Tenuta Rasocolmo con il suo Faro DOC ha conquistato gli unici Tre Cavatappi messinesi di Untold 2026, con le annate 2020 e 2021, rientrando tra i 44 vini siciliani premiati dalla nostra guida
Un protagonista inaspettato
Il Faro DOC Rasocolmo quindi è stato tra i protagonisti più inattesi della Guida Untold 2026 “Quello che non è ancora stato detto del vino” infatti quando sono stati pubblicati i 44 Tre Cavatappi della Sicilia, un nome ha spiccato nell’elenco dei premiati per la sua unicità: Tenuta Rasocolmo, con due annate consecutive – 2020 e 2021. Si tratta degli unici Tre Cavatappi assegnati all’intera denominazione messinese, in una selezione che copre tutta l’isola dall’Etna a Pantelleria.
E’ bene evidenziare che il silenzio attorno a questa denominazione non è mai stato indifferenza. Piuttosto è stata la naturale condizione di un vino che nasce ai margini del mondo enologico conosciuto al grande pubblico degli appassionati, sul promontorio più settentrionale della Sicilia, dove lo Stretto di Messina divide e unisce il mar Ionio dal Tirreno.

Ottenerlo due volte di fila, su due annate diverse, con una commissione che degusta alla cieca, è la prova che dietro questa etichetta c’è tanta passione e dedizione
Una Sicilia polifonica: il contesto Untold 2026
La guida Untold 2026 descrive la Sicilia enoica come un’isola polifonica contraddistinta da una maturità stilistica limpida e da una forte aderenza territoriale. I 44 Tre Cavatappi siciliani attraversano distretti distinti e complementari: l’Etna con i suoi bianchi affilati e con i suoi rossi di finezza tannica, l’ovest tra Erice e Alcamo, il sud-est con il Cerasuolo di Vittoria e il Frappato, Pantelleria con i suoi passiti d’autore.
In questo mosaico vasto e articolato, Messina riafferma con forza la personalità del Faro: una denominazione quasi cittadina, contenuta interamente nel comune di Messina, con meno di trenta ettari vitati in totale e un solo produttore premiato dalla nostra guida: Tenuta Rasocolmo.
Ricordiamo ai nostri lettori che la commissione di Untold seleziona in degustazione alla cieca, raggruppando i vini per vitigno e terroir: nessun nome in etichetta, nessuna suggestione reputazionale. Solo il vino nel calice.

Quindi, che il Faro DOC Rasocolmo abbia convinto la commissione non una ma due volte, sia con l’annata 2020 sia con la 2021 descritte rispettivamente per “..tessiture più fitte e speziate” e “…finezza, profondità e prospettiva d’invecchiamento“, racconta di un vino con un’identità stabile e capace di adattarsi all’andamento di ogni una singola stagione.
Francesco e la tenuta ritrovata
C’è un punto nel Mediterraneo dove due mari si sfidano senza mai decidersi. E’ lo Stretto di Messina: a sinistra lo Ionio, a destra il Tirreno, davanti le Isole Eolie che galleggiano come miraggio sulla linea dell’orizzonte. Proprio qui, sul promontorio di Capo Rasocolmo, nel 2004, Francesco Giostra Reitano si trova davanti a una tenuta di oltre dieci ettari che il tempo ha quasi dimenticato. E’ la proprietà di famiglia. I vigneti sono lì, silenti. Il vecchio casale resiste, ma a malapena. Qualcosa, però, gli parla in modo chiaro: questo posto ha un’anima… e quell’anima va risvegliata!

La decisione di riprendere l’attività agricola di famiglia non è scontata. Non lo è mai, quando si sceglie di rimettere le mani nella terra invece di lasciarla riposare. Ma Francesco ha una visione precisa: far rivivere il Faro DOC senza tradirne il carattere, valorizzando ciò che la natura di quel posto ha costruito in millenni. Il vigneto – tre ettari coltivati esclusivamente a DOC Faro – viene quindi rimesso in produzione. Il casale viene ristrutturato. Il promontorio di Capo Rasocolmo torna a splendere.
Oggi la Tenuta Rasocolmo è un luogo che sfida qualsiasi definizione semplice. E’ un’azienda vinicola, certo. Ma è anche un Art Resort: le pareti del casale ospitano una collezione di opere d’arte che riflette la passione personale del proprietario, convinto che il vino e l’arte abbiano in comune una qualità fondamentale: entrambi coinvolgono più sensi contemporaneamente, dalla vista all’olfatto al gusto. Luigi Veronelli diceva che “il vino è un valore reale che ci dà l’irreale“. Francesco Reitano, guardando le sue opere e il suo vigneto, sembra averlo capito in modo viscerale.
Il Faro DOC Rasocolmo: uvaggio, acciaio e due annate premiate
Il Faro DOC Rasocolmo è un uvaggio di cinque vitigni: Nerello Mascalese, Nocera, Nerello Cappuccio, Nero d’Avola, Sangiovese. Cinque anime diverse che trovano equilibrio nel calice.
Il Nocera, in particolare, merita attenzione poiché è il vitigno più intimamente legato al territorio messinese, coltivato praticamente solo qui, capace di conferire al vino struttura e una personalità che nessun altro vitigno potrebbe replicare. E’ stata proprio la complessità di questo uvaggio a colpire la commissione di Untold durante la degustazione alla cieca: un profilo aromatico inconfondibile, capace di imporsi senza bisogno di un nome sull’etichetta.
La scelta produttiva che distingue Rasocolmo da tutte le altre cantine della denominazione è netta, quasi provocatoria nella sua coerenza: niente legno. Il Faro DOC Rasocolmo è dunque l’unico affinata esclusivamente in acciaio, per almeno dodici mesi, seguita da un ulteriore riposo in bottiglia non inferiore a tre mesi.

Una filosofia che Francesco ha seguito sin dall’inizio, convinto che l’acciaio sia lo specchio più fedele del terroir. Il legno, infatti, per quanto nobile, imprime la propria firma sul vino. L’acciaio, invece, si fa da parte. Lascia parlare i cinque vigneti, la brezza tirrena, i suoli argillosi arricchiti dalle ceneri dell’Etna, l’esposizione unica del promontorio.
Il risultato è un vino rosso rubino intenso che tende al rosso mattone con l’invecchiamento. Al naso è etereo, persistente, con note di frutti a bacca rossa che emergono con eleganza senza clamore. In bocca è secco, armonico, di medio corpo: non un vino che vuole sorprendere con la potenza, ma un vino che seduce con la precisione. Ed è esattamente questo equilibrio tra tipicità, gastronomicità e capacità evolutiva che ha convinto la commissione valutatrice a concedere il nostro più prestigioso premio dei Tre Cavatappi per due annate di fila.
Il Faro DOC Rasocolmo a tavola: gli abbinamenti
Il Faro DOC Rasocolmo è un vino che ama la compagnia della cucina di carattere. La sua struttura tannica e l’acidità ben calibrata lo rendono ideale con le carni rosse quali arrosti, brasati, selvaggina da pelo. Regge inoltre con eleganza i formaggi stagionati a pasta dura: Pecorino Siciliano, Ragusano, Parmigiano Reggiano di lunga stagionatura.
Tuttavia, il vino sa sorprendere anche a tavola con il pesce: non il crudo delicato, ma il pesce spada alla ghiotta, il tonno in agrodolce, le preparazioni più intense della tradizione messinese.

In abbinamento verticale, l’annata 2020 — più fitta e speziata — predilige i piatti di lunga cottura. Il 2021, invece, con la sua finezza e verticalità, si esprime meglio con carni più eleganti o formaggi di media stagionatura.
Il terroir di Capo Rasocolmo: un microclima irriproducibile
Per capire il Faro DOC Rasocolmo bisogna immaginare Capo Rasocolmo. Il vigneto è sul promontorio, affacciato sul Mar Tirreno, con le Eolie di fronte — Vulcano, Lipari, Stromboli visibili nelle giornate limpide. Le brezze marine soffiano costanti, proteggendo i grappoli dall’umidità eccessiva e rinfrescando i filari nelle ore più calde. I suoli sono argilloso-calcarei, arricchiti dai depositi minerali delle eruzioni etnee.
Il microclima dello Stretto, quindi, crea una combinazione pedoclimatica che non si trova in nessun altro posto al mondo.

L’intera DOC Faro copre una lingua di terra che va da Giampilieri Marina a Capo Peloro per trentadue chilometri sulla fascia jonica, e da Capo Peloro a Ortoliuzzo per ventiquattro chilometri su quella tirrenica: novecento ettari totali, di cui meno di trenta effettivamente vitati.
Quando nel 1976 la denominazione fu riconosciuta con decreto presidenziale, era come firmare un atto di sopravvivenza per un vino che nel XIX secolo i mercanti francesi venivano fin qui a comprare per dare struttura ai loro Borgogna devastati dalla filossera.
Oggi la superficie è quella che è: piccola, preziosa, irriproducibile.
Oltre il vino rosso: un universo in espansione
La tenuta non si ferma al Faro rosso. Francesco ha ampliato la gamma in modo coerente con la filosofia del luogo. C’è un bianco Inzolia in purezza, L’Hismael, prodotto con uve provenienti da Castiglione di Sicilia, alle pendici dell’Etna. Ci sono inoltre due bollicine con metodo charmat: una di Inzolia, N36, e una di Zibibbo. E poi c’è l’idromele Acqua di Aron, il vino dei mieli, il bevante degli antichi, che richiama le radici più lontane della cultura enologica mediterranea.
Ogni prodotto ha una sua storia, un suo territorio di provenienza, una sua ragione d’essere. Non e’ una gamma costruita per riempire scaffali, ma un racconto liquido dell’isola e dei suoi terroir.
Vivere la tenuta: dalla vendemmia all’arte
Tenuta Rasocolmo è anche un luogo dove stare. Due suite (una Superior e una Junior Suite) accolgono gli ospiti all’interno del casale ristrutturato, con vista sul mare e sull’uliveto secolare. E’ possibile trascorrere la notte con il suono del Tirreno come unica colonna sonora, svegliarsi con la luce che filtra tra i rami dell’ulivo, fare colazione con i prodotti della tenuta.
Le esperienze proposte sono pensate per chi vuole capire e non solo assaggiare. La visita guidata ai vigneti e all’uliveto è un percorso sensoriale nel terroir. La degustazione non è una sfilata di calici, ma un dialogo attraverso il quale si scopre “Le Nez du Vin“, si impara a riconoscere i profumi del Nerello Mascalese e si capisce perché il Nocera messinese è diverso da qualsiasi altro vitigno.

Durante la vendemmia, a settembre, la tenuta apre le porte agli appassionati per un’esperienza di raccolta con annesse lezioni di potatura sul cordone speronato.
In abbinamento ai vini, i prodotti locali: pane condito con l’olio della tenuta, formaggi siciliani, salumi di suino nero dei Nebrodi, confetture artigianali, ricottine alla menta, cannoli preparati al momento perché presso la tenuta il cibo non è un contorno bensì il completamento del racconto.
Un faro, appunto: il Faro DOC Rasocolmo
I Tre Cavatappi di Untold 2026 non sono solo un riconoscimento. Sono una promessa al lettore: questo vino vale il viaggio. E nel caso del Faro DOC Rasocolmo, il viaggio è doppio. Fisico fino al promontorio di Capo Rasocolmo, dove il Tirreno incontra lo Ionio e le Isole Eolie si stagliano sull’orizzonte. E sensoriale dentro un calice che racconta in modo silenzioso e preciso un luogo che il mondo dell’enologia ha ignorato per troppo tempo.
Che questo riconoscimento arrivi con due annate consecutive dice qualcosa di definitivo: non è un vino che ha avuto una buona giornata. E’ un vino che ha carattere ed identità.
Francesco Giostra Reitano ha fatto una scelta precisa nel 2004: non ha lasciato che quella terra e quella storia si perdessero. Ha scelto l’acciaio invece del legno perché crede nel terroir più che nella tecnica. Ha scelto di produrre poco (tre ettari) perché certe cose non si possono moltiplicare senza tradirle. E ha aspettato. Oggi, col calice di Faro DOC Rasocolmo in mano e i Tre Cavatappi di Untold 2026 a suggellare le annate 2020 e 2021, quell’attesa si è rivelata la scelta più giusta che potesse fare. Un’attesa che si è trasformata in qualcosa di meglio di una risposta: una certezza. Perché Francesco adesso sa che quella non era pazienza. Era visione.

Sul promontorio, il faro continua a girare nella notte. Guida le navi attraverso lo Stretto, come faceva tremila anni fa quando i primi viticoltori piantavano le viti su queste colline. E nella tenuta sotto di lui, il vino aspetta in acciaio di diventare quello che il suo terroir gli ha promesso di essere.
Untold 2026 lo ha scoperto ma ora tocca al resto del mondo.
