Dal 9 all’11 maggio 2026, la Rocca Rangoni di Spilamberto ha fatto da cornice a una nuova edizione di Vignaioli Contrari, appuntamento dedicato a una viticoltura artigianale, radicata nel territorio e lontana dalle standardizzazioni del gusto.
Per Decanto Wine, la partecipazione all’evento ha rappresentato un’occasione di confronto diretto con vignaioli, cantine e progetti agricoli provenienti dall’Emilia e da diverse aree vitivinicole italiane ed europee. Un percorso di degustazione ampio, eterogeneo e tecnicamente stimolante, capace di restituire una fotografia concreta di quella parte del vino contemporaneo che lavora sulla riconoscibilità del luogo, sulla manualità produttiva e sulla coerenza tra vigna e cantina.
Vignaioli Contrari: un osservatorio sul vino artigianale
Vignaioli Contrari si conferma un osservatorio privilegiato su una viticoltura di prossimità, artigiana e fortemente identitaria. Il valore della manifestazione risiede nella possibilità di incontrare direttamente i produttori, ascoltare il racconto delle vigne, comprendere le scelte agronomiche ed enologiche e assaggiare vini spesso lontani dai circuiti più convenzionali.
Non si tratta soltanto di una degustazione, ma di un dialogo tecnico e culturale attorno al vino. Ogni banco d’assaggio diventa un punto di accesso a un territorio, a una sensibilità produttiva, a una lettura personale del vitigno e dell’annata.
Il filo conduttore è la distanza critica rispetto ai modelli enologici più standardizzati. I vini presenti non cercano necessariamente uniformità stilistica, ma espressione, profondità e aderenza al contesto di origine.

Dall’Emilia al resto d’Italia: un viaggio tra territori e vitigni
La presenza di numerose cantine emiliane ha dato centralità al territorio ospitante, con particolare attenzione a un patrimonio ampelografico che trova nel Lambrusco una delle sue espressioni più riconoscibili. In questo contesto, l’interesse non riguarda soltanto la tipologia in sé, ma le diverse interpretazioni produttive: dalla rifermentazione alle letture più tese e verticali, fino ai Lambruschi spumantizzati con metodo classico.
Accanto alle realtà emiliane, l’evento ha ospitato produttori provenienti da diverse zone d’Italia, tra cui Trentino, Valtellina e Marche, oltre a presenze internazionali come quelle dall’Austria. Una geografia del vino ampia, che ha permesso di confrontare altitudini, suoli, climi, vitigni e approcci di cantina molto differenti tra loro.
Dai profili più montani, sottili e verticali, alle interpretazioni di matrice appenninica o collinare, Vignaioli Contrari ha offerto un quadro articolato di vini in cui matrice pedologica, clima, conduzione agronomica e scelte di vinificazione restano leggibili nel profilo sensoriale.
Piccole cantine, grandi identità produttive
Uno degli elementi più interessanti della manifestazione è la presenza di aziende di piccole dimensioni, spesso caratterizzate da produzioni limitate, conduzioni familiari e una forte attenzione alla gestione del vigneto.
Sono realtà che lavorano con rese contenute, raccolte manuali, vinificazioni poco invasive e tempi di affinamento pensati non in funzione della velocità commerciale, ma dell’equilibrio finale del vino. In molti casi, l’approccio produttivo nasce da una relazione stretta con il suolo, con il microclima e con la specificità del vitigno.
Questi eventi sono sempre una scoperta perché permettono di intercettare cantine caratteristiche, talvolta poco note al grande pubblico, ma capaci di custodire intuizioni tecniche e sensibilità produttive di grande interesse. Piccole realtà, dunque, ma non minori: aziende in cui il vino diventa spesso il risultato di una ricerca coerente, precisa e profondamente personale.
Anfore, macerazioni e Lambruschi metodo classico
Tra gli assaggi più stimolanti emersi durante l’evento, particolare interesse hanno suscitato i vini con affinamento in anfora. In questi casi, il contenitore non è un semplice elemento narrativo, ma uno strumento tecnico in grado di incidere sulla struttura del vino, favorendo micro-ossigenazione, stabilità materica e sviluppo di una tessitura gustativa più profonda.
Allo stesso modo, i Lambruschi spumantizzati in metodo classico hanno evidenziato un potenziale espressivo particolarmente interessante. La presa di spuma, l’affinamento sui lieviti e la gestione della sboccatura permettono di rileggere il vitigno attraverso una chiave più complessa, capace di valorizzare acidità, verticalità e profondità gustativa.
In questo contesto, il vino non è più soltanto espressione di una categoria produttiva, ma diventa il risultato di una precisa scelta tecnica, in cui metodo, tempo e materia prima dialogano in modo continuo.
Decanto Wine, Untold e l’incontro con le realtà già premiate


La presenza di Decanto Wine a Vignaioli Contrari è stata anche un momento di incontro con alcune realtà che avevano già partecipato alle precedenti edizioni di Untold, progetto editoriale dedicato alla valorizzazione di cantine, territori e vini capaci di distinguersi per personalità e coerenza produttiva.
Tra queste, Torre degli Alberi e Casa Lucciola rappresentano due esempi significativi. Entrambe hanno ottenuto i Tre Cavatappi nella prima edizione della guida Untold 2024, riconoscimento assegnato a realtà capaci di esprimere identità, qualità e autenticità interpretativa.
Il valore di questi incontri non è soltanto degustativo, ma anche culturale. Permette di seguire nel tempo produttori che lavorano con visione, continuità e attenzione alla propria matrice territoriale.
Un evento per leggere il vino attraverso il terroir
Vignaioli Contrari offre la possibilità di degustare, in un unico evento, una pluralità di vitigni e territori che si distinguono per caratteristiche climatiche, impostazione agronomica e interpretazione enologica.
Ogni vino diventa così una chiave di lettura del terroir: esposizione, altitudine, composizione dei suoli, andamento climatico dell’annata, gestione della chioma, epoca di raccolta, macerazioni, contenitori di affinamento e uso della solforosa concorrono alla definizione del profilo finale.
Per operatori, sommelier, comunicatori e appassionati evoluti, eventi come questo rappresentano un’occasione concreta per ampliare il proprio vocabolario degustativo. Non si assaggiano soltanto vini diversi, ma modi differenti di intendere la viticoltura.
È proprio in questa diversità che risiede il valore della manifestazione: nella possibilità di confrontare approcci produttivi anche distanti tra loro, ma accomunati da una ricerca sincera di espressione territoriale.
E’ stata un’occasione di assaggio, confronto e ascolto. Ma soprattutto un promemoria importante: il vino resta un linguaggio vivo quando conserva la capacità di raccontare differenze, custodire segreti e mettere in relazione chi produce con chi degusta.
