc, corrispondente al territorio Haut-Mèdoc, sono da segnalare storicamente la AOC Pauillac e Margaux.
AOC Margaux: Il Cabernet Sauvignon qui può arrivare al 70% dell’uvaggio. I vigneti sono disposti su piccole dolci colline, tra i 6-24 mslm, dette croupes. Il colore di questi vini è il più intenso del Mèdoc, sono potenti, il tannino anche se irruente in gioventù, non è mai aggressivo anzi, arricchisce la struttura. Le bottiglie possono riposare tranquillamente 10/20 anni prima di essere degustate, a questo punto il tannino si fonde perfettamente con la morbidezza e dona una lunga persistenza, all’evoluzione completa si percepiscono le famose note olfattive di goudron.
AOC Pauillac: è la Appellation più titolata del Mèdoc, dei 18 cru classificati ben 3 sono Premier cru Classé, ovvero gli iconici Château Latour e Château Lafite Rothschild. Qui il vitigno Cabernet Sauvignon occupa il 60-80% dell’uvaggio, si esprime in modo prezioso nel colore, intenso e concentrato, nei profumi, ricchi e raffinatamente fumé, nel gusto, con un forte impatto nei sapori e tannino ricco. La potenzialità di evoluzione è di 25 anni.
Il Sauvignon Blanc e il settimo posto nella classifica dei vitigni più coltivati in Francia
Il sauvignon Blanc è il settimo tra i vitigni più coltivati in Francia, nonché il terzo vitigno a bacca bianca della classifica e il quinto internazionale.
Il nome Sauvignon deriva dal connubio di “sauvage” + “vignon”, ovvero “selvaggio vigneto”, riferendosi alla sua natura robusta e spontanea e alle sue foglie che ricordano quelle della vite selvatica. Per distinguerlo dal Cabernet Sauvignon si preferisce aggiungere il termine Blanc, ovvero bianco. Le analisi genetiche del vitigno Sauvignon blanc suggeriscono una parentela con il Savagnin Blanc.
La provenienza del vitigno Sauvignon è contesa tra due regioni vitivinicole, entrambe rappresentative di vini chiave a base di Sauvignon blanc a livello internazionale, ovvero la Valle della Loira e il Bordolese. Entrambe le regioni, ancora oggi, si distinguono per la alta percentuale di ettari coltivati a Sauvignon, rispettivamente il 26% e il 20%.
Il Sauvignon Blanc è un vitigno semiaromatico che matura nell’ultima decade di settembre. Il grappolo ha dimensioni medio-piccole, forma cilindrica alata ed è compatto. L’acino, di dimensioni medie, è rotondo, la buccia spessa e dura di un bel colore verde-oro. La polpa è piuttosto consistente, il succo un poco aromatico e dolce. Buono e costante nella produttività, al Sauvignon Blanc si associa una buona vigoria e una sensibilità alla formazione della muffa nobile, la nota Botrytis Cinerea.
Fun-fact: negli anni 80 il suo riconoscimento aromatico veniva associato in modo poco elegante alla pipì di gatto, per il suo carattere erbaceo.. oggi si preferisce descriverlo in termini più tecnici come “bosso” o “foglia di pomodoro”. In evoluzione compare nel bouquet una nota fumé, per cui il vitigno Sauvignon Blanc qui viene chiamato Blanc Fumé.
In generale il vino prodotto da uve Sauvignon Blanc ha un colore brillante giallo paglierino, con sfumature verde/oro proprio come quelle della buccia. Al naso è molto intenso, vegetale e fruttato, i riconoscimenti sono appunto il bosso, la foglia di pomodoro, il pompelmo e la pesca. In bocca il vino è intenso, molto elegante, fresco e sapido, caldo e strutturato, con il finale lungo vegetale.

La Valle della Loira è una area vitivinicola lunga 800km molto varia, sia per i vitigni che per i terroir, spesso associata solo alle AOC Sancerre e/o Pouilly-Fumé e riassunta nel Sauvignon Blanc. Queste due AOC si trovano nel secondo settore della Loira, partendo da monte a valle, il cosiddetto “Centre-Loire”.
AOC Sancerre. Qui il sesto vitigno più coltivato di Francia viene vinificato in purezza, dando luogo a vini ampi nei profumi, complessi al gusto, predisposti all’invecchiamento. È limitativo associarli al bosso e alla foglia di pomodoro, è più un gioco fine di note vegetali ed erbacee varietali, iodio, pietra focaia che vira su profumi di frutta bianca, come la pera, pesca, mandarino, lime e pompelmo che evolvono in frutta esotica. I terreni sono in maggior percentuale ghiaioso-ciottolosi, poi calcareo-argillosi, seguono conglomerati siliceo-argillosi di silex e in piccola parte kimmeridgiani, il che dona una freschezza tagliente e sapidità elegante al vino. Sancerre è una cittadina arroccata sopra una altura a 356mslm, circondata da 3000 ettari di vigneti.
AOC Pouilly-fumè. È il cugino altrettanto noto del Sancerre, ma meno talentuoso. Si trova sulla sponda opposta, la destra, allo specchio di Sancerre. La AOC comprende 1400 ettari vitati a Sauvignon Blanc, su terreni di marne, calcare, argille e silice, i vini ricalcano il modello del Sancerre bianco, ma risentono di più del fiume, risulta un prodotto con caratteri varietali più marcati e più robusto.
Il Bordolese è la seconda zona vitivinicola francese ricca di vigneti di Sauvignon Blanc. Qui il vitigno numero sei della classifica dei vitigni più coltivati di Francia viene vinificato in uvaggio per la produzione dei Sauternes, vini dolci botritizzati di pregio elevatissimo e cifre inavvicinabili. Con il nome Château d’Yquem, Premier cru Superieur dalla classificazione del 1811, si identifica il numero uno al mondo dei vini di questa categoria.
AOC Sauternes. Lungo le sponde della Garonna, dove confluisce il fiume Ciron, troviamo la AOC leggendaria. Le acque del piccolo affluente, più fresche, sono indispensabili per creare la nebbia mattutina che dà vita alla Botrytis cinerea. Il periodo lungo e secco che ne segue è essenziale per favorire la disidratazione degli acini, arricchendone la composizione in zucchero e glicerina, calandone l’acido tartarico e il malico. Il vino che se ne ricava è un nettare dal colore oro antico e ambrato, a seconda dell’evoluzione, dolce e sapido, setoso e corposo. Spiccano al palato note di miele, cera d’api e albicocca, profumi così ampi e complessi che sono quasi indescrivibili, i francesi lo chiamano “goût de roôti”, ovvero frutti “arrostiti” al sole, mela cotogna e agrumi, frutti gialli, con un riconoscimento speziato di zafferano sorprendente.
Ottava posizione per il Cabernet Franc
Il Cabernet franc è l’ottavo vitigno della classifica dei più coltivati in Francia. Nell’antica Grecia veniva chiamato “Kapnios”, Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia lo chiamava “vitis carbonica”, ora localmente è soprannominato “Breton”.
Il Cabernet franc è un nobile vitigno di origine acquitana che nel 1630 il Cardinale Richelieu contribuì a diffondere inviando delle barbatelle all’abate bretone Breton, il quale le fece piantare a Chinon, cittadina della Valle della Loira.
Il vitigno Cabernet franc è, assieme al Sauvignon Blanc, genitore del Cabernet Sauvignon, così come decretato dalle ricerche sul DNA svolte nel 1997.
Il Cabernet franc matura tra la prima e la seconda decade di ottobre, il suo grappolo è medio-lungo, piramidale, alato e spargolo. L’acino, di grandezza media, ha forma rotonda. La buccia spessa e consistente di colore blu-nero, è ricca di pruina. Caratteristico della polpa, carnosa alla masticazione, è il sapore dolce, molto erbaceo, vegetale, di peperone verde. È un vitigno abbondantemente produttivo, costante, di qualità ottima che solitamente sceglie forme espansive di allevamento: la pianta si sviluppa su una superficie ampia, in modo orizzontale o inclinato, richiedendo strutture di sostegno significative.
In generale i vini ottenuti da uve di Cabernet franc hanno un colore poco profondo rosso rubino con riflessi violacei sui bordi, profumi intensi particolarmente erbacei, delicatamente fruttati e speziati, con note leggere di grafite. All’esame gusto-olfattivo il richiamo alle note erbacee è significativo e dona persistenza, il vino è intenso, secco, strutturato, mediamente tannico e rustico.
Il vitigno Cabernet franc in Francia viene coltivato principalmente in due aree vitivinicole ovvero Bordeaux che è la sua terra di origine e la Valle della Loira, la zona di affermazione successiva. Esiste una forte dicotomia tra i due territori, che si basa sulla sua interpretazione ed uso profondamente diversi, che portano a stili di vino molto distinti, ma esploriamola nel particolare.
A Bordeaux viene usato principalmente come uva da assemblaggio, dove completa il Merlot e il Cabernet Sauvignon, dando vita a vini in genere più robusti e strutturati, bilanciati e complessi. L’affinamento in legno è pratica comunemente diffusa. É conosciuto con il nome di “Bouchet” nel Saint-Émilion, dove rappresenta il 20% delle uve a bacca rossa coltivate.
Nella Valle della Loira il Cabernet franc è spesso protagonista o viene vinificato in purezza. I vini sono più freschi e leggeri, vivaci. La produzione tende ad enfatizzare l’espressione varietale e le caratteristiche del terroir, con un uso assente o più moderato del legno. Il nomignolo locale “Breton” è un omaggio alla figura dell’abate che contribuì alla sua coltivazione e alla successiva nascita di vini di eccellenza locali.
Il secondo settore della Loira, il Val de Loire, precisamente nella terza porzione a ovest di Tours, la Anjou-Saumurais, si distingue per la produzione di vini rossi. Il vitigno Cabernet franc, che qui rappresenta il 50% delle viti coltivate a bacca rossa, si esprime al meglio nelle AOC Chinon, Bourgueil, Saumur-Champigny, le cui altimetrie variano dai 50 ai 70 mslm. Il terroir è argilloso-calcareo, nell’Anjou si caratterizza per lo scisto rosso e l’ardesia, nel Saumurais per il gesso e il tufo, bourgueil e Chinon per le emersioni ciottolose alluvionali.
AOC Saumur-Champigny. I vigneti fitti sono disposti lungo il fiume che bagna le due cittadine, i vini da Cabernet franc qui sono noti per l’eleganza e la struttura.
AOC Chinon. É qui che nacque il nomignolo Breton. Il disciplinare consente di addizionare il Cabernet franc con una piccola percentuale di Cabernet Sauvignon, per cui i vini risultanti sono famosi per la loro morbidezza.
AOC Bourgueil. Dai vigneti dei pendii collinari dell’altopiano, le terrasse, nascono vini rossi da Cabernet franc da gustare in gioventù, fruttati. Invece, dai vigneti coltivati sui pendii più verso il fiume, le coteaux, si producono vini più strutturati degni di evoluzione in barrique.

Carignan, penultimo nella classifica dei 10 vitigni più coltivati in Francia
Il vitigno Carignan è originario della Spagna, probabilmente della zona di Aragona, della città di Carinena, ma è ampliamente coltivato in Francia soprattutto in Languedoc-Roussillon, con il nomignolo “legno duro” per la sua resistenza a siccità e vento, la sua adattabilità a terreni aridi.
La piena maturazione del Carignan avviene tra la prima e la seconda decade di settembre, il grappolo ha dimensioni medie, forma piramidale, è alato e compatto. L’acino ha grandezza media ed è ovoide, caratterizzato da una buccia di spessore medio, blu intenso, pruinosa. All’assaggio la polpa succosa ha sapore neutro.
Le viti di Carignan si distinguono per una produttività abbondante e costante, l’ottima vigoria. Sopravvivono oltre il secolo se ben protette dall’attacco dei parassiti a cui sono molto sensibili, così come all’oidio, alla peronospora e al marciume.
Il Carignan nell’epoca post fillossera fu utilizzato per la viticoltura di massa, le alte rese delle vigne di pianura, fino a 300 ettolitri per ettaro, si confacevano alla politica quantitativa scelta dai viticoltori sopravvissuti al dramma naturale. L’industrializzazione della viticoltura, la diffusione dei trattamenti chimici e l’enologia correttiva contribuirono alla sovrapproduzione e non rendevano giustizia al Carignan che non godeva di una ottima reputazione.
Dal 1907, epoca di ribellione alle sofisticazioni, alcuni vignaioli crearono un sistema di cooperative nel Languedoc-Roussillon, dando il via a un periodo di progresso e riscatto, volto alla qualità, che sfocerà con la costituzione delle AOC.
Nel 1980 il Languedoc-Roussillon, a causa dei bassi prezzi dei terreni, è stato meta di vignaioli che qui si sono trasferiti e insediati. Alcune famiglie indipendenti, grazie al loro ottimo lavoro hanno avuto successo e sono residenti ancora oggi, in continua contrapposizione con le cooperative e le enormi maison de négoce.
Sono questi vignaioli talentuosi che hanno reso possibile il riscatto del Carignan, recuperando le vecchie viti ad alberello di oltre 100 anni di età, che donano ai vini monovitigno buon gusto e tannini fini. In questa “ristrutturazione” la scelta di conduzione agronomica è di tipo biologico o biodinamico, le rese sono basse a favore della qualità delle uve, la tipologia principe è il vino rosso, per tradizione, ma i rosati sono in crescita, in risposta alla domanda del mercato.
Il vino prodotto da sole uve Carignan è di colore rosso rubino molto concentrato, all’olfattivo colpiscono le delicate note di lamponi, seguite da tabacco e cannella. All’esame gusto olfattivo si caratterizza per una grande intensità, la spalla acida e il tannino potente e aggressivo.
È un vino piuttosto ruvido, perfetto come vino da taglio o da blend anche per il colore carico, in effetti raramente lo si trova vinificato in purezza nel Languedoc-Roussilion. Infatti nelle AOC Coteaux du Languedoc, il Carignan occupa la maggiore percentuale negli uvaggi. Segue la AOC Minervois, nota per i blend di buona struttura e personalità.
La AOC Faugères, si distingue per i vini rossi di struttura, corpo e complessi, dal buon potenziale evolutivo, profumi di spezie e piccoli frutti rossi.
Dai terreni scistosi, ghiaiosi e calcarei della AOC Saint-Chinian nascono rossi e rosati di media struttura e fruttati.
La grande Appellation Corbières di 1500 ettari condotti da piccoli vigneron e cooperative, conta il 60% della superficie vitata a Carignan. I vini prodotti sono sempre in uvaggio, ma il calcare dona loro interessante eleganza e finezza aromatica.
Fun-fact: i vini delle Corbières tendono a ossidarsi perdendo il colore in pochi anni. Per ovviare a questo problema, esaltando la fragranza dei profumi e la freschezza del vitigno, alcuni produttori vinificano con la macerazione carbonica, che è procedimento originario delle Corbières, non del Beaujolais come si crede!
Passiamo al Roussillon. La AOC Côtes du Roussillon è la Appellation più vicina alla Spagna, con una forma ad anfiteatro, su tre lati i vigneti sono circondati da montagne e da un lato dal mare. Le vigne si trovano al centro naturale di un paesaggio di contrasti, il terreno è un patchwork di graniti, scisti, argilla, gesso, ghiaia e ciottoli, il sole brilla come in nessun’altra zona della Francia. Il Carignan qui è il vitigno più coltivato e dalla selezione dei migliori vigneti, con un originale passaggio in barriques, si producono vini gradevoli e ben fatti.
Ultimo nella classifica, il Gamay
Il Gamay è l’ultimo nella classifica dei vitigni più coltivati in Francia, nacque dall’incrocio di Pinot Nero e Gouais Blanc, prese il nome dall’omonimo villaggio situato in Borgogna e nel XIV secolo era molto diffuso nella regione. La coltivazione del Gamay si spostò più a sud dal 1395 quando il duca Filippo il Temerario emanò l’editto che ne obbligava l’estirpazione allo scopo di proteggere e favorire il prestigioso Pinot Nero di Borgogna, infatti riteneva il Gamay un vitigno “sleale” per la sua produzione abbondante, ma di qualità scarsa.
Gamay è il nome con il quale si tendono a chiamare, raggruppandoli, tutti i cloni di questo vitigno, essendo accomunati da molte caratteristiche. La sua maturazione cade tra la prima e la seconda decade di settembre, il grappolo è medio-piccolo, di forma cilindrica, spesso alato e compatto. Gli acini hanno dimensioni medio-piccole e forma ellissoidale, sono caratterizzati da una buccia di colore nero scuro, fine, resistente, mediamente pruinosa. La polpa è succosa e il succo di colore chiaro. È un vitigno vigoroso e fertile, dalle rese molto elevate.
Il Beaujolais è la regione vitivinicola numero uno di Francia per la coltivazione del Gamay. Si identifica nel territorio che si sviluppa con estensione da nord a sud, con limite settentrionale la città di Mâcon e meridionale Lione. L’ampiezza del vigneto varia dai 10 ai 20 km ed è incastonato tra la riva destra del fiume Saône e il Massiccio Centrale, che protegge dalle perturbazioni atlantiche. L’area vitivinicola è assoggettata al clima oceanico, con temporali frequenti in estate e nebbie invernali, che rendono le annate incostanti e le maturazioni difficili, essendo la media di altitudine dei vigneti di 250-350 m s.l.m.
La continuità del Beaujolais con la Borgogna non ne sancisce alcun legame geologico o ampelografico e all’interno dell’area vitivinicola stessa si evidenzia una dicotomia storica.
A nord troviamo l’Haut-Beaujolais, più legato tradizionalmente al commercio con Parigi per cui i vini tendono ad essere stilisticamente più simili alla vicina Borgogna. I 10 cru del Beaujolais coltivati a Gamay si trovano tutti qui, al confine con la Borgogna, il terreno granitico e scistoso ha la qualità per dare vini ancora più profondi e corposi. Il colore si conferma vivace, i profumi floreali e fruttati ricordano la ciliegia e le fragoline di bosco, il glicine e la viola, l’iris e la rosa. Al gusto si caratterizzano per la costante succosità e freschezza, una media tannicità, sono solitamente apprezzabili entro i tre anni, ma troviamo versioni eccezionali, capaci di invecchiare fino a 15/20 anni che raggiungono quel gusto che i francesi definiscono pinoter, che ricorda il Pinot Noir, si dice che un buon Gamay pinotte.
Eroi di questa rivoluzione sono viticoltori che hanno perseverato nella strada qualitativa, biologica o biodinamica, scegliendo tecniche di vinificazione non invasive, la raccolta manuale, l’eliminazione dei solfiti, nel rispetto dell’uva e del vino, sostenendo la filosofia dei vini naturali.
A sud si incontra il Bas-Beaujolais, storicamente legato al commercio con Lione. I terreni sono prevalentemente argilloso-calcarei, più profondi i suoli. Il vino qui prodotto da uve Gamay è il risultato della vinificazione a macerazione carbonica, introdotta nel 1800 e affinata nel corso del secolo successivo. La tipologia dei vini è quasi totalmente nouveau e primeur, vengono rilasciati sul mercato in occasione della festa del déblocage il terzo giovedì di novembre. Di colore rosso rubino con riflessi violacei, il suo profumo è intenso, fruttato e vinoso. Al gusto il vino è asciutto, poco strutturato, poco tannico, sostenuto da una grande spalla acida, mediamente alcolico e di facile beva. È consigliabile consumarlo entro l’estate successiva alla vendemmia, per godere appieno della sua semplicità e piacevolezza.
L’iniziale successo dell’operazione di marketing del beaujolais nouveau, come vino locale facile e a basso prezzo dedicato ai lavoratori di Lione, portò successo e fama al Gamay, tanto che negli anni ‘80 si raggiunse l’apice di produzione di 500 mila ettolitri l’anno.
Il boom del Gamay durò solo un decennio, poi ..la crisi. Standardizzazione del gusto, forzate pratiche enologiche per sopperire alle annate incostanti e produttori noncuranti, portarono alla compromissione della credibilità del vitigno, del vino e della regione intera. Seguirono periodi bui, contraddistinti dall’espianto dei vigneti di Gamay, fallimenti delle cantine per invenduti con conseguente chiusura delle attività e svendita dei terreni.

Il Beaujolais ha ridotto la superficie vitata da 25000 a 13000 ettari, le aziende attive sono passate da 3500 a 2700, chi è sopravvissuto oggi sta lottando per mantenere credibilità e riportare ai fasti del passato il nome del Gamay, del Beaujolais e dei suoi 10 cru.
Conclusioni
In Francia sono ufficialmente registrati circa 300 vitigni utilizzabili in viticoltura, 210 dei quali autoctoni, ma la coltivazione si concentra per l’80% su una dozzina di vitigni principali, internazionali e/o di origine francese, riassumibili nella classifica dei vitigni più coltivati di Francia che vi abbiamo presentato. Come balza immediatamente all’occhio nella classifica dominano i vitigni a bacca rossa ed il grande escluso nell’elenco dei primi 10 è il mitico Pinot Nero. Importante da segnalare, la classifica prosegue con numerosi vitigni a bacca bianca ed autoctoni, anche se la diffusione di queste cultivar è effettivamente ridotta.
Infatti, la Francia ha subito una forte perdita di biodiversità a causa delle scelte agronomiche mirate a rispondere alle richieste commerciali, si è resa conto dell’errore e sta cercando di correre ai ripari invertendo la tendenza. Il governo ha scelto di espiantare i vigneti in eccesso, consentendo contemporaneamente il recupero dei vitigni autoctoni, l’introduzione delle varietà resistenti (corrispondenti agli italiani Piwi), allo scopo di rispondere ai nuovi gusti del pubblico, incostante e mutevole, e di adattarsi al cambiamento climatico in atto.
Tra i vitigni autoctoni che i vignaioli stanno cercando di recuperare per salvare il patrimonio genetico ampelografico francese e le varietà storiche, citiamo l’Abouriou e il Fer Servadou, vinificati in purezza per dare vita a vini unici, fortemente legati al territorio, anche in risposta alla nuova richiesta di Vins de cèpages.
Nomi originali come Exelys, Artaban e Vidoc iniziano a farsi strada in Francia. Sono varietà resistenti alle malattie fungine come l’oidio e la peronospora, frutto di programmi di ricerca francesi, nate in risposta al cambiamento climatico che necessita di una agricoltura più sostenibile per essere combattuto. L’attenzione dei consumatori di vino verso la sostenibilità sta crescendo, portando a una domanda maggiore di vini prodotti in modo etico e rispettoso dell’ambiente. Questo interesse si manifesta attraverso la ricerca di etichette che certifichino pratiche sostenibili, metodi biodinamici e biologici, l’attenzione a packaging ecologico (come bottiglie più leggere, tappo a vite e materiali riciclati). I consumatori del 2025, soprattutto le generazioni più giovani, premiano le cantine che dimostrano un reale impegno verso l’ambiente.
Molto importante da raccontare è la sperimentazione francese sui vitigni “esogeni”. Cultivar come il Touriga nacional e l’Alvarinho dalla penisola iberica, il greco Assyrtiko e il georgiano Saperavi, tipicamente meridionali e tardivi, vengono piantati nei terroir più a nord per studiare il loro adattamento, sempre in risposta al cambiamento climatico e indirettamente recuperando biodiversità.

