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Vini d’Abbazia 2026, la quinta edizione guarda al futuro partendo dalla memoria dei monasteri

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Una tre giorni nel complesso cistercense tra degustazioni, masterclass e incontri dedicati al legame tra vino, cultura e territorio.

Per secoli, molto prima che il vino diventasse un settore produttivo organizzato, furono anche le abbazie a custodire vigneti, conoscenze agricole e pratiche tramandate di generazione in generazione. Luoghi di spiritualità, ma anche centri di studio, lavoro e osservazione della natura, dove il rapporto con la terra rappresentava una parte fondamentale della vita quotidiana.

È da questa eredità che prende forma Vini d’Abbazia, la manifestazione promossa da Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina e Azienda Speciale Informare, tornata dal 12 al 14 giugno 2026 all’interno dell’Abbazia di Fossanova per la sua quinta edizione.

Tra le mura di uno dei più importanti esempi di architettura gotico-cistercense in Italia, edificato tra il XII e il XIII secolo, il vino è tornato così nel luogo dove per secoli è stato anche conoscenza, sperimentazione e relazione con il paesaggio. Un’edizione partita con numeri importanti e un percorso di degustazione che ha coinvolto più di 30 cantine provenienti da abbazie italiane e internazionali, accanto a produttori legati a territori dalla forte identità vitivinicola.

Vini d'Abbazia 2026 a Fossanova

Ad aprire il programma è stato il seminario “Il valore dell’autoctono: tra qualità e territorio”, dedicato al ruolo dei vitigni locali non soltanto come espressione agricola, ma anche come strumento di racconto e promozione enoturistica. Un confronto che ha riunito alcune delle voci più autorevoli del settore: da Enrico Chiavacci, responsabile marketing di Marchesi Antinori, che ha condiviso le strategie di comunicazione di un brand diventato ambasciatore del vino italiano nel mondo, a Violante Cinelli Colombini, Presidente Nazionale del Movimento Turismo del Vino, intervenuta sul valore dell’esperienza nella costruzione dell’offerta enoturistica.

«Vini d’Abbazia ci ricorda che prima ancora dei disciplinari, dei mercati e delle denominazioni, c’erano luoghi come l’Abbazia di Fossanova che custodivano il sapere agricolo, osservavano la natura e tramandavano conoscenze da una generazione all’altra; perché il futuro ha bisogno di innovazione, ma anche di memoria», ha sottolineato Massimiliano Raffa, Presidente dell’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio (Arsial). «La sfida più importante che il Lazio ha davanti è proprio questa: continuare a innovare senza perdere il legame con ciò che ci rende unici».

Il vino come paesaggio culturale: quando scienza e arte raccontano il gusto

La giornata inaugurale è proseguita con il taglio del nastro istituzionale e la benedizione della manifestazione affidata a Padre Andrea David, che ha letto il messaggio del Vescovo Monsignor Mariano Crociata.

Benedizione della quinta edizione di Vini d'Abbazia a Fossanova

«Ogni monastero o abbazia è stato nei secoli un centro di vita, nel quale tutte le dimensioni dell’esistenza umana comune trovavano spazio o risonanza, non solo quelle spirituali, liturgiche, religiose e intellettuali, ma anche quelle artistiche, artigianali e materiali. Il vino entra in questo quadro con il suo ruolo specifico, sul piano non solo alimentare ma anche sociale e religioso», ha dichiarato Monsignor Crociata.

A rafforzare il legame tra vino, conoscenza e linguaggi contemporanei anche la mostra “ViCro – Il vino al microscopio. Forme e colori del gusto”, un progetto espositivo dedicato all’universo invisibile del vino e al dialogo tra ricerca scientifica e arte contemporanea.

Attraverso immagini microscopiche rielaborate artisticamente dall’artista multimediale Silvia Iorio, con il coordinamento tecnico-progettuale dell’architetto Maurizio Condoluci di Westway Architects, elementi come tannini, polifenoli, zuccheri, lieviti, sostanze aromatiche e bucce d’acino diventano paesaggi visivi immersivi, trasformando ciò che normalmente appartiene alla dimensione scientifica in esperienza estetica.

Dai grandi rossi ai vini monastici: un viaggio attraverso territori e culture

Tra i momenti centrali dell’edizione 2026 anche il programma di masterclass, costruito come un percorso tra territori, tradizioni e comunità.

Roberto Cipresso ha guidato il pubblico attraverso “I Grandi Rossi”, un viaggio dedicato ad alcune delle più importanti espressioni del vino rosso italiano e internazionale: dai territori del Brunello di Montalcino alle Langhe, dall’Umbria al Lazio fino alla Borgogna, raccontando il vino come memoria, cultura e interpretazione del paesaggio.

Vini d'Abbazia 2026
Aldo Festevole

Tra gli appuntamenti più attesi anche la masterclass dedicata ai vini del Monastero di Cremisan, realtà fondata nel 1891 vicino a Betlemme, dove la viticoltura assume un valore che supera quello produttivo diventando strumento di dialogo e cooperazione tra culture e religioni diverse.

Nel corso delle tre giornate il programma ha coinvolto protagonisti del panorama enologico nazionale e internazionale come Riccardo Cotarella, Vincenzo Mercurio e Chiara Giovoni, con approfondimenti dedicati ai vini dei monasteri, ai vitigni rari, ai grandi bianchi e a nuovi approcci multisensoriali alla degustazione.

«Vini d’Abbazia si conferma una manifestazione di riferimento a livello nazionale, capace di valorizzare le eccellenze vitivinicole e il territorio attraverso un modello che unisce cultura, ricerca, innovazione e tradizione», ha affermato Giovanni Acampora, Presidente della Camera di Commercio Frosinone Latina. «L’evento è diventato negli anni un luogo di confronto e crescita per le imprese, oltre che un’occasione di visibilità internazionale grazie alla presenza di produttori, abbazie ed esperti provenienti da diversi Paesi».

Untold

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