La Voce di Biondi-Santi: un QR code che racconta il vino
Chi acquista una bottiglia di Brunello di Montalcino o di Brunello di Montalcino Riserva firmata Biondi-Santi trova, sull’etichetta, un QR code. Inquadrandolo con lo smartphone si apre un contenuto insolito. Non è la scheda tecnica del vino. Si ascolta un podcast e, volendo, anche un racconto letterario nato apposta per quella bottiglia. È La Voce di Biondi-Santi, il progetto di comunicazione della storica tenuta ilcinese nato nel 2022 e giunto, quest’anno, alla sua quinta edizione.
Generazioni, la parola del 2026
La parola scelta per il 2026 è Generazioni. Per un’azienda come questa non è un dettaglio di marketing. Biondi-Santi ne ha attraversate sette. Si parte da Clemente Santi che a metà Ottocento vinse una medaglia enologica per un vino, prodotto interamente con Sangiovese nella sua tenuta di Montalcino. Si arriva al nipote Ferruccio Biondi Santi, che nel 1888 imbottigliò per primo un vino chiamato ufficialmente Brunello di Montalcino. Da Ferruccio la storia passa al figlio Tancredi, che nel 1927 introdusse il rito della ricolmatura delle vecchie riserve. Arriva poi Franco Biondi Santi, ricordato nel mondo del vino come il gentiluomo del Brunello. Dal 1970 portò l’azienda a una fama internazionale inaspettata ed isolando, negli anni Settanta, con l’Università di Firenze, il clone di Sangiovese oggi registrato come BBS11.
Un nuovo capitolo dal 2017
Nel 2017 una generazione diversa, questa volta esterna alla famiglia, ha preso in mano la Tenuta Greppo. Il gruppo EPI, guidato da Christopher Descours, ha rilevato Biondi-Santi. La tenuta è la sede storica dell’azienda, a due chilometri da Montalcino e a 560 metri di altitudine, estesa su 47 ettari. Da allora sono stati avviati un progetto di viticoltura rigenerativa e uno di parcellizzazione dei suoli. Quest’ultimo ha già interessato 32 ettari vitati, suddivisi in 15 particelle vinificate separatamente dal 2019. Oggi l’azienda è guidata dall’amministratore delegato Giampiero Bertolini e dal direttore tecnico Federico Radi.
In vigna e in cantina
La fermentazione avviene in tini di cemento, acciaio e botti troncoconiche di rovere, in parti uguali. Le uve delle diverse particelle vengono vinificate separatamente. L’affinamento prosegue in botti di rovere di Slavonia: un anno per il Rosso, dai due ai tre anni per Brunello e Riserva. Dal 2021 Biondi-Santi propone il Brunello anche in magnum, e la Riserva in magnum, jeroboam e mathusalem.

Come funziona il progetto La Voce di Biondi-Santi
Il progetto La Voce di Biondi-Santi nasce nel 2022. Ogni anno si sviluppa attorno a una parola-chiave, in coincidenza con l’uscita delle nuove annate. Dopo Equilibrio, Meraviglia, Rispetto ed Eleganza, il tema del 2026 è Generazioni. Le prime tre edizioni hanno coinvolto autori già affermati: Elena Dallorso, Gianni Farinetti e Joanne Harris, autrice di Chocolat. Le loro opere sono state lette da Neri Marcoré per la versione italiana e da Thomas Arana per quella inglese. Nel 2024 il progetto ha cambiato rotta, puntando su giovani talenti della scrittura italiana. La parola Eleganza ha ispirato Consuelo Angioni, allieva della scuola di Raul Montanari.
Nel 2026 il podcast si articola in tre sezioni. Conversazioni raccoglie il dialogo tra Bertolini e Radi sul significato della parola dell’anno. Annate approfondisce, vino per vino, le tre vendemmie diverse che compongono la gamma. Connessioni raccoglie infine le testimonianze di alcuni Key Opinion Leader del settore. Tra loro Andrea Loi, Emer Landgraf, Braham Callahan, Jessica Rocchi, Nina Mann e Tom Ieven. Tutti i contenuti sono disponibili su biondisanti.it e nella WebApp dedicata, richiamabile dal QR code sul collo delle bottiglie di Brunello e Brunello Riserva.
La quinta edizione: la Scuola Holden a Il Greppo
Per la quinta edizione Biondi-Santi ha scelto come partner la Scuola Holden di Torino. Cinque giovani autori under 30, non uno solo come nelle edizioni precedenti, hanno vissuto la Tenuta Greppo. Hanno camminato tra i filari e degustato i vini insieme al team aziendale. L’azienda ha anche istituito una piccola borsa di studio per i cinque autori, pensata come investimento sulle nuove generazioni. Da quella full immersion sono nati cinque racconti, raccolti nel volume I giovani Holden. Ne fanno parte Dietro la casa vegia di Lorenzo Bruschini, Il tempo che resta di Giovanni Iannucci e Le scosciamonache di Giorgia Flaminia Aithia Piccioni. Completano la raccolta Nel cuore della vigna di Arianna Montesi e Solchi di Gabriele Maggi.
I vini della gamma 2026
La parola Generazioni accompagna quattro vini. Il Rosso di Montalcino 2023 nasce da un’annata calda e umida. Ha un naso fresco di ciliegia croccante e fragola, con note floreali e un soffio agrumato. In bocca è scorrevole, fresco, con tannini fini. Il Brunello di Montalcino 2020, in commercio dal 1° marzo 2026, arriva invece da un’annata più regolare. Al naso alterna ciliegia fresca, ribes e melograno a note di rosa, violetta e una sfumatura di spezie orientali. La bocca è armonica, con tannini ben cesellati. Il Brunello di Montalcino Riserva 2019 è alla sua 44esima edizione dal 1888. Nasce da un’annata che il direttore tecnico Federico Radi considera tra le più riuscite della sua carriera in azienda. Al naso unisce ciliegia e melograno a fiori secchi, erbe aromatiche e accenni balsamici e speziati. Il finale è lungo, pulito, di lunga persistenza. Chiude la gamma la Riserva storica 1983, rilasciata quest’anno in quantità limitata dal caveau della tenuta. Le bottiglie restano prive di etichetta fino al momento della vendita, quando ne viene certificata la data di rilascio. È un vino dal naso profondo, tra ciliegia sotto spirito, scorza d’arancia, tè nero e tabacco, con tannini setosi e un finale lungo e sapido.

Abbinamenti consigliati
Restando nel campo di ipotesi coerenti con il profilo dei vini, il Rosso di Montalcino si presta a una pasta al ragù di cinghiale. La sua freschezza bilancia la sapidità della carne. Il Brunello 2020, con le sue note floreali e il tannino levigato, trova sponda naturale in un arista di maiale al forno con rosmarino. La Riserva 2019, più strutturata, chiede un piatto altrettanto deciso, come una bistecca alla fiorentina cotta al sangue. La Riserva 1983 merita infine un formaggio stagionato come il pecorino di fossa, capace di reggere il confronto con quarant’anni di storia nel bicchiere.
Un linguaggio nuovo per raccontare il Brunello
Il valore de La Voce di Biondi-Santi non sta tanto nel QR code, ormai comune a molte etichette. Sta nella scelta di affidare il racconto del vino a chi il vino non lo produce. Affiancare la voce tecnica di Bertolini e Radi a quella libera di cinque ventenni della Holden allarga il pubblico dell’azienda. Va detto: Biondi-Santi non ha certo bisogno di pubblicità aggiuntiva per farsi riconoscere. Resta però un segnale di come la comunicazione del vino italiano, spesso rigida, stia cercando linguaggi nuovi. Per chi conosce Montalcino solo attraverso le guide, l’edizione 2026 è un’occasione preziosa. Si può ascoltare, letteralmente, un pezzo di storia raccontato da chi la sta scrivendo oggi.
